Diritto

Non è dovuta l’indennità sostitutiva del preavviso se il rapporto di lavoro è nullo

Non è dovuta l'indennità sostitutiva del preavviso se il rapporto di lavoro è nullo
Dalla nullità del rapporto di lavoro deriva l’impossibilità di accordare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso che per sua natura presuppone la validità del rapporto

Dalla nullità del rapporto di lavoro deriva l’impossibilità di accordare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso che per sua natura presuppone la validità del rapporto e, salvo casi eccezionali espressamente previsti, la possibilità della sua continuazione oltre il periodo di recesso. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6266 del 27 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Palermo condannava una società a corrispondere al proprio dipendente la somma di € 135.000, oltre accessori, e, con pronuncia di condanna generica, a pagare le differenze retributive derivanti dalla inclusione nella base di calcolo delle mensilità aggiuntive del valore della autovettura concessagli in uso; rigettava invece la domanda di pagamento dell’indennità di mancato preavviso, pari a 12 mensilità dell’ultima retribuzione, nonché al risarcimento dei danni quantificati in domanda in £. 2 miliardi.

Proposto gravame da entrambe le parti, la Corte d’Appello, in parziale riforma della sentenza appellata, ha condannato il datore di lavoro al pagamento della somma di € 2.000 circa, oltre accessori, ed alle differenze retributive relative all’inclusione nella base di calcolo del valore dell’autovettura, nella misura indicata nella sentenza di primo grado, con riduzione però di un quarto.

In particolare, la Corte territoriale, nel ricordare che l’art. 4 della legge regionale Sicilia n. 76 del 1976 condiziona la nomina del dirigente a previe selezioni effettuate da società specializzate di primaria importanza e ad autorizzazione dell’Ente siciliano per la promozione industriale, ha rilevato che il dipendente era stato assunto con la qualifica di dirigente alle dipendenze della società solo sulla base di delibera del Consiglio di Amministrazione a seguito di nota dell’ente siciliano, e quindi senza il rispetto della procedura prevista per l’assunzione dei dirigenti delle società del gruppo; ne è derivata, secondo la Corte, la nullità del rapporto di lavoro e dunque l’impossibilità di accordare l’indennità sostitutiva del preavviso che per sua natura presuppone la validità del rapporto (e correlativamente la Corte ha escluso la computabilità dell’indennità nella base di calcolo del TFR e delle mensilità aggiuntive).

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il dipendente, in particolare deducendo – per quanto qui di interesse – la violazione dell’art. 2126 del codice civile, per aver negato l’indennità sostitutiva del preavviso in ragione della nullità del rapporto.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal lavoratore. Sul punto, precisano gli Ermellini che dalla nullità del rapporto di lavoro deriva infatti l’impossibilità di accordare al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso che per sua natura presuppone la validità del rapporto e, salvo casi eccezionali espressamente previsti (cfr. art. 2118, comma 3, e 2122 del codice civile), la possibilità della sua continuazione oltre il periodo di recesso (cfr. Sez. L., sentenza n. 2476 del 6 febbraio 2006).

L’indennità sostitutiva del preavviso è data in sostituzione del preavviso quando il rapporto di lavoro si interrompe immediatamente; per la sua definizione occorre fare riferimento alle norme del diritto del lavoro. E’ equiparabile ai fini contributivi, le indennità corrisposte nei seguenti casi:

a) recesso da parte del d.d.l. nel contratto a tempo indeterminato, anche se per raggiunti limiti di età del lavoratore ad eccezione dell’ipotesi in cui ricorre la giusta causa (nelle dimissioni sorrette da giusta causa il lavoratore è esonerato dall’obbligo del preavviso, anzi ha diritto alla indennità sostitutiva del preavviso, in quanto esse sono equiparate ad un licenziamento ingiustificato);
b) immediato licenziamento del lavoratore dimissionario;
c) dimissioni della lavoratrice madre durante il periodo per cui è previsto il divieto del licenziamento;
d) morte del lavoratore (in caso di decesso l’indennità corrisposta è assoggettata a contributi e dal punto di vista contributivo, viene attribuita al mese di corresponsione ossia all’ultimo periodo di paga).

Questo comporta che l’inclusione nell’imponibile di detta indennità, mentre determina l’aumento della retribuzione da prendere a base per l’erogazione delle prestazioni, non produce accrescimento nell’anzianità contributiva del lavoratore.
L’indennità di preavviso viene calcolata in un numero di mensilità o di giorni stabilito dai contratti collettivi.
L’indennità sostitutiva del preavviso è assoggetta a contribuzione previdenziali e assistenziali.
L’indennità sostitutiva del preavviso deve essere aggiunta, ai fini del calcolo dei contributi, all’ultimo periodo di paga, ma attribuita, ai fini dell’accredito dei contributi assicurativi a favore del lavoratore, al periodo cui essa si riferisce (delibera Consiglio di Amministrazione Inps n. 63 del 4/5/1973 e circolare n. 170/90).
La scelta di corrispondere l’indennità di preavviso non produce l’anticipata risoluzione del rapporto di lavoro, che anzi resta giuridicamente attivo fino alla fine del periodo del preavviso, per cui tutto ciò che si verifica durante questo periodo, anche se non lavorato, produce i suoi effetti anche sullo stesso lavoratore.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 6266/2015

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