Lavoro

Nuove regole di comportamento per gli Ispettori del Lavoro

Nuove regole di comportamento per gli Ispettori del Lavoro
Operativo il nuovo “Codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro” adottato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con proprio Decreto Ministeriale. Il codice dettaglia specificamente tutti gli aspetti procedimentali dell’ispezione del lavoro e profili deontologici

Pubblicato il 21 gennaio 2014, deve ritenersi già vigente il nuovo “Codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro” (di seguito “CdC”) adottato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con proprio Decreto Ministeriale 15 gennaio 2014, chiamato a sostituire integralmente il previgente Decreto Direttoriale 20 aprile 2006.

Il nuovo CdC strutturato in 28 articoli, distinti in cinque capi, disciplina non soltanto i profili deontologici (in attuazione e con espresso richiamo al D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62), ma dettaglia specificamente tutti gli aspetti procedimentali dell’ispezione del lavoro.

Finalità e definizioni. Il Capo I (“Definizioni e finalità”), che inaugura il nuovo CdC, illustra nell’art. 1 (“Definizioni”) i concetti di principale rilievo nel contesto dell’intero codice deontologico. Si sottolinea, in particolare, che per “personale ispettivo” deve essere inteso tutto il personale inquadrato nei ruoli ispettivi del Ministero del Lavoro, ma anche i militari dell’Arma dei Carabinieri dei Nuclei Ispettorato lavoro.

Si definiscono poi le tre tipologie di verbalizzazione tipiche dell’ispettore del lavoro: quelle disciplinate dall’art. 13, comma 1, del D.Lgs. n. 124/2004 (verbale di primo accesso e verbale unico, denominazione questa con cui il CdC ribattezza il verbale di accertamento e notificazione che conclude l’attività ispettiva) e quella relativa al verbale interlocutorio (rilasciato nelle indagini complesse e prolungate quando emergono ulteriori esigenze accertative per la loro definizione).

Vengono poi fatte oggetto di specifica definizione due peculiari modalità investigative: “vigilanza a vista” e “accesso breve”. Con “vigilanza a vista” il CdC intende l’attività di vigilanza programmata limitatamente ad un settore di attività oppure ad uno specifico ambito territoriale. Mentre la vigilanza per “accesso breve” è quella caratterizzata da un accesso ispettivo finalizzato esclusivamente all’accertamento dell’eventuale impiego di lavoratori “in nero”.

Nell’art. 2 (“Finalità e criterio interpretativo”) il CdC identifica la finalizzazione plurima del Codice che nel dettare i principi di comportamento per il personale ispettivo integra i doveri di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta dei dipendenti pubblici (di cui al d.P.R. n. 62/2013), oltre ad identificare, definire e diffondere i principi guida che sorreggono un corretto e uniforme comportamento del personale ispettivo allorquando esercita le proprie funzioni. La norma specifica, inoltre, che l’osservanza delle disposizioni del CdC deve essere “informata al principio di sostanzialità del comportamento piuttosto che al mero adempimento formalistico” con ciò sottolineando l’indispensabile attuazione della norma deontologica nell’esigenza di una tutela effettiva e sostanziale degli interessi pubblici che governano il controllo sulla legalità e la regolarità dei rapporti di lavoro.

La preparazione e la programmazione. Nel Capo II (“Attività propedeutica agli accertamenti”) si dettano regole specifiche per la fase che precede l’avvio degli accertamenti. In particolare l’art. 3 (“Richieste di intervento”) si preoccupa di segnalare che le richieste di intervento devono essere raccolte dal personale addetto (non soltanto ispettori, ma anche personale amministrativo) in modo che siano circostanziate ed evidenzino una descrizione dettagliata degli elementi di fatto su cui le stesse si fondano, anche con l’individuazione di testimoni e documenti; inoltre il lavoratore che presenta la denuncia deve essere avvertito della possibilità che le questioni sollevate e segnalate possono essere definite mediante conciliazione monocratica.

