Diritto

Notifica accertamento: 60 giorni da rispettare anche in caso di indagini bancarie

Notifica accertamento: 60 giorni da rispettare anche in caso di indagini bancarie
L’avviso di accertamento è illegittimo se emanato prima della scadenza dei 60 giorni dal rilascio del PVC, salvo il caso di particolare e motivata urgenza. Il mancato rispetto del termine dilatorio, pertanto, comporta la nullità dell’avviso di accertamento, nullità che non è limitata alla sola verifica che si concluda con la sottoscrizione e consegna del PVC ma, più in generale, alla conclusione delle operazioni svolte

L’avviso di accertamento è illegittimo se emanato prima della scadenza dei 60 giorni dal rilascio del PVC (Processo Verbale di Constatazione), salvo il caso di particolare e motivata urgenza. Il mancato rispetto del termine dilatorio, pertanto, comporta la nullità dell’avviso di accertamento, nullità che non è limitata alla sola verifica che si concluda con la sottoscrizione e consegna del PVC ma, più in generale, alla conclusione delle operazioni svolte.

A fornire queste interessanti precisazioni è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2594 depositata il 5 febbraio 2014.

IL CASO

Un contribuente riceveva un avviso di accertamento relativo ad IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno di imposta 2002. L’atto impositivo prendeva le mosse da un controllo eseguito sui conti correnti bancari del soggetto, a seguito del quale l’ufficio aveva recuperato a tassazione ricavi non contabilizzati, oltre che irrogato sanzioni.

Il contribuente impugnava l’avviso di accertamento innanzi la competente Commissione tributaria, sollevando, tra gli altri motivi, l’eccezione di nullità per il mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni, previsto dall’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000, per la notifica dell’avviso, decorrenti dalla chiusura delle operazioni di verifica.

Il ricorso fu tuttavia respinto dalla CTP e la decisione fu confermata anche in sede di appello. I giudici della CTR, nel confermare la sentenza di primo grado, ritenevano che l’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente si riferisce agli accessiispezioni e verifiche fiscali nei locali destinati all’esercizio dell’attività e non all’attività istruttoria interna dell’ufficio.

LA NORMATIVA

L’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente prescrive che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

In sostanza, l’avviso di accertamento non può essere emanato prima di 60 giorni dalla notifica del verbale conclusivo, salvo casi di particolare e motivata urgenza.

La norma costituisce uno dei principi generali dell’ordinamento tributario e prevede una sorta di contraddittorio anticipato tra contribuente ed amministrazione al fine non solo di fornire maggiori garanzia al primo, ma anche maggiore efficacia all’accertamento tributario.

Il mancato rispetto dei 60 giorni è consentito solo qualora vi siano particolari e motivate ragioni di urgenza.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Avverso la sentenza della CTR il contribuente proponeva ricorso in Cassazione contestando, nuovamente, la illegittimità dell’avviso di accertamento per violazione dell’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000. In particolare, la difesa formulava il seguente quesito: ancorché la norma in parola prescriva il termine dilatorio dei 60 giorni in caso di verifiche fiscali condotte presso il contribuente, la norma va interpretata estensivamente, includendo nel suo ambito di applicazione anche il contribuente accertato mediante istruttoria svolta presso l’ufficio competente.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2594 del 5 febbraio 2014, ha ritenuto fondato il motivo di doglianza del contribuente, decidendo la causa nel merito ed annullando definitivamente l’accertamento.

Preliminarmente i Supremi Giudici richiamano la ormai nota sentenza delle Sezioni Unite della Corte (n. 18184 del 2013) che ha affermato il principio di diritto per cui, in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, l’art. 12, comma 7, deve essere interpretato nel senso che l’inosservanza del termine di 60 giorni per l’emanazione dell’accertamento determina, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus. L’urgenza, peraltro, va valutata in concreto.

Il mancato rispetto del termine dilatorio, quindi, comporta la nullità dell’avviso di accertamento.

Inoltre, la Corte specifica che la nullità in questione non è limitata alla sola verifica che si concluda con la sottoscrizione e consegna del processo verbale di constatazione, ma, più in generale, alla conclusione delle operazioni svolte.

Da qui l’accoglimento del ricorso iniziale del contribuente e l’annullamento definitivo della pretesa impositiva del fisco.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

È ormai chiaro l’orientamento della Corte di Cassazione circa la illegittimità degli atti impositivi emessi ante tempus. Il mancato rispetto del termine dilatorio, da osservarsi in qualunque ipotesi di “verifica”, può essere legittimato solo da ragioni di particolare e motivata urgenza.

Peraltro, con ulteriori due sentenze, depositate sempre il 5 febbraio 2014, la Suprema Corte ha precisato il concetto di urgenza.

In particolare, nella pronuncia n. 2587/2014, richiamando i principi delle SS.UU., è stato affermato che l’onere probatorio in ordine all’urgenza è a carico dell’ufficio, potendosi, infatti, il contribuente limitare a rilevare la sola violazione del rispetto del termine. Inoltre, è stato precisato che il pericolo derivante da reiterate condotte penali tributarie, riconducibili al contribuente, è, in astratto una indubitabile e valida ragione d’urgenza, atta così a giustificare l’anticipazione della notifica. L’urgenza, dunque, ricorre se il contribuente è un “evasore abituale”.

Ancora, nella pronuncia n. 2595/2014, i giudici affermano che non rappresenta una causa di urgenza la decadenza del potere di accertamento per il periodo di imposta oggetto di rettifica (conf. sentenza n. 1869 del 29 gennaio 2014 – a tal proposito si legga questo articolo).

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2594/2014

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