Diritto

Non scatta la subordinazione per il medico della casa di cura

Non può chiedere il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato il medico che per 15 anni ha prestato la sua attività presso una casa di cura accettando la natura autonoma del rapporto. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19568/2013.

Confermata, dunque, la lettura della Corte territoriale secondo cui il medico aveva sempre emesso regolare fattura in relazione al compenso ricevuto mensilmente con assegno; per 15 anni aveva consapevolmente accettato la natura autonoma del rapporto; non aveva dato prova della subordinazione con riferimento all’esistenza di un potere direttivo e di controllo da parte del datore di lavoro e della sussistenza degli indici di subordinazione.

Al contrario, alla prova testimoniale espletata era emerso che il medico gestiva in proprio il suo lavoro senza ricevere direttive programmatiche da parte del datore di lavoro; non era soggetto all’osservanza di un orario, non timbrava cartellini né era tenuto a chiedere il godimento di ferie che nemmeno comunicava formalmente. Non solo, pagava anche autonomamente un sostituto quando si assentava per ferie assumendosi quindi in proprio il rischio imprenditoriale.

Mentre in presenza della iniziale volontà delle parti di stipulare un contratto di lavoro autonomo sarebbe stato onere del lavoratore fornire una prova rigorosa e precisa sull’esistenza degli elementi caratterizzanti il rapporto di lavoro subordinato, cosa che come confermato dalla Cassazione non è avvenuto.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 19568/2013

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