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Niente reddito minimo, si alla social card: le misure anti-povertà dell’Esecutivo

Niente reddito minimo, si alla social card: le misure anti-povertà dell'Esecutivo
Nessuno ha parlato di reddito minimo. Il Ministro Giovannini chiarisce e illustra le caratteristiche della nuova social card, prevista per contrastare la povertà

Nel maxiemendamento al Ddl Stabilità approvato dal Senato non si parla di reddito minimo garantito.
Lo precisa  il Ministro del Welfare, Enrico Giovannini, dai microfoni di una radio nazionale. La misura inserita nel testo, ha chiarito il Ministro, è l’estensione della sperimentazione della social card (o carta acquisti) per il contrasto alla povertà.

Alla domanda sul reddito minimo, il Ministro infatti risponde: “E’ qualcuno che non ha letto bene i testi in modo coordinato. Quello che ieri il Senato ha definito, è un’aggiunta di 40 milioni all’anno per i prossimi tre anni al Fondo per la povertà, che è stato utilizzato in passato con la social card tradizionale per circa 250 milioni, e oltre alle risorse che noi avevamo già stanziato, circa 170 milioni per il Mezzogiorno e altri 50 milioni per i grandi comuni.
In altre parole, quello che è stato deciso ieri è proprio di allargare la sperimentazione della carta di inclusione sociale, che non è soltanto la vecchia social card, a tutto il territorio nazionale: questo è un passo propedeutico all`introduzione piena del sostegno per l’inclusione sociale che abbiamo sviluppato nei mesi scorsi. Complessivamente, parliamo di circa mezzo miliardo”.

Il nuovo modello di social card infatti si distingue dal precedente perché la fruizione dell’aiuto sarà vincolato alla partecipazione dei beneficiari a percorsi di inclusione sociale che vanno dal rispetto dell’obbligo scolastico per i figli a corsi di riqualificazione professionale per i genitori disoccupati, ed è stata concepita con l’idea di creare uno strumento di partecipazione attiva nella società, con servizi legati all’effettiva ricerca di lavoro o inserimenti in attività organizzate a livello locale.

Alla domanda a chi sarà rivolto concretamente, Giovannini ha risposto: “già adesso abbiamo visto che nelle sperimentazioni dei grandi comuni, questo tipo di sostegno va a famiglie in particolare difficoltà economica, quindi con un reddito, con un Isee particolarmente basso; ma c`è un impegno ad avere non solo il trasferimento monetario di sostegno alla famiglia, ma da un punto di vista della famiglia c`è un impegno a cercare un lavoro in modo attivo, a mandare i figli a scuola regolarmente, a far fare le visite mediche regolari. E` un vero programma di inclusione sociale, analogo a quello sviluppato in altri Paesi europei”.

Se la sperimentazione andrà a buon fine e la carta acquisti sarà confermata, l’Italia si troverà a colmare un gap che l’allontana dagli altri  Paesi europei (tranne la Grecia) dove sono già state adottate misure di contrasto della povertà assoluta.

Il reddito minimo garantito è una misura oggi esistente, pur in forme molto diverse, in tutti i paesi dell’Unione Europea a 15 (anche se in Italia la spesa per la protezione sociale – che comprende assegni familiari, pensioni di inabilità, bonus bebè, indennità di accompagnamento – non è inferiore alla media degli altri paesi Ue).

Ecco come si configurano gli aiuti per contrastare la povertà negli altri paesi dell’Unione:

Il Reddito di cittadinanza in alcuni paesi Ue
PAESE SUSSIDI
Austria Sozialhilfe. Si tratta di un reddito minimo garantito che viene aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, l’elettricità e l’affitto per la casa.
Belgio Minimex o revenu d’intégration. Si configura come un aiuto finanziario sociale soggetto a diverse condizioni, fra cui la disponibilità a lavorare, tranne quando sorge l’impossibilità per motivi di salute.
Francia Revenu de solidarité active (RSA). È strutturato come un sistema misto: per chi non lavora si tratta un reddito minimo, pari a circa 466 euro mensili destinati a persone senza reddito sopra i 25 anni; per chi ha un’occupazione retribuita, invece, di un complemento al reddito.
Germania Arbeitslosengeld II o Hartz IV. Ne ha diritto chi ha versato un anno di contributi e chi ha ottenuto un anno di disoccupazione, anche chi non trova lavoro dopo la propria formazione scolastica o universitaria. Garantisce una minima per coprire i costi di vita, l’affitto e in parte il riscaldamento, per garantire una dignitosa dimora al cittadino.
Gran Bretagna L’Income Based Jobseeker’s Allowance è una rendita individuale illimitata nel tempo, rilasciata a partire dai 18 anni di età a chi non può permettersi un dignitoso tenore di vita. Viene inoltre garantita la copertura dell’affitto (Housing benefit). Vi è anche un incentivo alle famiglie per il mantenimento dei figli. Sempre per quanto riguarda i figli vi è un sussidio rilasciato direttamente ai ragazzi per coprire le spese dei loro studi (la Education Maintenance Allowance). Infine vi è l’Income Support, un sussidio di durata illimitata, garantito a chi ha un lavoro che ammonta a meno di 16 ore settimanali.
Lussemburgo Revenue Minimum Guaranti. Si tratta di un riconoscimento individuale “fino al raggiungimento di una migliore condizione personale”.
Norvegia Stønad til livsopphold, letteralmente “reddito di esistenza”, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di età.
Olanda Nei Paesi Bassi esistono due tipi di sussidi. Il primo è il Bijstand, un diritto individuale e si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura. Il secondo è il Wik, un reddito destinato agli artisti per “permettere loro di avere tempo di fare arte”.
In ItaliaGreciaUngheria non vi è alcuna legge che regoli il reddito minimo garantito. In Spagna Portogallo è stato avviato un dibattito nazionale che sta portando all’istituzione di una forma di reddito sociale. Negli altri Paesi la media del sussidio è di 400 euro.

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