Diritto

Non va firmata dall’intestatario la cartella notificata nelle proprie mani

Non va firmata dall’intestatario la cartella notificata nelle proprie mani
In caso di consegna della cartella esattoriale nelle mani del destinatario non è richiesta la sottoscrizione dell’originale da parte sua

In caso di consegna della cartella esattoriale nelle mani del destinatario non è richiesta la sottoscrizione dell’originale da parte sua.

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione – Sezione VI civile – con l’ordinanza n. 27578 del 10 dicembre 2013, respingendo sul punto il ricorso incidentale del contribuente ma accogliendo quello principale della Agenzie delle Entrate che verteva sulla diversa questione dell’impossibilità di compensare il debito Iva in mancanza della dichiarazione annuale del contribuente.

La Suprema Corte spiega che la notifica della cartella esattoriale “è espressamente disciplinata dall’art. 26 del D.P.R. n. 602 del 1973, il quale dispone che, quando avviene la consegna nelle mani proprie del destinatario, non è richiesta la sottoscrizione dell’originale da parte del consegnatario“.

Detta norma – prosegue la sentenza – ha carattere di specialità rispetto all’art. 127 del D.P.R. n. 43 del 1988 (che, per la notificazione degli atti e dei provvedimenti previsti dal decreto stesso, opera un rinvio all’art. 60 del D.P.R. n. 600 del 1973, il quale stabilisce che il messo deve far sottoscrivere dal consegnatario l’atto o l’avviso, ovvero indicare i motivi che hanno determinato la mancata sottoscrizione) il quale, dunque, non trova applicazione nel caso di notifica della cartella esattoriale, senza che ciò ponga problemi di legittimità costituzionale con riguardo al rapporto che lega i messi notificatori ai concessionari del servizio di riscossione, essendo tali messi tenuti alla corretta attestazione dei fatti indicati come veri nelle relate di notifica, ed esposti a sanzioni penali in caso di inosservanza di detto obbligo, come nella specie, in cui peraltro comunque l’atto aveva raggiunto il suo scopo“.

Con riguardo invece al tema della compensazione fiscale, gli ermellini chiariscono che la doglianza delle Entrate è fondata “dal momento che in tema di Iva, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 30 e 55 D.P.R. n. 633 del 1972 l’inottemperanza del contribuente all’obbligo della dichiarazione annuale, oltre ad esporlo all’accertamento induttivo, esclude implicitamente la possibilità di recuperare il credito maturato in ordine al relativo periodo d’imposta attraverso il trasferimento della detrazione nel periodo d’imposta successivo, pertanto residuandogli, a tale riguardo solamente la possibilità di chiederne il rimborso nel termine previsto, e che era scaduto nella specie, trattandosi di quello di 48 mesi ex art. 38 D.P.R. n. 602/73 e successive modificazioni“.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 27578/2013
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