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Nuovo regime forfettario: si abbassa il limite dei ricavi

Nuovo regime forfettario: si abbassa il limite dei ricavi
Il regime forfettario al 15% per le partite Iva va cambiato. Ad aprire un nuovo fronte sul disegno di legge di stabilità è il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti

Possono accedere al regime forfettario, ai sensi del comma 1 del disegno di legge della Finanziaria 2015, le persone fisiche esercenti attività d’impresa o lavoro autonomo che nell’anno precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a quelli individuati nell’apposita tabella, in relazione all’attività esercitata in base al codice attività ATECO 2007. Per le attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi il limite dei ricavi è pari a 15.000 euro.

La prima novità nel nuovo regime semplificato è data dal limite dei ricavi. Secondo la disposizione normativa, “i compensi ragguagliati ad anno non devono essere superiori ai limiti indicati nell’allegato alla presente legge, diversi a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività esercitata”.
In sostanza si tratta di una modifica volta a rendere più flessibile il regime con una previsione di soglie di ricavi differenziate rispetto al tipo di attività svolta. Più precisamente secondo le regole vigenti, il limite che porta alla fuoriuscita immediata è fissata a 30.000 euro di ricavi o compensi per tutti, mentre con la modifica in arrivo il limite oscillerà dai 15.000 a 40.000 euro, tenendo conto però delle differenze tra le attività svolte dai contribuenti.

Nel caso di esercizio di più attività, ognuna delle quali potrebbe essere soggetta a limiti di ricavi differenti, “si assume il limite più elevato dei ricavi e compensi relativi alle diverse attività esercitate” (non quello relativo all’attività prevalente). Non rilevano nemmeno i ricavi e i compensi rilevanti ai fini degli studi di settore.

Per le attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi contraddistinte dal codice attività ATECO 2007 (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 –74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) il limite dei ricavi sarà di 15.000 euro.

Per quanto riguarda le industrie alimentari e delle bevande contraddistinte dal codice Ateco (10 – 11) il limite dei ricavi è 35.000; per il commercio all’ingrosso e al dettaglio con codice Ateco 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 il limite è 40.000; per il commercio ambulante e di prodotti alimentari e bevande con codice Ateco 47.81 il limite è di 30.000, per il commercio ambulante di altri prodotti con codice Ateco 47.82 – 47.89 il limite è di 20.000; per le costruzioni e attività immobiliari con codice Ateco (41 – 42 – 43) – (68) il limite è di 15.000; per gli intermediari del commercio con codice Ateco 46.1 il limite è di 15.000; per le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con codice Ateco (55 – 56) il limite è di 40.000. Per le altre attività economiche il limite è 20.000.

In riferimento alla verifica del superamento del limite dei ricavi, la relazione illustrativa al provvedimento precisa che si deve tener conto di quanto previsto nell’articolo 57 del TUIR, ove si dispone che si ricomprende tra i ricavi il valore normale dei beni destinati al consumo personale o familiare dell’imprenditore.

La stessa relazione illustrativa precisa che, con riferimento alle attività d’impresa, i ricavi dell’anno precedente devono essere quantificati secondo criteri di competenza fiscale. Tuttavia, va osservato che il criterio della competenza opera unicamente ai fini dell’accesso al nuovo regime; per gli anni successivi, anche gli imprenditori, ai fini della verifica del citato limite per la permanenza nel regime medesimo, dovranno invece utilizzare il criterio di cassa in quanto, a regime, ciò che rileva sono i ricavi percepiti.

Ma ad aprire un nuovo fronte sul disegno di legge di stabilità è il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che ha elencato i difetti del pacchetto messo a punto dal Governo per regolare dal 1° gennaio 2015 la tassazione agevolata di autonomi, professionisti e mini-imprese. Secondo Zanetti, la misura è nel complesso positiva, ma differenziare le soglie massime di ricavi e compensi è «una ingerenza indebita e pure inopportuna». Rileva ancora Zanetti: alcune categorie come artigiani e commercianti hanno dei vantaggi, «mentre professionisti e intermediari di commercio ci perdono in modo incredibile, vedendosi dimezzare la soglia di fatturato e triplicare l’aliquota fiscale a fronte di zero vantaggi previdenziali».

Le reazioni delle categorie rispecchiano abbastanza fedelmente questo quadro. Per Marina Calderone, numero uno dei Consulenti del Lavoro e presidente del Comitato unitario delle professioni, «la soglia dei compensi per i professionisti è troppo bassa, se si considera che equivale, su base mensile, ad appena 1.250 euro. Sarebbe più ragionevole un limite a 30mila euro». Un altro punto critico, per Marina Calderone, è il coefficiente di redditività, cioè il numero che serve a definire l’imponibile su cui calcolare l’imposta: «Il 78% è troppo elevato – aggiunge –. Chi ha ricavi poco superiori a 15mila euro ha necessità di spesa certamente superiori rispetto alla forfettizzazione che si propone, basta pensare ai costi legati alle esigenze di trasporto o all’affitto della sede dello studio». Secondo Andrea Trevisani, direttore politiche fiscali di Confartigianato, «le soglie differenziate di ricavi sono indispensabili, quando si applica un’imposta forfettaria, per garantire a tutte le categorie le stesse condizioni di accesso al regime agevolato. Un commerciante e un professionista non hanno lo stesso margine di utili».

In realtà, quello delle soglie d’accesso non è l’unico elemento da valutare. Vincenzo De Luca, responsabile fiscale di Confcommercio, valuta positivamente l’abolizione dei limiti temporali al regime agevolato e del tetto dei 35 anni di età. Tra i principali passi avanti per la categoria, poi, sottolinea «l’eliminazione del minimale contributivo». Per Claudio Carpentieri, responsabile delle politiche fiscali di Cna, il nuovo regime «è un deciso passo avanti verso la semplificazione. Certo, le soglie di ricavi potrebbero forse essere innalzate a una forbice tra 25mila e 55mila euro. E servirebbe un occhio di riguardo per chi inizia l’attività: magari per i primi anni si potrebbe pensare a un’imposta forfettaria più bassa, ad esempio al 7 per cento». In effetti, il momento di start-up di una nuova attività economica è quello in cui in genere si guadagna meno e si spende di più, e qui l’impossibilità di dedurre le spese in via analitica – oggi prevista per i minimi – potrebbe rivelarsi particolarmente penalizzante, nonostante l’ulteriore riduzione di 1/3 riservata alle attività avviate da meno di tre anni.

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