Diritto

Niente sanzioni se la violazione tributaria dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata o ambito di applicazione della norma

Niente sanzioni se la violazione tributaria dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata o ambito di applicazione della norma
Niente sanzioni se la violazione tributaria dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della disposizione normativa e qualora, tra l’altro, non abbia determinato alcun debito di imposta

Niente sanzioni se la violazione tributaria dipende da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della disposizione normativa e qualora, tra l’altro, non abbia determinato alcun debito di imposta.

È la principale conclusione della sentenza 7/1/13 della Ctr Sardegna.
L’articolo 10 dello Statuto del contribuente (legge 212/2000) prevede, infatti, che non debbano essere comminate sanzioni né richiesti interessi moratori al contribuente, qualora si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell’amministrazione finanziaria – sebbene successivamente modificate – o nel caso in cui il suo comportamento risulti posto in essere a seguito di fatti direttamente conseguenti a ritardi, omissioni o errori del fisco. Sempre poi secondo la stessa disposizione, le sanzioni non devono comunque essere comminate qualora la violazione dipenda da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sul l’ambito di applicazione della norma tributaria o quando si traduca in una violazione esclusivamente formale senza alcun debito di imposta.
In sostanza, recependo i principi espressi nell’articolo 97 della Costituzione in tema di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione, lo Statuto consente di includere tra le garanzie riconosciute al contribuente anche quella che impone di valutare la sua buona fede nell’adempimento dell’obbligazione tributaria. In particolare, un comportamento conforme alle indicazioni fornite dall’amministrazione finanziaria, quand’anche successivamente modificate dalla stessa, non può essere sanzionato in ossequio proprio al principio di buona fede e collaborazione.

La pronuncia trae origine da una cartella di pagamento emessa nei confronti di un contribuente a seguito dell’iscrizione a ruolo di sanzioni per aver compensato un credito di imposta maturato, ma ritenuto poi non immediatamente fruibile da una disposizione normativa successiva.
Il contribuente aveva impugnato la cartella in Ctp contestando, tra l’altro, la totale mancanza di presupposto dell’applicazione della sanzione. In presenza di indeterminatezza delle norme che avevano dato origine anche a un ampio dibattito sull’utilizzabilità del credito, il ricorrente aveva prima provveduto a compensare il credito di imposta (risultato poi non fruibile) e poi aveva riversato all’Erario la somma compensata. Pertanto, non essendo stata commessa alcuna violazione tributaria non doveva trovare applicazione nessuna sanzione. I giudici della Ctp, però, non hanno condiviso la tesi del diretto interessato e hanno respinto il ricorso.

Il collegio di secondo grado, invece, ha accolto l’appello presentato e ha annullato così la precedente pronuncia. La Ctr ha precisato che va considerato in buona fede il contribuente che abbia dapprima utilizzato in compensazione un credito d’imposta e che, dopo l’introduzione della disposizione normativa che ne chiarisce la non fruibilità, abbia provveduto a “restituire” la somma all’Erario anche se in maniera dilazionata. In tal caso, infatti, il contribuente si è fidato delle indicazioni vigenti all’epoca dei fatti contestati e non può coerentemente essere sanzionato a posteriori, per un mutamento di orientamento successivo alle sue condotte. Trattandosi, inoltre, di un debito fiscale completamente estinto, è possibile invocare lo Statuto del contribuente che stabilisce l’inapplicabilità delle sanzioni quando la violazione addebitata dipende da obiettive condizione di incertezza sulla portata e sull’ambito dell’applicazione della norma tributaria, senza che vi sia alcun debito d’imposta.
Di conseguenza, quando la violazione dipenda da obiettive condizioni di incertezza in merito alla portata o all’ambito applicativo della disposizione tributaria (a fortiori nelle ipotesi in cui l’errore del contribuente produca una mera violazione formale senza alcun debito di imposta), il fisco potrà procedere solo al recupero dell’imposta senza irrogazione delle sanzioni.

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