All’art. 4 (“Programmazione dell’attività”) si prevede che gli ispettori devono osservare il programma di lavoro – ordine di servizio e, con salvezza per le esigenze di coordinamento, atto di assoluta riservatezza – realizzato secondo le modalità tecniche e informatiche impartite dal Ministero del Lavoro e modificabile soltanto previa autorizzazione.

Con l’art. 5 (“Preparazione dell’ispezione”) si stabilisce che, in base alla tipologia di ispezione da effettuare, il personale ispettivo (ma anche quello amministrativo) deve raccogliere tutte le informazioni e la documentazione sull’azienda da ispezionare, anche attraverso le banche dati (Registro delle Imprese, sistema Comunicazioni Obbligatorie on-line e Cassetto Previdenziale), avendo cura di acquisire informazioni riguardanti: organigramma aziendale, forza lavoro, situazione contributiva e assicurativa. Inoltre si prevede che il responsabile della programmazione (in genere il responsabile del Servizio Ispezione Lavoro) deve contattare la consigliera di parità per verificare i casi da questa segnalati e individuare anche ulteriori profili di discriminazione di genere.

L’accesso ispettivo e l’accertamento. Il Capo III (“Accesso ispettivo e modalità di accertamento”) è inaugurato dall’art. 6 (“Obbligo di qualificarsi”) che sancisce l’obbligo per il personale ispettivo di qualificarsi al soggetto ispezionato e di esibire la tessera di riconoscimento, in mancanza della quale l’accesso sul luogo di lavoro da ispezionare non può essere effettuato.

Nell’art. 7 (“Principio di collaborazione”) si stabilisce, nel solco della Direttiva sui servizi ispettivi del 18 settembre 2008, che i rapporti tra ispettori e soggetto ispezionato devono essere improntati ai principi di collaborazione e di rispetto; inoltre, ferme restando le finalità e le esigenze proprie dell’accertamento ispettivo, questo deve essere effettuato arrecando la minore turbativa possibile allo svolgimento delle attività produttive o di servizio degli ispezionati.

L’art. 8 (“Informativa e assistenza all’ispezione”) stabilisce che il personale ispettivo, quando possibile e in rapporto alle finalità dell’accertamento, deve conferire con il datore di lavoro (o con chi ne fa le veci). Inoltre, quando risulti necessario, gli ispettori devono informare il soggetto ispezionato dei poteri propri degli organi di vigilanza, di ispezionare e di sanzionare comportamenti volti a impedire od ostacolare l’attività di accertamento. Il personale ispettivo deve in ogni caso informare il soggetto ispezionato della facoltà di rilasciare dichiarazioni e di farsi assistere, durante l’accertamento, da un professionista abilitato (ai sensi della legge n. 12/1979), la cui assenza tuttavia non è ostativa alla prosecuzione dell’ispezione e neppure inficia la validità dell’accertamento. Gli ispettori devono anche verificare che il professionista sia effettivamente abilitato, annotando gli estremi di iscrizione all’albo professionale, dando immediata comunicazione alle autorità competenti in caso di constatato esercizio abusivo della professione (Autorità giudiziaria e Consiglio provinciale dell’Ordine professionale) e vietando al soggetto non abilitato di assistere all’ispezione in corso.

All’art. 9 (“Procedura ispettiva”) si precisa che, ferme restando le ispezioni in materia di sicurezza sul lavoro, gli accertamenti ispettivi devono di norma procedere con: identificazione delle persone presenti, acquisizione delle dichiarazioni, esame della documentazione aziendale presente, descrizione delle lavorazioni svolte e delle condizioni di lavoro. Si prevede poi che gli accertamenti devono concludersi nei tempi strettamente necessari, pur tenendo conto della complessità dell’indagine ispettiva e delle dimensioni dell’azienda ispezionata. Nelle ipotesi di vigilanza con accesso breve, se non emergono incongruenze fra la situazione aziendale accertata e quella che si evince dalle banche dati e non si ravvisa alcun indizio di irregolarità, l’ispezione va conclusa immediatamente.

