Diritto

No al licenziamento fondato sui files di log

L’ordinanza del Tribunale di Napoli è la prima che si occupa del valore probatorio dei files di log, ossia delle risultanze dei registri elettronici contenuti nei server aziendali, dai quali risultano le connessioni di rete operate dai vari utenti e la loro attività espletata in una rete (nel caso aziendale)
L’ordinanza del Tribunale di Napoli è la prima che si occupa del valore probatorio dei files di log, ossia delle risultanze dei registri elettronici contenuti nei server aziendali, dai quali risultano le connessioni di rete operate dai vari utenti e la loro attività espletata in una rete (nel caso aziendale)

L’ordinanza del Tribunale di Napoli è la prima che si occupa del valore probatorio dei files di log, ossia delle risultanze dei registri elettronici contenuti nei server aziendali, dai quali risultano le connessioni di rete operate dai vari utenti e la loro attività espletata in una rete (nel caso aziendale). La decisione fa un ampio quadro del problema e si segnala per la sua novità ed originalità.

IL FATTO

Alcuni lavoratori, attraverso il loro computer aziendale erano abusivamente entrati reiteratamente anche nello stesso giorno, nel sistema di posta di altri colleghi, acquisendo illecitamente e-mail personali o riguardanti fatti, notizie e documentazione aziendale di natura riservata. E’ questo l’addebito rivolto dal datore di lavoro, a sostegno del quale il datore rileva che tutti gli accessi alle caselle di posta in modalità WebMail vengono tracciati in un apposito database di log gestito da ogni singolo server IBM, sicché è possibile risalire ai vari “percorsi” ed ai vari “accessi” da parte e verso tutti i computer dei dipendenti, avvenuti nell’ultimo mese, e verificare, quindi, eventuali accessi non autorizzati di dipendenti in caselle di posta di altri.

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI

Opportunamente disposta consulenza tecnica per accertare la natura dei files di log sul piano tecnico (con particolare riferimento non solo al loro contenuto, quanto soprattutto alla loro modificabilità, e dunque alla certezza della evidenza probatoria dagli stessi fornita), il tribunale in composizione monocratica ne recepisce le conclusioni, osservando che, pur potendosi prospettare in astratto varie modalità di conservazione dei dati che avrebbero inconfutabilmente determinato la loro immodificabilità e attendibilità, le stesse non sono state adottate nel caso dal datore di lavoro.

In particolare si è accertato che – con riguardo ai log che ricollegano al pc del ricorrente l’indirizzo ip utilizzato – il server produce file di log in formato nativo sul sistema, e tali log, nel momento in cui vengono “trasportati” al di fuori del sistema, sono memorizzati in file di formato testo, ciò che è nella specie avvenuto senza che il contenuto dei file sia stato sottoposto a controllo di integrità che ne avesse potuto sancire l’identità assoluta con il dato nel suo contenuto originale, così come prodotto dal sistema (ad. es. log firmati digitalmente e marcati temporalmente): ne deriva allora, secondo la sentenza, che in assenza di tale controllo di integrità, e considerando che il file copiato è in formato testo, diventa consistente la possibilità di alterazione del contenuto del file.

Con riguardo al secondo tipo di log (ossia quelli che collegano l’indirizzo Ip agli accessi illegittimi) analoghe sono le considerazioni critiche del ctu recepite in sentenza, con la sola diversità derivante dalla complessità della struttura del dato, tale che, anche se non è possibile stabilirne la congruenza effettiva con i dati nativi, è possibile avanzare l’ipotesi di una bassa probabilità di alterazione del dato copiato.

In sintesi, le risultanze probatorie dei files di log sono modeste in ragione della loro alterabilità agevole, sebbene le specifiche caratteristiche del file di log possono rendere a seconda dei casi più o meno probabile l’alterazione dei dati.

L’ordinanza è consapevole del valore presuntivo semplice inerente il dato (la cui portata sembra varia in funzione della minore o maggiore complessità – e quindi probabilità – di alterazione del dato) ma questo valore probatorio viene opportunamente differenziato con riferimento all’originale del file di log (nel caso distrutto in quanto sovrascritto, come normalmente avviene, a distanza di tempo) ovvero alla copia non autentica del dato, in quanto in tal ultimo caso i dati – non essendo estratte le copie con modalità tali da garantirne, in caso di contestazione, la attendibilità e provenienza e la immodificabilità, né essendo cristallizzati “giuridicamente e processualmente in altro modo” (ad es. ctu preventiva) – non possono ritenersi attendibili in presenza di contestazione da parte del lavoratore.

La distinzione operata dalla decisione, peraltro, può sottolinearsi criticamente da parte di chi scrive, non esclude in astratto (ma la problematica sembra fosse estranea al thema decidendum e quindi non è stata trattata dalla decisione) che anche il file originale sia (come normalmente accade) un file di testo agevolmente alterabile (senza peraltro che le modifiche siano rilevabili ex post) e, all’opposto, che la risultanza della copia non autentica del dato possa essere corroborata da altre risultanze probatorie (ad esempio la prova testimoniale del soggetto che l’abbia effettuata) o comunque rilevante (per l’effetto di mancanza di contestazioni della controparte), sicché un dato “leggero” in quanto volatile ed alterabile come il file di log può all’occorrenza divenire “pesante” e rilevante sul piano processuale.

Conclusivamente, l’ordinanza in commento, spostando il ragionamento tecnico su un piano meramente processuale, afferma che, essendo l’onere della prova in capo al datore di lavoro, ed essendo il datore di lavoro privo di documenti di provenienza e attendibilità certa (essendo anzi emerso dalla miglior scienza ed esperienza che i documenti prodotti sono alterabili), non è adempiuto l’onere probatorio del datore, perché nemmeno vi sono sufficienti elementi indiziari che consentano di pervenire alla prova in via presuntiva.

Pertanto la domanda del ricorrente di impugnativa del licenziamento, basato in via esclusiva sulle risultanze dei files di log, viene accolta dall’accorto giudice partenopeo, con annullamento del recesso datoriale.

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