Diritto

Nullo il ricorso di lavoro presentato dal praticante abilitato

È nullo il ricorso relativo a una causa di lavoro presentato da un praticante avvocato, anche se successivamente abilitato
È nullo il ricorso relativo a una causa di lavoro presentato da un praticante avvocato, anche se successivamente abilitato

È nullo il ricorso relativo a una causa di lavoro presentato da un praticante avvocato, anche se successivamente abilitato. Per la Corte di Cassazione (sentenza n. 10102/2013) è carta straccia l’atto che il praticante, pur munito di abilitazione, aveva presentato due mesi prima dell’iscrizione all’albo degli avvocati, per chiedere la condanna del datore di lavoro a pagare differenze retributive e Tfr in favore di un autotrasportatore. A vietare il patrocinio nelle cause di lavoro, spiega la Cassazione, era l’articolo 7 della legge 479/1999 che elenca dettagliatamente le materie che i praticanti abilitati hanno il “permesso” di trattare in Tribunale.

Il raggio d’azione dell’aspirante legale è circoscritto per quanto riguarda gli “affari civili” e, in particolare le cause di lavoro e previdenza ai casi “che prima della istituzione del giudice unico di primo grado rientravano nella competenza pretorile“. A impedire la legittimità dell’atto presentato dal praticante è stato dunque il valore della causa, che eccedeva i 50 milioni di lire.

Inutili le proteste dell’aspirtante avvocato che chiedeva l’applicazione della vecchia legge professionale (Rdl 1578/1933) che a suo avviso andava attuata fino alla piena operatività del nuovo ordinamento degli avvocati.

Ma per la Cassazione così non è: la legge 479 del 1999, cosiddetta legge Carotti, ben poteva secondo i giudici modificare il vecchio statuto. La causa è dunque persa.

Ora i confini entro i quali può muoversi il praticante sono tracciati dal comma 12 dell’articolo 41 del nuovo ordinamento forense (legge 247/2012) che consente di esercitare attività professionale, a sei mesi dall’iscrizione nel registro, in sostituzione del dominus. Gli affari per i quali c’è il semaforo verde in ambito civile, sono quelli che vanno davanti al tribunale e al giudice di pace, mentre per il penale la rosa riguarda la competenza del giudice di pace, i “reati contravvenzionali” e quelli che, prima del Dlgs 51/1998 erano appannaggio del pretore.

Un ruolo che sta stretto all’Associazione italiana giovani avvocati, che rimpiange il praticante abilitato al patrocinio. Considerando il paletto una limitazione che allunga i tempi d’inserimento degli under 50 sul mercato.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 10102/2013

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