In base all’art. 10 (“Corretta informazione”) gli ispettori devono fornire agli ispezionati chiarimenti e indicazioni operative sulla applicazione corretta delle norme in materia di lavoro e previdenza, rispondendo con completezza, chiarezza e accuratezza alle richieste, attenendosi alle posizioni ufficiali espresse dal Ministero.

Nell’art. 11 (“Acquisizione ed esame di documenti”) si prevede che il personale ispettivo può chiedere al datore di lavoro di esibire soltanto la documentazione non verificabile direttamente d’ufficio anche tramite le banche dati disponibili (riecheggiando il Protocollo d’Intesa coi Consulenti del Lavoro del 15 febbraio 2012). Si ribadisce poi quanto già previsto dal CdC del 2006 per cui l’esame della documentazione è effettuato presso la sede dell’ispezionato o presso l’ufficio degli ispettori ovvero presso gli studi dei professionisti abilitati. Il personale ispettivo deve acquisire soltanto la documentazione utile all’esame obiettivo della situazione in azienda e dei fatti che formano oggetto dell’indagine, atti quindi a provare le violazioni accertate e a sostenere la validità e la legittimità dei provvedimenti sanzionatori anche in sede di contenzioso (amministrativo o giudiziario).

Con l’art. 12 (“Acquisizione delle dichiarazioni”) si stabilisce che le dichiarazioni rese dai lavoratori devono essere acquisite dagli ispettori normalmente durante il primo accesso nei luoghi di lavoro. Soltanto se necessario per acquisire ulteriori elementi conoscitivi il personale ispettivo può raccogliere dichiarazioni dalle rappresentanze sindacali (RSU e RSA), dal comitato pari opportunità, dal consigliere di parità e, per quanto attiene alla vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro, dalle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza (RLS). Il personale ispettivo deve valutare l’opportunità di acquisire le dichiarazioni dei lavoratori anche al di fuori del posto di lavoro, oltreché di acquisire dichiarazioni utili all’accertamento da parte di altri soggetti. In base alle caratteristiche dell’azienda, l’acquisizione delle dichiarazioni può essere effettuata anche da più ispettori, mentre gli accertamenti potranno essere proseguiti e definiti da un solo ispettore, a condizione che di tale circostanza si faccia menzione nel verbale di accertamento e notificazione. In ogni caso la dichiarazione deve essere acquisita con domande chiare e comprensibili, riportando le risposte in modo chiaro e leggibile nel verbale di acquisizione della dichiarazione, di cui deve darsi lettura al dichiarante affinché ne confermi il contenuto oppure rilevi eventuali correzioni e infine proceda a sottoscriverlo. Eventuale rifiuto a fornire informazioni o a sottoscrivere la dichiarazione deve essere riportato nel verbale di acquisizione della dichiarazione. La disposizione non ammette la presenza del datore di lavoro o del professionista durante l’acquisizione delle dichiarazioni dei lavoratori. La norma sancisce poi l’obbligo di riscontrare i contenuti delle dichiarazioni acquisite con elementi oggettivi risultanti dalla documentazione esaminata o da altre dichiarazioni rese da lavoratori o da terzi. Il CdC, infine, in continuità con quanto sancito dalla circolare n. 43 dell’8 novembre 2013, non ammette in nessun caso il rilascio di copia della dichiarazione rilasciata al lavoratore o al soggetto ispezionato, specificando che in caso di richiesta, il personale ispettivo deve informare l’interessato che l’eventuale accesso alle dichiarazioni può formare oggetto di apposita istanza di accesso agli atti amministrativi da rivolgere alla Direzione territoriale del lavoro di appartenenza.

I verbali e la definizione dell’accertamento. Il Capo IV (“Verbalizzazione e rapporto”) del CdC si apre con l’art. 13 (“Verbale di primo accesso”) il quale ribadisce i contenuti della circolare n. 41 del 9 dicembre 2010, sancendo che terminate le attività di verifica e conclusa la visita ispettiva, il personale ispettivo deve rilasciare il verbale di primo accesso ispettivo (art. 13, comma 1, del D.lgs. n. 124/2004), identificando i lavoratori trovati intenti al lavoro e descrivendo le modalità del loro impiego, specificando le mansioni svolte e fornendo qualsiasi notizia utile ad evidenziare le effettive condizioni di lavoro (ferme restando le disposizioni in materia di prescrizione obbligatoria per quanto attiene alle contravvenzioni).

