Diritto

Non è licenziabile il dipendente che usi carta di credito e telepass dell’azienda

Non è licenziabile il dipendente che usi carta di credito e telepass dell'azienda
Illegittimo il licenziamento del dipendente che utilizzi autovettura, carta di credito e telepass dell’azienda. La regola vale a condizione che l’imprenditore non abbia imposto precisi oneri di rendicontazione sull’uso del mezzo, nonchè della carta di credito e telepass facenti capo all’azienda

Illegittimo il licenziamento del dipendente che utilizzi autovettura, carta di credito e telepass dell’azienda. La regola vale a condizione che l’imprenditore non abbia imposto precisi oneri di rendicontazione sull’uso del mezzo, nonchè della carta di credito e telepass facenti capo all’azienda. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3479 del 20 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Torino rigettava il ricorso proposto da un lavoratore avverso la società datrice di lavoro, finalizzato ad ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento intimatogli per giusta causa con lettera del 15 giugno 2009, con consequenziale condanna della società al pagamento della indennità di cui all’art. 8 della legge n. 604 del 1966 e della indennità di mancato preavviso ai sensi della contrattazione nazionale del settore commercio.

In sede di gravame, la Corte d’Appello di Torino, in riforma della impugnata sentenza, dichiarava la illegittimità del suddetto licenziamento e condannava la società al pagamento di una indennità di sei mensilità della ultima retribuzione globale di fatto oltre euro 6.362,00 a titolo di indennità sostitutiva del preavviso oltre rivalutazione ed interessi. Nel pervenire a tale conclusione la Corte territoriale osservava che il primo giudice aveva errato nel ritenere ingiustificati gli utilizzi della carta di credito e dei telepass di cui il ricorrente si era avvalso.

Nel ricorso per cassazione, la società lamenta che la Corte territoriale abbia erroneamente reputato che fosse un onere su di essa gravante provare che la carta di credito aziendale ed il telepass non fossero in “uso promiscuo” e che il dipendente non potesse quindi utilizzarli senza obbligo di rendiconto per l’acquisto del carburante e per il pagamento dei pedaggi nel caso di uso in proprio dell’autovettura. E nella stessa ottica la suddetta società rimarca che il giudice d’appello aveva inopinatamente e di sua iniziativa reputato che la concessione in uso dell’autovettura e la assenza di puntuali controlli sui giustificativi di spesa potessero valere come autorizzazione implicita al dipendente dell’uso della carta di credito (per l’acquisto di carburanti) e del telepass (per il pagamento di pedaggi) anche in caso di uso privato dell’autovettura.

Per concludere la società addebita alla Corte territoriale di avere fondato la propria decisione su elementi (presuntivi) palesemente contraddittori che invece, se unitariamente esaminati, avrebbero dovuto condurre il giudicante a conclusioni diametralmente opposte a quelle cui era giunto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione respinge il ricorso presentato dalla società. Ed invero una volta autorizzato l’uso privato dell’autovettura di servizio da parte della società ed una volta reputate altresì insussistenti le contestazioni concernenti le violazioni dell’obbligo di compilare sempre e comunque le “lettere di incarico” al fine di rendere controllabili la fondatezza delle richieste di rimborso spese, il giudice di primo grado – ha precisato la Corte territoriale – era poi incorso in un evidente salto logico quando nella sua decisione aveva concluso – senza alcun valido riscontro probatorio né scritto né orale – che incombeva invece sul lavoratore l’obbligo di giustificare l’uso privato del mezzo solo per le spese relative al telepass per le quali soltanto il lavoratore era tenuto a rimborsare alla società gli esborsi non strettamente collegati all’esercizio della attività lavorativa, diversamente di quanto avveniva per le spese di altro genere. E che la sentenza impugnata non potesse essere condivisa derivava dalle dichiarazioni dei testi escussi, i quali avevano smentito che in relazione all’uso del telepass fosse stato imposto l’obbligo di un rimborso o di un semplice rendiconto, non diversamente del resto da quanto accadeva per il consumo de! carburante e più in generale per l’utilizzo della autovettura aziendale.

Da quì, dunque, il rigetto del ricorso e la condanna della società al pagamento delle spese di giudizio.

Illegittimo il licenziamento del dipendente che utilizzi autovettura, carta di credito e telepass dell’azienda. La regola vale a condizione che l’imprenditore non abbia imposto precisi oneri di rendicontazione sull’uso del mezzo, nonchè della carta di credito e telepass facenti capo all’azienda.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 3479/2015

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