Diritto

Obbligazioni tributarie e solidarietà passiva: responsabilità solidale tra sostituto d’imposta e sostituito

Obbligazioni tributarie e solidarietà passiva: responsabilità solidale tra sostituto d'imposta e sostituito
Il sostituito deve ritenersi obbligato solidale al pagamento dell’imposta nei confronti dell’Erario non solo in fase di riscossione ma anche ab origine

In tema di solidarietà passiva nelle obbligazioni tributarie, il fatto che la normativa definisca il sostituto d’imposta come colui che “in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri (…) ed anche a titolo di acconto” non toglie che, in ogni caso, anche il sostituito debba ritenersi già originariamente (e non solo in fase di riscossione) obbligato solidale al pagamento dell’imposta: soggetto perciò egli stesso all’accertamento ed a tutti i conseguenti oneri. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 9933 del 14 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un contribuente avverso una cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate per ritenute non operate sull’indennità di fine rapporto.

In sede di gravame, la CTR ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP che aveva accolto il ricorso del contribuente ritenendo non ricorrenti i presupposti di cui all’art. 35 del D.P.R. n. 602/73, in base al quale quando il sostituto viene iscritto a ruolo per imposte, sopratasse e interessi relativi a redditi sui quali non ha effettuato ne le ritenute a titolo di imposta ne i relativi versamenti, il sostituito è coobbligato in solido.

Nel ricorso per cassazione, l’Agenzia delle Entrate censura il decisum della Corte territoriale per avere ritenuto che la responsabilità del sostituito per somme iscritte a ruolo, non versate dal datore di lavoro, sussista solo laddove concorra il duplice presupposto della mancata effettuazione della ritenuta e del mancato versamento della stessa.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Sul punto, osservano gli Ermellini come in base ad un precedente orientamento giurisprudenziale (Cass. Sez. 5, sentenza n. 23121 del 2013) “a prescindere se la ritenuta sia prevista a titolo di imposta o a titolo di acconto, il fatto che il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 64, comma 1, definisca il sostituto d’imposta come colui che “in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri (…) ed anche a titolo di acconto” non toglie che, in ogni caso, anche il sostituito debba ritenersi già originariamente (e non solo in fase di riscossione, come espressamente ribadito dal citato art. 35) obbligato solidale al pagamento dell’imposta: soggetto perciò egli stesso all’accertamento ed a tutti i conseguenti oneri. Fermo restando, ovviamente, il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo avere eseguito la ritenuta, non l’abbia versata all’erario, esponendolo così all’azione del fisco (Cass. 14033/2006; 24962/2010; 19580/2014).

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9933/2015

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