Diritto

Niente dichiarazione sostitutiva per provare la presentazione del modello UNICO

Niente dichiarazione sostitutiva per provare la presentazione del modello UNICO
La tempestiva presentazione telematica del Modello UNICO ad opera del professionista incaricato ed obbligatosi in tal senso non può essere provata a mezzo di dichiarazione sostitutiva di atto notorio

La tempestività della presentazione telematica del modello Unico ad opera di professionista a ciò incaricato, e che si sia assunto il relativo impegno, non può essere provata a mezzo di dichiarazione sostitutiva di atto notorio, rilasciata dall’intermediario, la quale non risponde ai requisiti di forma e sostanza previsti per la documentazione che il professionista è tenuto a rilasciare al contribuente. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11236 del 29 maggio 2015.

IL FATTO
A seguito della notifica di una cartella di pagamento, ex art. 36-bis del D.P.R. n. 633/1972, per omesso versamento IVA, una società lo impugnava, sostenendo che il debito di imposta derivava dalla mancata contabilizzazione da parte dell’ufficio di un ben maggiore credito IVA per l’anno in oggetto, portato dal relativo Modello Unico che non risultava, però, acquisto al sistema telematico.
Respinto il ricorso in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale accoglieva l’appello del contribuente, ritenendo provato l’invio del Modello Unico sulla scorta di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio rilasciata dall’intermediario incaricato.

Avverso tale decisione ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, ponendo il seguente quesito: “Premesso che si controverte sul mancato riconoscimento di un credito di imposta in quanto, per quella annualità, all’ufficio non risulta presentata la dichiarazione Mod. Unico, dica codesta S.C. se la tesi della Commissione Regionale, secondo cui la attestazione proveniente dall’intermediario abilitato, contenente l’impegno a trasmettere la dichiarazione in via telematica all’Agenzia delle Entrate, costituirebbe per il contribuente prova della presentazione della dichiarazione medesima, non sia conforme a diritto poiché, a norma dell’art. 3 del D.P.R. n. 322/1998, la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione dei redditi tramite professionista incaricato – è costituita solo e soltanto dalla comunicazione dell’Agenzia attestante l’avvenuta ricezione, non avendo valore probatorio sufficiente l’impegno dell’intermediario alla trasmissione della stessa, né la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà rilasciata dal professionista in cui si dichiara che, pur essendo stato regolarmente trasmesso il Modello Unico, non si è in grado di produrre, poiché “non risulta reperibile”, l’apposita attestazione di avvenuto ricevimento dell’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 3, comma 10, del D.P.R. n. 322/1998”.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Premette la S.C. che, in base alla normativa ratione temporis applicabile, “la dichiarazione è presentata in via telematica all’amministrazione finanziaria, direttamente o tramite un incaricato (…)”. La normativa prescrive poi che “i soggetti di cui ai commi 2-bis e 3 rilasciano al contribuente o al sostituto di imposta ricevuta di presentazione della dichiarazione nonché copia della dichiarazione contenente l’impegno a trasmettere in via telematica all’amministrazione finanziaria i dati in essa contenuti” e “la dichiarazione si considera presentata nel giorno in cui è consegnata dal contribuente alla banca, all’ufficio postale o a uno dei soggetti di cui ai commi 2 bis e 3, ovvero è trasmessa direttamente all’amministrazione finanziaria mediante procedure telematiche” e che “la prova della presentazione della dichiarazione è data dalla ricevuta della banca, dell’ufficio postale o di uno dei soggetti di cui ai commi 2-bis e 3, o dalla ricevuta di invio della raccomandata di cui al comma 5, ovvero dalla comunicazione dell’amministrazione finanziaria attestante l’avvenuto ricevimento della dichiarazione presentata direttamente in via telematica”.

Il legislatore, dunque, nel regime normativo ratione temporis applicabile, richiede, come prova della presentazione della dichiarazione, la “ricevuta di uno dei soggetti di cui ai commi 2-bis e 3”, ricevuta, che non soltanto dimostra l’avvenuta consegna da parte del contribuente, ma è necessaria per verificare la tempestività di tale consegna, al fine di assicurare il controllo sul regolare adempimento degli obblighi di presentazione della dichiarazione, pur sempre sul contribuente gravanti.

Nella specie, la CTR, dopo aver esattamente affermato, ratione temporis, che costituisce prova della tempestiva presentazione della dichiarazione dei redditi per la contribuente la ricevuta dell’intermediario abilitato e la dichiarazione contenente l’impegno a trasmettere in via telematica la dichiarazione, non ha fatto corretta applicazione di tali disposizioni normative, in quanto ha ritenuto acquisita la prova della presentazione della dichiarazione dei redditi in via telematica a mezzo professionista abilitato, non già sulla scorta della produzione della “ricevuta delle dichiarazione” da questi rilasciata ai sensi dell’art. 3, comma 6, del D.P.R. n. 322/1998, bensì (come testualmente riportato in sentenza) di una “dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà da parte dell’intermediario il quale ha assunto l’impegno a trasmettere la dichiarazione della società in via telematica”.

Orbene – precisano i giudici – è evidente che tale atto, redatto in epoca successiva, non risponde ai requisiti di forma e sostanza previsti per la documentazione che il professionista incaricato era tenuto a rilasciare alla contribuente nello svolgimento della sua attività, documentazione – come già ricordato – volta non soltanto a dimostrare l’avvenuta consegna da parte del contribuente della dichiarazione, ma necessaria al fine di verificare la tempestività di tale consegna, per assicurare il controllo sul regolare adempimento degli obblighi di presentazione della dichiarazione, pur sempre sul contribuente gravanti, ed è pertanto senza dubbio inidoneo ad esonerare il contribuente dagli stessi.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 11236/2015

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