Diritto

Niente assegno di mantenimento per l’ex moglie ricca

Niente assegno di mantenimento per l'ex moglie ricca
Perde l’assegno la moglie ricca in grado di mantenere autonomamente un alto tenore di vita, se non riesce a dimostrare che durante il matrimonio la sua esistenza trascorreva tra viaggi, vacanze e teatri

Perde l’assegno la moglie ricca in grado di mantenere autonomamente un alto tenore di vita, se non riesce a dimostrare che durante il matrimonio la sua esistenza trascorreva tra viaggi, vacanze e teatri.

La Corte di cassazione (sentenza n. 12764 del 23 Maggio 2013), si allinea a quanto stabilito dalla Corte d’Appello, e taglia alla ex moglie la cifra di 2.500 euro al mese, concessi in suo favore dal tribunale di primo grado.
Nella loro decisione i giudici di prima istanza avevano seguito il solco della giurisprudenza della Cassazione (sentenza n. 2747/2011) che affermava il diritto della moglie facoltosa separata o divorziata a intascare comunque una cifra mensile dall’ex marito se più ricco di lei. A far la differenza con il caso esaminato è la mancanza della prova che, nella sua “second life”, la signora stesse peggio che nel corso del matrimonio.

La vicenda ha dato parecchio da fare ai giudici, visto che la causa ha fatto una “navetta” di cinque passaggi.

Il cammino giudiziario inizia con il via libera del tribunale all’assegno, contestato in appello dal marito con successo.
I giudici di secondo grado avevano osservato che la signora, titolare di un notevole patrimonio, finché era stata con il consorte aveva goduto certamente di un tenore di vita alto ma non “particolarmente brillante”, fatto di vacanze e prime teatrali.
A far ricorso in Cassazione contro la revoca dell’assegno questa volta è la moglie separata a cui, in prima battuta la Suprema corte offre una sponda.
I giudici di legittimità trovano, infatti, non «congruo il rilievo dato dall’impugnata sentenza alla distinzione tra “alto tenore di vita” e un “brillante tenore di vita”».
Per la Cassazione la partita non può essere giocata sulle definizioni, senza accertarsi concretamente dell’effettivo cambiamento delle abitudini. Per questo la Suprema Corte rispedisce la causa ai giudici di seconda istanza, invitandoli a fare maggiori verifiche per scoprire se effettivamente la ricorrente aveva dovuto rinunciare a una sorta di “dolce vita”. La Corte d’Appello conferma che la signora da sola può condurre la stessa esistenza agiata di prima. In Cassazione, la conferma dell’orientamento della Corte d’Appello e la revoca dell’assegno.

La decisione di revocare il mantenimento disposto in favore della ricorrente in sede di separazione si pone, secondo gli Ermellini, perfettamente in linea con la specifica funzione che l’art. 156 c.c. attribuisce all’assegno di mantenimento in favore del coniuge beneficiario, che è quella di garantire un tenore di vita pari od almeno simile a quello goduto in costanza di matrimonio. In detta prospettiva il giudice di merito deve innanzitutto accertare il tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio, poi verificare se i mezzi economici a disposizione del coniuge gli consentano di conservarlo indipendentemente dalla percezione dell’assegno e, in caso negativo, deve procedere alla valutazione comparativa dei mezzi economici a disposizione di ciascun coniuge al momento della separazione. In questo senso il diritto alla corresponsione dell’assegno rinviene il proprio fondamento giustificativo nell’esigenza di cercare un riequilibrio delle condizioni patrimoniali delle parti, di modo che entrambi i coniugi possano mantenere lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Un Commento

  1. ex mogli andate a lavorare!!!! siete \”donne\” se così si possono chiamare, senza alcuna dignità…vergognateviii!!!
    (sono sposata con un uomo divorziato che prende 500,oo euro di busta paga, per mantenere l\’ex facoltosa, VERGOGNA!,E IO SONO COSTRETTA A LAVORARE TUTTO IL GG,E HO LASCIATO MIO FIGLIO CHE AVEVA 4 MESI)

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