In base all’art. 14 (“Verbale interlocutorio”) gli ispettori sono tenuti a redigere un verbale interlocutorio, in caso di accertamenti complessi che si prolungano nel tempo, quando emergono esigenze di ulteriori informazioni per definire le indagini. Il verbale interlocutorio deve contenere la richiesta motivata di documenti ed informazioni, con l’espressa indicazione che gli accertamenti sono ancora in corso.

Con l’art. 15 (“Verbale unico e comunicazione di definizione degli accertamenti”) si stabilisce che il verbale unico deve contenere qualsiasi elemento utile a garantire una conoscenza compiuta e circostanziata dei fatti, assicurando il diritto di difesa del trasgressore, anche attraverso un rinvio ai verbali di primo accesso e interlocutorio, mentre le conclusioni dell’accertamento devono essere specificamente motivate anche per prevenire il contenzioso (art. 13, comma 4, D.lgs. n. 124/2004). Se al termine dell’ispezione non redige alcun provvedimento sanzionatorio, il personale ispettivo deve informare tempestivamente l’ispezionato con apposita comunicazione di definizione degli accertamenti (circ. n. 41/2010).

L’art. 16 (“Rapporto al Direttore ex art. 17. L. n. 689/1981”) fa obbligo al personale ispettivo di redigere il rapporto al Direttore esclusivamente in caso di mancato pagamento e dopo aver verificato la regolarità della notifica del verbale unico di accertamento, indicando – “con chiarezza e dettagliatamente” – tutti gli elementi di prova rilevanti ai fini della contestazione delle sanzioni (documenti, dichiarazioni, rilievi video-fotografici). Il rapporto può contenere osservazioni utili per valutare la gradualità della sanzione in sede di ordinanza-ingiunzione (art. 11 della L. n. 689/1981). Ove siano presentati scritti difensivi (art. 18 della L. n. 689/1981) il rapporto deve contenere sintetiche controdeduzioni sugli stessi.

Negli artt. 17 (“Trasmissione dei verbali ad altre amministrazioni”) e 18 (“Illeciti penali”) il personale ispettivo è richiamato al rispetto degli obblighi di comunicazione e informazione, nonché di tempestiva trasmissione dei verbali e della documentazione probatoria alle Autorità ed agli Organismi competenti, nei casi previsti dalla legge.

Gli aspetti propriamente deontologici. Il Capo V (“Profili deontologici”) che conclude il CdC si occupa dei valori e degli obblighi propriamente comportamentali del personale ispettivo. Nell’art. 19 (“Valori fondamentali”) si prevede che il personale ispettivo, nell’esercizio delle funzioni assegnate, persegue i valori di imparzialità, obiettività, efficienza, riservatezza e trasparenza, attenendosi a norme di onestà e integrità (art. 3, comma 2, del D.P.R. n. 62/2013).

L’art. 20 (“Imparzialità e parità di trattamento”) vieta agli ispettori qualsiasi trattamento preferenziale e qualsiasi azione arbitraria, operando senza influenza da indebite pressioni, garantendo l’attuazione del principio di parità di trattamento degli ispezionati (art. 3, comma 5, del D.P.R. n. 62/2013). Gli ispettori devono anche, quando esercitano le loro funzioni, astenersi dal manifestare (anche indirettamente) orientamenti politici o ideologici che possono ingenerare dubbi sulla imparzialità dell’azione di vigilanza.

