Fisco

Nuovo redditometro: ammesso l’utilizzo dei dati ISTAT a “scartamento ridotto”

Nuovo redditometro: ammesso l’utilizzo dei dati ISTAT a "scartamento ridotto"
Con riguardo alle spese determinate in base alle medie ISTAT, due sono le eccezioni formulate dal Garante privacy: in primo luogo, trattandosi di un dato stimato, il Fisco non avrebbe alcuna evidenza certa, con notevoli margini di errore e l’impossibilità di ricondurre correttamente gli oneri ad alcun individuo; in secondo luogo, l’eventuale contraddittorio entrerebbe in conflitto con i principi di riservatezza e protezione dei dati sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Sono passati diversi giorni (circa un mese) dai rilievi effettuati dal Garante della privacy al nuovo redditometro e del nuovo strumento sembra si siano perse le tracce, ma in realtà la messa a punto può attendere anche perché il primo anno di applicazione sarà il 2009.

Attualmente gli uffici sono impegnati nella chiusura dell’attività di accertamento relativa al 2008 (annualità che si prescrive entro il 31 dicembre del 2013). Il nuovo redditometro è applicabile con decorrenza dal periodo di imposta 2009. Pertanto gli uffici dell’Agenzia delle Entrate avranno a disposizione circa un anno per utilizzare lo strumento. In ogni caso l’Agenzia delle Entrate ha in corso una serie di modifiche del software che sarà messo a disposizione degli Uffici in modo da tenere conto dei rilievi del Garante.

Il rilievo maggiormente significativo riguarda le spese correnti che, secondo l’impostazione iniziale potevano essere determinate facendo ricorso alle medie ISTAT. Al fine di garantire il rispetto della privacy, il reddito del contribuente potrà essere ricostruito utilizzando unicamente le spese certe e le spese che valorizzano elementi certi.

Secondo quanto chiarito inizialmente dall’Agenzia delle Entrate, le spese determinate in base alle medie ISTAT avrebbero assunto rilievo in una fase successiva, cioè nel corso del secondo contraddittorio, laddove il contribuente non avesse fornito chiarimenti sufficienti rispetto alla prima richiesta formulata dall’Agenzia delle Entrate.

Il Garante della privacy ha formulato due specifiche eccezioni con riferimento a tali tipologie di spese stimate(abbigliamento, alimentari, alberghi, etc.). In primo luogo il Fisco non avrebbe alcuna evidenza certa trattandosi di un dato stimato. I margini di errore sono quindi notevoli e gli oneri non possono essere ricondotti correttamente ad alcun individuo. La seconda osservazione riguarda più strettamente la privacy. Infatti, l’eventuale contraddittorio entrerebbe in conflitto con i principi generali di riservatezza e protezione dei dati sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Ad esempio, se il contribuente si fosse trovato nella condizione di dover giustificare le spese alimentari o le spese alberghiere avrebbe dovuto fornire giustificazione dei propri spostamenti o delle ragioni che avrebbero determinato la necessità di sostenere (o di non sostenere) tale tipologia di spesa. Avrebbero assunto evidenza alcuni aspetti o scelte strettamente collegate allo stile di vita del contribuente e questo aspetto si pone in evidente contrasto con le esigenze di privacy e riservatezza.

Ulteriori riflessioni devono essere effettuate con riferimento alle spese che valorizzano elementi certi.

Ad esempio se il contribuente possiede un’autovettura (dato certo) si desume, indirettamente, che nel periodo di imposta sono stati sostenuti oneri per l’acquisto di carburante, per la manutenzione del mezzo di trasporto e così via. In sostanza, si parte da un elemento certo (il possesso del mezzo di trasporto) per presumere, successivamente, il sostenimento dei relativi oneri.

Un ragionamento pressoché analogo può essere sviluppato con riferimento all’abitazione. Il possesso e l’utilizzo di un fabbricato di tipo abitativo non può non dare luogo al sostenimento di talune tipologie di spese (spese condominiali, spese per l’acquisto di elettrodomestici, etc.).

A seguito della pronuncia del Garante della privacy sorgono, però, una serie di dubbi. Infatti, il passaggio dall’elemento certo alla determinazione della spesa è in molti casi fondato sulle medie ISTAT.

In pratica considerato il possesso di un’autovettura, della tipologia di nucleo familiare, della localizzazione geografica della famiglia e dei KW relativi al mezzo di trasporto (determinati sempre facendo riferimento alla famiglia tipo) si presume l’ammontare delle spese sostenute per i carburanti, per le manutenzioni, etc.

Si tratta di un meccanismo simile a quello che il Garante ha bocciato con riferimento alle spese correnti. L’unica differenza è che in questo caso la spesa stimata è ragionevolmente fondata su un altro elemento (nel caso di specie il mezzo di trasporto) che sicuramente richiede il sostenimento di un determinato ammontare di oneri durante l’anno.

Il Garante non è stato particolarmente chiaro su questo punto, ma è ragionevole ritenere che tale tipologia di oneri sia considerata ammissibile.

La soluzione positiva può essere fondata su una duplice argomentazione. In primo luogo lo stesso Garante ha affermato espressamente la possibilità di utilizzo (da parte dell’Agenzia delle Entrate) del c.d. “fitto figurativo”, cioè di un dato anch’esso determinato su medie ISTAT.

Inoltre l’eliminazione delle spese fondate su elementi certi determinerebbe una coincidenza pressoché totale tra accertamento fondato sul redditometro ed accertamento sintetico puro e questa soluzione non sembra essere in linea con la volontà del legislatore.

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