Diritto

Non paga l’Irap l’avvocato che svolge collaborazioni presso terzi

Non paga l’Irap l’avvocato che svolge collaborazioni presso terzi
Non è tenuto al versamento dell’Irap l’avvocato che svolge collaborazioni in diversi studi professionali non propri in assenza di un’autonoma organizzazione

Non è tenuto al versamento dell’Irap l’avvocato che svolge collaborazioni in diversi studi professionali non propri.

A stabilirlo è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23719/2013, con la quale ha fra l’altro chiarito che la prova dell’assenza di organizzazione oltre che dal quadro RE, allegato alla dichiarazione dei redditi, possa essere fornita con altri documenti inerenti l’attività (fatture con cadenza mensile rilasciate da uno studio ecc.), se rilevanti ai fini dell’esclusione del requisito dell’autonoma organizzazione.

Bocciata, invece, la doglianza dell’Agenzia delle entrate secondo cui il presupposto impositivo della “autonoma organizzazione”, nel caso di attività di lavoro autonomo per professione abituale si realizzerebbe “in re ipsa” essendo, per definizione, “autonomo” il lavoratore che è in grado di organizzare da sé la propria attività professionale, artigianale od artistica.

Secondo la Cassazione “Gli elementi integrativi del presupposto di imposta (autonoma organizzazione) ricorrono quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui”.

Ne consegue che il requisito della ‘autonoma organizzazione’ non può essere implicitamente desunto dalla nozione di abitualità, né deve essere inteso in senso soggettivo come “auto-organizzazione” creata e gestita direttamente dal professionista in quanto esente da vincoli di subordinazione (propri del lavoro dipendente), ma deve essere intesa in senso oggettivo come apparato distinto dalla persona del professionista, costituito dall’aggregazione di beni strumentali e/o risorse umane.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 23719/2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *