Diritto

Notifica cartella esattoriale, cosa succede in caso di decesso del contribuente

La cartella di pagamento notificata a un defunto è valida se gli eredi non hanno comunicato le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale
La cartella di pagamento notificata a un defunto è valida se gli eredi non hanno comunicato le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale

La cartella di pagamento notificata a un defunto è valida se gli eredi non hanno comunicato all’Ufficio delle imposte del domicilio fiscale del dante causa le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. È da escludere che tale comunicazione possa essere sostituita da altre fonti di conoscenza “indirette”, per esempio, la dichiarazione di successione presentata all’Ufficio del Registro.

È quanto emerge dalla sentenza 17 luglio 2013 n. 17430, della Corte di Cassazione – Sezione Tributaria.

La controversia è scaturita da una cartella di pagamento per Irpef, emessa a seguito di riliquidazione ex art. 36-bis del D.P.R. n. 600/73 del modello Unico 2000 presentato dal coniuge deceduto del ricorrente. Quest’ultimo ha dedotto, senza successo, la nullità della cartella, posto che la notifica non avrebbe dovuto essere effettuata a nome del defunto, ma personalmente agli eredi ovvero collettivamente presso il suo ultimo domicilio. Ebbene, gli assunti del ricorrente non hanno convinto i giudici del merito i quali hanno confermato la pretesa impositiva. Ora la Cassazione ha reso definitivo il loro verdetto.

Il D.P.R. n. 600/73 infatti, all’art. 65 (“Eredi del contribuente”) prevede che gli eredi rispondono in solido delle obbligazioni tributarie il cui presupposto si è verificato anteriormente alla morte del dante causa. Gli stessi devono comunicare all’Ufficio delle imposte del domicilio fiscale del dante causa le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. La comunicazione può essere presentata direttamente all’Ufficio o trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel quale caso si intende fatta nel giorno di spedizione.

La Suprema Corte ha chiarito che ai sensi dell’art. 65, secondo comma, del D.P.R. n. 600/1973 la comunicazione all’Ufficio delle imposte deve essere “presentata direttamente” o “trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento” onde deve escludersi che la stessa possa essere sostituita da altre fonti di conoscenza indirette. Infatti, in caso di morte del contribuente, la notificazione della cartella esattoriale a lui intestata è legittimamente effettuata presso l’ultimo domicilio del defunto ed efficace nei confronti degli eredi, ove questi ultimi non abbiano tempestivamente provveduto alla comunicazione predetta, non potendo trovare applicazione l’art. 60, ultimo comma, del medesimo D.P.R., il quale si riferisce alle sole variazioni anagrafiche riguardanti l’indirizzo del destinatario, e non assumendo alcun rilievo le indicazioni contenute nella dichiarazione dei redditi, le quali non possono validamente sostituire la comunicazione prescritta dall’art. 65, che deve essere presentata direttamente all’ufficio o trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. L’obbligo della comunicazione ex art. 65 cit. non sussiste nel caso particolare (non ricorrente nella specie) in cui l’Amministrazione sia già in possesso delle necessarie informazioni per procedere alle notifiche presso il domicilio degli eredi, avendo già notificato l’avviso di accertamento personalmente a ciascuno di essi.

Osservazioni. L’articolo 65 del D.P.R. n. 600/1973, dopo aver previsto che gli eredi “rispondono in solido delle obbligazioni tributarie il cui presupposto si è verificato anteriormente alla morte del dante causa”, stabilisce a carico degli eredi stessi l’onere di comunicare – mediante presentazione diretta o tramite raccomandata con avviso di ricevimento (precisando che, in questo secondo caso, la comunicazione si intende fatta nel giorno di spedizione) – all’ufficio dell’ultimo domicilio fiscale del de cuius le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale.
Detta comunicazione assume rilievo ai fini dell’individuazione del luogo in cui può essere eseguita la notificazione degli atti tributari intestati al defunto che, infatti, in base al quarto comma dell’articolo 65, può essere effettuata “agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma”.
In sostanza, solo laddove vi sia stata la comunicazione in parola e siano decorsi almeno trenta giorni dalla stessa, è consentito agli eredi contestare, sotto il profilo dell’erronea individuazione del luogo di esecuzione, la notifica eseguita nell’ultimo domicilio del defunto invece che presso il loro domicilio personale.
Secondo la giurisprudenza, confermata dalla sentenza in commento, la comunicazione de qua deve peraltro rispettare le formalità prescritte dalla norma, non potendo riconoscersi medesima valenza a fonti di conoscenza “indiretta” – quale, per citare un altro esempio, le indicazioni contenute nella dichiarazione dei redditi (Cassazione, sentenza n. 15417/2008) – che, quindi, non sono ritenute equivalenti alla specifica comunicazione prevista dalla disciplina.

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