Fisco

Niente sanzioni al contribuente se il professionista omette Unico

Niente sanzioni tributarie al contribuente se il professionista incaricato non ha provveduto all’invio della dichiarazione. È quanto emerge dalla sentenza 126/1/12 della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia.
All’origine della controversia c’è una cartella di pagamento per Iva e Irap scaturita da un controllo eseguito ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/1973. Dal riscontro formale sono emerse imposte da pagare che il contribuente, in realtà, non avrebbe dovuto versare in virtù della sua posizione a credito risultante dal periodo d’imposta precedente. Tuttavia, il mancato invio della dichiarazione modello 770 ha fatto sì che non fosse riconosciuto il credito. Di conseguenza, l’amministrazione finanziaria ha accertato maggiori imposte ed ha irrogato le sanzioni. Il contribuente ha imputato il mancato invio della dichiarazione al proprio commercialista, che poi ha anche denunciato in sede penale.
La richiesta delle maggiori imposte è stata annullata in autotutela dall’ufficio che invece ha seguitato a chiedere le sanzioni. In giudizio il fisco ha sostenuto che ogni contribuente ha il dovere di verificare i dati trasmessi all’amministrazione finanziaria e che in ogni caso, perché si verifichi l’«effettiva responsabilità del terzo», non basterebbe una «denuncia-querela che evidenziasse il comportamento scorretto e non lecito del terzo ma occorrerebbe che venisse in concreto accertata la responsabilità di quest’ultimo».
La Commissione Tributaria Provinciale ha, però, accolto il ricorso del contribuente annullando la cartella di pagamento. Nell’appello l’amministrazione finanziaria ha ribadito le stesse argomentazioni, la Commissione Tributaria Regionale però ha confermato la precedente pronuncia. Secondo i giudici di secondo grado, sia o non sia vero che una mera denuncia-querela, per quanto circostanziata, non basti a conferire valenza sicura all’emersa responsabilità di un professionista, rimane comunque documentalmente provato e ragionevolmente affermabile il fatto che non appena emersa l’esistenza di problemi legati al sopravvenuto inadempimento della professionista che da oltre vent’anni si occupava della materia tributaria di suo interesse, il contribuente avesse avviato con l’amministrazione finanziaria un rapporto collaborativo volto a chiarire i problemi accennati e a fornire prontamente soluzioni.

Ciò è dimostrato anche dall’autotutela presentata e dallo sgravio parziale ottenuto. La Commissione regionale aggiunge inoltre che nel contesto di leale e proficua collaborazione il rigorismo formale sotteso al gravame non è giustificabile e va sancita la scusabilità di eventuali profili di colpa del contribuente ai sensi dell’articolo 6, comma 3, del Dlgs 472/1997

A tal proposito, va ricordato che le sanzioni tributarie sono irrogabili solo in presenza di dolo o colpa. L’articolo 6 del Dlgs 472/1997 – richiamato dalla sentenza 126/1/12 – prevede una “scriminante” fondata proprio su tale principio, prevedendo la non punibilità se il contribuente dimostra che il pagamento del tributo non è stato eseguito per fatto denunciato all’autorità giudiziaria e addebitabile esclusivamente a terzi.

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