Diritto

Nessun danno da riposo per il tranviere che lavora per sei giorni consecutivi

Non sussiste il diritto ad un incondizionato risarcimento del danno da riposo non goduto per i lavoratori dell’azienda dei trasporti che lavorano consecutivamente per oltre sei giorni, perdendo così il diritto al riposo nel giorno stabilito
Non sussiste il diritto ad un incondizionato risarcimento del danno da riposo non goduto per i lavoratori dell’azienda dei trasporti che lavorano consecutivamente per oltre sei giorni, perdendo così il diritto al riposo nel giorno stabilito

Non sussiste il diritto ad un incondizionato risarcimento del danno da riposo non goduto per i lavoratori dell’azienda dei trasporti che lavorano consecutivamente per oltre sei giorni, perdendo così il diritto al riposo nel giorno stabilito. La volontarietà e la non obbligatorietà della prestazione resa escludono infatti qualsiasi tipo di risarcimento, patrimoniale ed esistenziale, oltre che biologico, se non viene debitamente provata per quest’ultimo una lesione psico-fisica.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione nella sentenza n. 26398 del 26 novembre 2013.

IL CASO

Il caso riguardava alcuni autisti dell’Azienda Mobilità e Trasposti S.p.A di Genova che nell’arco di diversi anni avevano svolto la propria attività lavorativa anche nei giorni dedicati al riposo settimanale, prestando così servizio per un periodo superiore ai sei giorni consecutivi, contrariamente a quanto previsto dagli accordi collettivi nazionali. I dipendenti, in virtù dei giorni di riposo lavorati, chiedevano un risarcimento del danno di tipo patrimoniale, esistenziale e biologico per via del riposo mancato. Nei giudizi di merito, sia il Tribunale che la Corte d’Appello rigettavano le domande dei lavoratori, in quanto il lavoro straordinario nei giorni di riposo aveva come presupposto la preventiva disponibilità e il consenso dagli stessi manifestati ed era stata elargita la remunerazione prevista per il caso di lavoro al di fuori della normale giornata lavorativa.

LA DECISIONE

I giudici della sezione lavoro rigettano il ricorso presentato dai lavoratori, ritenendo conforme ai principi risarcitori il decisum del Tribunale ulteriormente corroborato dalle motivazioni della Corte d’Appello. Secondo la Suprema Corte infatti, “l’attribuzione patrimoniale di natura risarcitoria spetta per la perdita definitiva del riposo, ove cioè non fruito neppure in un arco temporale maggiore di sette giorni”. E inoltre “la fattispecie di prestazione domenicale compensativa non può essere equiparata a quella del riposo compensativo goduto oltre l’arco dei sette giorni, atteso che una cosa è la definitiva perdita del riposo agli effetti sia dell’obbligazione retributiva che del risarcimento del danno per lesione di un diritto della persona, altra il semplice ritardo della pausa di riposo; e, in questa seconda ipotesi (…) il compenso sarà dovuto a norma dell’art. 2126 comma 2 c.c., che espressamente gli attribuisce natura retributiva”. E ancora, sul risarcimento del danno non patrimoniale “in aggiunta alla maggiore remunerazione spettante in considerazione della superiore gravosità del lavoro svolto oltre il sesto giorno consecutivo, secondo i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità il preteso danneggiato è tenuto ad allegarne e a provarne la sussistenza”.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 26398/2013

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *