Diritto

Niente esenzione IVA a chi somministra manodopera a tempo determinato

Niente esenzione IVA a chi somministra manodopera a tempo determinato
Né il personale infermieristico, munito di diploma di Stato, che fornisce i propri servizi direttamente a persone bisognose di cure, né una società di somministrazione di lavoro a tempo determinato che mette tale personale a disposizione degli istituti riconosciuti come aventi carattere sociale, rientrano nella nozione di «organismi riconosciuti come aventi carattere sociale» contenuta nell’art. 132, paragrafo 1, lettera g), della direttiva 2006/112/CE

È esclusa l’esenzione IVA per le società di somministrazione di lavoro a tempo determinato che mettono a disposizione di istituti di cura e a prestatori di cure a domicilio del personale infermieristico qualificato: è sì un “organismo” ma non ha “il carattere sociale” richiesto dalla direttiva IVA per il godimento del beneficio dell’esenzione. Il principio è stato affermato dalla Corte di Giustizia UE con una sentenza del 12 marzo 2015 nella causa C-594/13, in merito a una controversia pendente davanti alla Corte tributaria federale, avente ad oggetto la tassazione delle prestazioni di servizi effettuate a titolo di imposta sul fatturato per l’esercizio fiscale 2010. Il giudice tedesco, infatti, ha sollevato, nell’ambito di tale giudizio, una domanda di pronuncia pregiudiziale vertente sull’interpretazione della direttiva IVA (segnatamente, gli articoli 132, paragrafo 1, lettera g, e 134, lettera a, della direttiva n. 2006/112/CE).

IL FATTO
La «go fair» è una società in nome collettivo (offene Handelsgesellschaft – OHG), il cui oggetto consiste nella messa a disposizione di lavoratori sulla base della legge recante disciplina della somministrazione di manodopera.
Nel 2010, quale società di somministrazione di lavoro a tempo determinato, essa ha messo a disposizione il personale infermieristico alle sue dipendenze, ossia infermieri e infermieri geriatrici, a istituti di cura e a prestatori di cure a domicilio ai sensi dell’art. 4, punto 16, dell’UStG. Dal punto di vista organizzativo, i dipendenti della «go fair» erano inseriti negli istituti di cura di cui trattasi. Essi fornivano servizi infermieristici su incarico di tali istituti ed erano quindi subordinati ai medesimi. Anche il controllo gerarchico e tecnico dell’attività dei lavoratori somministrati rientrava negli obblighi dei suddetti istituti di cura.

Con decisione del 18 ottobre 2010, relativa al calcolo dell’acconto sull’imposta sul fatturato per il mese di settembre 2010, il Finanzamt Hamburg‑Altona ha assoggettato i redditi derivanti dalle prestazioni di servizi effettuate dalla «go fair» all’aliquota d’imposta ordinaria. Il ricorso presentato dalla «go fair» avverso tale decisione è stato respinto dal Finanzgericht Hamburg (sezione tributaria del Tribunale di Amburgo).

Investito dalla «go fair» di un ricorso per cassazione («Revision»), il Bundesfinanzhof (Corte tributaria federale) rileva che tale società non soddisfa le condizioni previste dall’art. 4, punto 16, lettera k), dell’UStG, nei limiti in cui gestisce non un istituto che offre cure destinate a persone bisognose di assistenza fisica, mentale o psichica, bensì un servizio di somministrazione di manodopera a tempo determinato. I suoi redditi non sarebbero dunque esentati dall’imposta ai sensi della disposizione in parola.

Tuttavia, detto giudice ritiene che la «go fair» abbia fornito prestazioni di servizi «strettamente connesse con l’assistenza e la previdenza sociale», ai sensi dell’art. 132, paragrafo 1, lettera g), della direttiva 2006/112, e che non si possa escludere che essa sia legittimata ad invocare direttamente tale disposizione e beneficiare quindi dell’esenzione ivi prevista.

Alla luce di tali considerazioni, il Bundesfinanzhof ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia UE.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA
La Corte di Giustizia ha, innanzitutto, rammentato che, secondo la direttiva IVA, viene considerato come “soggetto passivo” chiunque eserciti un’attività economica in modo indipendente: tale condizione esclude dalla tassazione i lavoratori subordinati e altre persone se essi sono vincolati al rispettivo datore di lavoro da un contratto di somministrazione di lavoro o da qualsiasi altro rapporto giuridico che crei vincoli di subordinazione in relazione alle condizioni di lavoro e di retribuzione ed alla responsabilità del datore di lavoro. Di conseguenza, l’esenzione IVA prevista dalla direttiva (art. 132, paragrafo 1, lettera g) non può essere applicata direttamente al personale di una società di somministrazione di lavoro a tempo determinato quale la “go fair”.

Quello che, però, rileva nella causa in questione non sono i servizi che i lavoratori alle dipendenze della “go fair” forniscono, nell’ambito di un rapporto di subordinazione con gli istituti di cura, alle persone bisognose di assistenza o di cure, ma quelle offerte da siffatta agenzia di somministrazione di lavoro a tempo determinato (cioè, la messa a disposizione di tali lavoratori). In base alla legge tedesca la società non è riconosciuta come organismo avente carattere sociale.

Tale riconoscimento può discendere direttamente dalla direttiva IVA?

Dalla giurisprudenza comunitaria emerge che la nozione di “organismo” è sufficientemente ampia per includere enti privati che perseguono scopi di lucro, e pertanto, una società in nome collettivo, quale la “go fair”, può essere considerata un “organismo” ai sensi della disposizione in parola. Manca però il “carattere sociale”, dato che, secondo la Corte UE, la messa a disposizione di lavoratori non costituisce, in quanto tale, una prestazione di servizi di interesse pubblico effettuata nel settore sociale (ed è irrilevante il fatto di trovarsi di fronte a personale infermieristico o che tale personale sia messo a disposizione di istituti di cura riconosciuti).

L’articolo 132, paragrafo 1, lettera g), della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che né il personale infermieristico, munito di diploma di Stato, che fornisce i propri servizi direttamente a persone bisognose di cure, né una società di somministrazione di lavoro a tempo determinato che mette tale personale a disposizione degli istituti riconosciuti come aventi carattere sociale, rientrano nella nozione di «organismi riconosciuti come aventi carattere sociale» contenuta in tale disposizione.
Corte di Giustizia – Causa C-594/13

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