Nell’art. 21 (“Obbligo di astensione e dichiarazione di incompatibilità”) si obbliga il personale ispettivo ad astenersi dal partecipare all’adozione di decisioni o ad indagini, se sussistono le condizioni di cui all’art. 7 del D.P.R. n. 62/2013, vale a dire in caso di possibile coinvolgimento di interessi propri o di parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali si hanno rapporti di frequentazione abituale, o di soggetti od organizzazioni con cui personalmente o il coniuge ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi, ovvero di soggetti od organizzazioni di cui sia tutore, curatore, procuratore o agente, ovvero di enti, associazioni, comitati, società o stabilimenti di cui sia amministratore, gerente o dirigente, nonché in ogni altro caso in cui esistano gravi ragioni di convenienza. In caso rilevi qualsiasi condizione fra quelle indicate l’ispettore trasmette al Direttore dell’ufficio di appartenenza una apposita dichiarazione di incompatibilità, anche quando le condizioni di astensione sussistono in capo al professionista che assiste il soggetto ispezionato. La dichiarazione di incompatibilità va effettuata anche quando i presupposti dell’astensione emergono nel corso dell’accertamento ispettivo.

Per l’art. 22 (“Tutela della riservatezza e segreto professionale”) il personale ispettivo non deve utilizzare a fini privati le informazioni di cui dispone per ragioni di ufficio e deve garantire la segretezza delle ragioni che hanno dato origine all’accertamento (art. 3, comma 3, del D.P.R. n. 62/2013). Gli ispettori devono conservare il segreto sulle informazioni riguardanti i processi produttivi e lavorativi di cui vengono a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni e devono effettuare il trattamento dei dati personali nel rispetto della normativa in materia di tutela della riservatezza (art. 12, comma 5, del D.P.R. n. 62/2013).

Nell’art. 23 (“Condivisione degli obiettivi”) gli ispettori devono finalizzare il loro operato alla realizzazione degli obiettivi di tutela sociale e del lavoro, di contrasto al lavoro sommerso e irregolare, di lotta alla evasione e alla elusione contributiva, curando il proprio aggiornamento professionale.

L’art. 24 (“Custodia ed uso dei beni in dotazione”) obbliga all’utilizzo del materiale e delle attrezzature di cui il personale ispettivo dispone per ragioni di ufficio, secondo le indizioni fornite dal Ministero e in osservanza dei doveri di cui all’art. 11, comma 3, del D.P.R. n. 62/2013.

Con l’art. 25 (“Rapporti con gli organi di informazione”) si prevede che il personale ispettivo deve astenersi da rapporti con gli organi di informazione, salva previa autorizzazione. Inoltre si precisa che qualora vengano a conoscenza di notizie inesatte riportate da organi di stampa, gli ispettori devono informare prontamente l’ufficio di appartenenza.

Nell’art. 26 (“Regali, compensi e altre utilità”) si stabilisce che il personale ispettivo non deve chiedere, né sollecitare, né accettare regali o utilità (art. 4 del D.P.R. n. 62/2013). Possono accettare esclusivamente regali o utilità d’uso di modico valore (si intendono quelli di valore non superiore, in via orientativa, a 150 euro, anche sotto forma di sconto) effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia e nell’ambito delle consuetudini internazionali. Indipendentemente dal rilievo penale della condotta, gli ispettori non chiedono regali o utilità come corrispettivo per compiere od omettere atti del proprio ufficio. I regali e le utilità ricevuti fuori dai casi consentiti sono immediatamente messi a disposizione del Ministero per la restituzione o per essere devoluti a fini istituzionali.

L’art. 27 (“Partecipazione ad associazioni e organizzazioni”), pure facendo salvo il diritto costituzionale di associazione, fa obbligo al personale ispettivo di comunicare tempestivamente al Direttore della Direzione territoriale del lavoro di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento della propria attività, fatta eccezione per l’adesione a partiti politici o a organizzazioni sindacali. Inoltre viene fatto divieto al personale ispettivo di costringere altri dipendenti ad aderire ad associazioni od organizzazioni e di esercitare pressioni promettendo vantaggi o prospettando svantaggi di carriera (art. 5 del D.P.R. n. 62/2013).

Infine, l’art. 28 (“Incarichi di collaborazione”) stabilisce che l’ispettore non può accettare incarichi di collaborazione da soggetti privati che, nel biennio precedente, sono stati oggetto di verifica ispettiva da parte dello stesso funzionario.

Potrebbe anche interessarti:

I verbali di ispezione: le varie tipologie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *