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Nuovo ravvedimento: il PVC può essere regolarizzato anche solo in parte

Nuovo ravvedimento: il PVC può essere regolarizzato anche solo in parte
In presenza di un PVC il contribuente può decidere quali contestazioni regolarizzare e quali no. Inoltre, per la definizione delle violazioni già constatate, è confermato l’orientamento della vecchia prassi secondo cui vanno regolarizzate distintamente le violazioni prodromiche e quelle conseguenziali

L’Agenzia delle Entrate interviene con alcuni chiarimenti sulle nuove regole, in vigore dal 1° gennaio 2015, in materia di ravvedimento operoso.
E lo fa in occasione di un tradizionale incontro con la stampa specializzata.
I punti affrontati sono sostanzialmente tre:

  1. possibilità o meno di regolarizzare solo parte di un PVC;
  2. conferma delle regola secondo cui vanno regolarizzate distintamente le violazioni prodromiche (ad esempio, omessa fatturazione) e quelle conseguenziali (omesso versamento, infedele dichiarazione);
  3. puntualizzazione su cosa debba intendersi per “termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione” e “un anno dall’omissione o dall’errore”.

Ravvedimento operoso dei PVC
Una delle novità del nuovo ravvedimento consiste nella possibilità di regolarizzare anche i processi verbali di constatazione (PVC). Viene infatti previsto che la sanzione è ridotta ad 1/5 del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni, anche incidenti sulla determinazione o sul pagamento del tributo, avviene dopo la constatazione della violazione con PVC (art. 24, legge n. 4/1929) salvo che la violazione non riguardi le violazioni di cui agli articoli 6, comma 3, e 11, comma 5, D.Lgs. n. 471/1997 e cioè quelle relative alla mancata emissione di ricevute fiscali, scontrini fiscali o documenti di trasporto o omessa installazione degli apparecchi per l’emissione dello scontrino fiscale (nuova lettera b-quater dell’art. 13, D.Lgs. n. 472/1997).

In pratica, di fronte ad un PVC che ancora non è sfociato in avviso di accertamento, il contribuente può:

  • decidere di chiudere la partita con il fisco effettuando il ravvedimento;
  • seguire il normale iter sino all’eventuale ricorso alla Commissione tributaria.

La novità è assoluta e ha generato qualche dubbio. In particolare è stato chiesto all’Agenzia come possono essere distinti i rilievi ai quali si intende prestare acquiescenza rispetto a quelli per i quali non si accetta la contestazione e dunque si intende proseguire in contenzioso.
Detto in altri termini, la questione verte sulla possibilità o meno di ravvedere un PVC solo in parte.

L’Agenzia ha ammesso tale possibilità ricordando che, anche alla luce delle nuove regole, non muta la natura e le finalità dell’istituto del ravvedimento operoso – che rimane un atto di regolarizzazione spontanea da parte del contribuente – nel senso che non lo trasforma in un atto di acquiescenza ai rilievi contenuti nel PVC.
In definitiva, il contribuente potrà sanare le medesime violazioni ravvedibili in base alla precedente formulazione della norma anche laddove (e qui interviene l’elemento di novità) gli sia stato consegnato un PVC (chiaramente in mancanza di notifiche degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter, D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis, D.P.R. n. 633/1972).
Ma, novità nella novità, potrà ravvedere il PVC solo in parte, comunicando agli Uffici i distinti rilievi per i quali si intende prestare acquiescenza.

Violazioni prodomiche e consequenziali
La seconda questione chiarita riguarda la conferma o meno delle vecchie istruzioni in merito alla distinzione tra violazioni prodomiche e consequenziali.
In sintesi, è stato chiesto se valgono ancora le vecchie circolari n. 180 e 192 del 1998 laddove affermano che nell’effettuare il ravvedimento occorre regolarizzare distintamente le violazioni prodomiche (ad esempio l’omessa fatturazione) e quelle che ne conseguono (ad esempio l’omesso versamento dell’IVA o l’infedele dichiarazione).

Per l’Agenzia è tutto confermato: dal 1° gennaio 2015 il ravvedimento si estende e diventa strumento “a regime” per regolarizzare le infrazioni, ma non cambiano i principi espressi in passato in merito a tale distinzione.

Termine per regolarizzare le violazioni
L’ultimo chiarimento, anch’esso scontato, riguarda la correlazione tra il “termine fisso” (ad esempio, un anno dalla commissione della violazione) e “mobile” (ad esempio entro la scadenza della presentazione della dichiarazione) per regolarizzare la violazione e la distinzione tra “tributi periodici” (o meglio, con dichiarazione periodica) e “tributi istantanei”.
In pratica, anche in questo caso si chiede conferma delle consuete regole oggetto di chiarimento con la vecchia circolare n. 180/1998 e le più recenti circolari n. 41/2005 e n. 2/E/2011.

Anche su questo aspetto non cambia nulla: per l’Agenzia sono ancora attuali le precisazioni contenute nei documenti di prassi circa la correlazione tra “tributi periodici” e “tributi istantanei” da un lato, e le soglie temporali previste dalla disposizione dall’altra, nonché gli specifici chiarimenti resi con le circolari del 2005 e del 2011, che si sono soffermate su alcune violazioni in materia di IVA.

Questa risposta è l’occasione per l’Agenzia per affermare anche un importante principio, quello del favor rei, che era scontato, ma che necessitava di un avallo ufficiale. Infatti, viene confermato che, considerato che le disposizioni recate dalla legge di Stabilità 2015 sono entrate in vigore il 1° gennaio 2015, in virtù del principio del favor rei è possibile ravvedere le violazioni constatate prima di tale data, sempre che non si siano stati notificati atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter, D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis, D.P.R. n. 633/1972, relative alle violazioni oggetto di regolarizzazione.

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