Diritto

Non c’è abuso di diritto nella scelta fiscale più vantaggiosa

Non c'è abuso di diritto nella scelta fiscale più vantaggiosa
Nei processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale integra gli estremi della condotta elusiva quella costruzione che, tenuto conto sia della volontà delle parti implicate che del contesto fattuale e giuridico, ponga quale elemento essenziale dell’operazione economica lo scopo di ottenere vantaggi fiscali, con la conseguenza che il divieto di comportamenti abusivi non vale ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta e manchi il presupposto dell’esistenza di un idoneo strumento giuridico che, pur se alternativo a quello scelto dalla parte contribuente, sia comunque funzionale al raggiungimento dell’obiettivo economico perseguito

Nei processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale integra gli estremi della condotta elusiva quella costruzione che, tenuto conto sia della volontà delle parti implicate che del contesto fattuale e giuridico, ponga quale elemento essenziale dell’operazione economica lo scopo di ottenere vantaggi fiscali, con la conseguenza che il divieto di comportamenti abusivi non vale ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta e manchi il presupposto dell’esistenza di un idoneo strumento giuridico che, pur se alternativo a quello scelto dalla parte contribuente, sia comunque funzionale al raggiungimento dell’obiettivo economico perseguito. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 439 del 14 gennaio 2015.

IL FATTO
Nel 2000 una S.p.A. ha prima ceduto la partecipazione di maggioranza in una seconda S.p.A. ai soci persone fisiche, poi ha acquistato un ramo di azienda della seconda S.p.A. con l’esclusione di un immobile, rimasto di proprietà dei soci persone fisiche. Le due operazioni, corredate da patti accessori di locazione immobiliare, associazione quinquennale in partecipazione, stock options, sono ritenute prive di serie alternative e vengono giustificate sulla base della necessità di migliorare la gestione dell’intero gruppo e di mantenere la proprietà sull’immobile soggetto a vincolo d’intrasferibilità.

Ritenendo elusiva la descritta sequenza contrattuale, l’Amministrazione finanziaria emette avviso di accertamento ex art. 37-bis, D.P.R. n. 600 del 1973. L’Ufficio procedente ritiene che l’assetto finale poteva essere raggiunto attraverso percorsi negoziali alternativi (scissione parziale in relazione al ramo d’azienda e vendita di azioni oppure acquisizione della partecipazione di minoranza, fusione per incorporazione e cessione del diritto all’assegnazione dell’immobile), senza che gli interessi erariali fossero pregiudicati.

Le ragioni della società contribuente sono disattese dai Giudici di merito.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dalla società. In particolare, gli Ermellini focalizzano la propria attenzione sulla questione se le ragioni economiche delle parti contraenti siano state perseguite con i giusti strumenti negoziali: la possibilità per l’Amministrazione finanziaria di disconoscere i vantaggi tributari conseguiti “presuppone l’esistenza di un valido strumento giuridico che, pur se alternativo a quello scelto dal contribuente, sia comunque funzionale al raggiungimento dell’obiettivo economico perseguito dal contribuente” (così già Cass., sez. trib., 30 novembre 2012, citata testualmente in motivazione).

Nel caso di ristrutturazioni societarie nell’ambito di grandi gruppi di imprese, è necessario verificare:

  • se vi siano manipolazioni e alterazioni di schemi negoziali classici, considerate irragionevoli in una normale logica di mercato (Cass., sez. trib., 21 gennaio 2011, n. 1372);
  • se vi sia reale fungibilità con le soluzioni prospettate dal Fisco (cfr. Cass., sez. trib., 26 febbraio 2014, n. 4604).

Per la Corte di Cassazione, la sentenza impugnata non dà atto dell’artificiosità degli schemi negoziali utilizzati, non indica gli effetti giuridici ed economici delle alternative indicate dall’Amministrazione finanziaria, né chiarisce se esse, ancorché più articolate rispetto alla via seguita dalla società contribuente, consentano di garantire il rispetto del vincolo gravante sull’immobile. Il Collegio esclude poi che le operazioni poste in essere dalla società contribuente sono dotate di sostanza economica “reale”, “coerente col fondamento giuridico dei singoli istituti” e pienamente rispondente “a quelle legittime esigenze di riordino societario e produttivo accertate dal giudice di merito”.

In conclusione, la Suprema Corte formula il seguente principio di diritto: “Nei processi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale integra gli estremi della condotta elusiva quella costruzione che, tenuto conto sia della volontà delle parti implicate che del contesto fattuale e giuridico, ponga quale elemento essenziale dell’operazione economica lo scopo di ottenere vantaggi fiscali, con la conseguenza che il divieto di comportamenti abusivi non vale ove quelle operazioni possano spiegarsi altrimenti che con il mero conseguimento di risparmi d’imposta e manchi il presupposto dell’esistenza di un idoneo strumento giuridico che, pur se alternativo a quello scelto dalla parte contribuente, sia comunque funzionale al raggiungimento dell’obiettivo economico perseguito”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 439/2015

Potrebbe anche interessarti:

Abuso del diritto: non si genera con il solo vantaggio fiscale
Abuso del diritto sanzionato anche sul piano penale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *