Diritto

E’ nullo l’accertamento integrativo che non indica i nuovi elementi né le relative fonti attraverso le quali l’Ufficio ne è venuto a conoscenza

E' nullo l'accertamento integrativo che non indica i nuovi elementi né le relative fonti attraverso le quali l'Ufficio ne è venuto a conoscenza
È nullo l’atto di accertamento integrativo che non rechi l’indicazione di nuovi elementi né delle relative fonti attraverso le quali l’Ufficio ne è venuto a conoscenza

È nullo l’atto di accertamento integrativo che non rechi l’indicazione di nuovi elementi né delle relative fonti attraverso le quali l’Ufficio ne è venuto a conoscenza. E’ quanto stabilito dalla CTP di Treviso con la sentenza n. 116/02/2013 del 25 settembre scorso.

IL CASO

Il caso esaminato dai giudici trevigiani, nasce dall’impugnazione, da parte di una S.r.l., di un avviso di accertamento (notificato nel 2012) con il quale l’Ufficio aveva ritenuto non spettante, per l’anno 2007, un credito IVA.

In particolare, il contribuente aveva fatto presente con il ricorso di essere già stato destinatario di un atto di accertamento per lo stesso periodo d’imposta e che l’atto successivo doveva ritenersi illegittimo per violazione dell’articolo 57, quarto comma, del DPR n. 633/1972 che prevede la possibilità di notificare un accertamento integrativo solo nel caso di “sopravvenuta conoscenza” di nuovi elementi e che prescrive l’indicazione di tali nuovi elementi e delle relative fonti.

LA DECISIONE

I giudici di primo grado hanno condiviso le argomentazioni del ricorrente, riconoscendo in primo luogo la natura integrativa dell’atto, in quanto successivo ad altro avviso notificato l’anno precedente (ovvero nel 2011). I giudici – nella sentenza – hanno inoltre ricordato che il requisito di legittimità dell’avviso integrativo è la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi che, a pena di nullità, devono essere indicati nel medesimo atto insieme agli atti o fatti attraverso i quali l’Ufficio è venuto a conoscenza. Invece, nel caso esaminato, l’atto impugnato non recava né l’indicazione dei nuovi elementi né, naturalmente, l’indicazione delle fonti di conoscenza. Né rileva che – come sostenuto dall’Ufficio in udienza – il primo atto fosse un atto “parziale”, dovendosi, anche in tale ipotesi, attribuire la natura “integrativa” all’atto successivo (in tal senso la sentenza della Cassazione Civile n. 18065 del 2010).
In definitiva, dalla lettura della sentenza, si evince il principio in base al quale non è possibile “abusare” dello strumento accertativo integrativo che può, invece, essere utilizzato solo nei casi in cui l’Ufficio sia effettivamente venuto a conoscenza di nuovi elementi e li abbia specificamente indicati (insieme alle fonti) nel medesimo atto.

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