Diritto

Niente indennità di maternità se la domanda non è tempestiva

Niente indennità di maternità se la domanda non è tempestiva
La lavoratrice che intende esercitare la facoltà di astenersi dal lavoro  ha l’onere di darne preventiva comunicazione al datore di lavoro e all’Istituto assicuratore interessato; pertanto, l’indennità di maternità per l’astensione facoltativa non può essere riconosciuta per periodi anteriori alla data di tale comunicazione

La lavoratrice che intende esercitare la facoltà di astenersi dal lavoro per il periodo previsto dall’art. 7 primo comma della legge n. 1204 del 1971 ha l’onere di darne preventiva comunicazione al datore di lavoro e all’Istituto assicuratore interessato; pertanto, l’indennità di maternità per l’astensione facoltativa non può essere riconosciuta per periodi anteriori alla data di tale comunicazione.

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 4318 del 24 febbraio 2014.

Ricordiamo che l’art. 7 della legge n. 1204/71, così come riformato dalla legge n. 53/2000 prevede “la durata dell’astensione facoltativa in generale in 10 mesi da ripartire tra i due genitori e da fruire nei primi 8 anni di età del bambino”. La disciplina precedente prevedeva invece una “durata massima di 6 mesi (anche frazionabili) fino al compimento di un anno di età da parte del bambino“. Ratione temporis, la normativa applicabile al caso di specie (parto avvenuto il 26 marzo 1993) risulta essere quella ante riforma, ossia un congedo della durata massima di 6 mesi fino al compimento di un anno di età del bambino.

IL FATTO

In particolare, il fatto trae origine dal ricorso di una dipendente avverso la decisione dell’Inps di disconoscere l’indennità di maternità in relazione alla domanda presentata nel 1996 e riferita al parto avvenuto ben tre anni prima (26 marzo 1993). Per l’Istituto, infatti, la ricorrente non aveva provveduto a formulare l’istanza per la richiesta della relativa indennità prima della fruizione del periodo di congedo richiesto, così contravvenendo all’art. 8 del dPR n. 1026/76 in base al quale “La lavoratrice che intenda avvalersi del diritto di assentarsi dal lavoro disposto dall’art. 7, primo comma, della legge, deve darne comunicazione al datore di lavoro e all’istituto assicuratore, ove quest’ultimo sia tenuto a corrispondere la relativa indennità, precisando il periodo dell’assenza, che è frazionabile“.

Mentre il Tribunale di Vibo Valentia rigettava il ricorso della lavoratrice, la Corte d’Appello di Catanzaro, decidendo sull’impugnazione, in riforma della sentenza impugnata dichiarava il diritto della lavoratrice a percepire l’indennità di maternità di cui alla legge n. 1204 del 1971 per il periodo di astensione facoltativa dal lavoro in relazione al parto del 26 marzo 1993, e condannava l’Inps al pagamento della relativa prestazione.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Avverso la sentenza della Corte d’Appello ricorreva l’Inps per cassazione prospettando il vizio di violazione e falsa applicazione degli articoli 7, primo comma, della legge n. 1204/71 e 8 del dPR n. 1026/76. In sintesi, l’Inps censurava la sentenza di secondo grado ritenendo che l’indennità di maternità per astensione facoltativa non potesse essere riconosciuta per i periodi anteriori alla comunicazione della lavoratrice di volersene avvalere.

La suprema Corte accoglie il ricorso dell’istituto previdenziale. Per gli ermellini, infatti, “la lavoratrice che intende esercitare la facoltà di astenersi dal lavoro per il periodo previsto dall’art. 7 primo comma della legge n. 1204 del 1971 ha l’onere di darne preventiva comunicazione al datore di lavoro e all’Istituto assicuratore interessato; pertanto, l’indennità di maternità per l’astensione facoltativa non può essere riconosciuta per periodi anteriori alla data di tale comunicazione“.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 4318/2014

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