Diritto

Nella successione legittima, al coniuge del defunto spettano i diritti di abitazione sulla casa

Nella successione legittima al coniuge del defunto spettano i diritti di abitazione sulla residenza familiare e di uso dei relativi mobili che la corredano
Nella successione legittima al coniuge del defunto spettano i diritti di abitazione sulla residenza familiare e di uso dei relativi mobili che la corredano

Nella successione legittima, al coniuge del defunto spettano i diritti di abitazione sulla casa familiare e di uso dei mobili che la corredano. Prima di procedere alla divisione tra i coeredi, dunque, il valore capitale di questi diritti – secondo un meccanismo assimilabile al prelegato – deve essere stralciato dall’asse ereditario.
Lo afferma la Cassazione, a Sezioni unite civili, con la sentenza 4847 del 2013.

A sollecitare la pronuncia è lo scioglimento di comunione ereditaria, conseguente al decesso di un uomo che – titolare di un ingente patrimonio – lascia eredi la moglie e i due figli. Vedova e figlia, però, chiedono al giudice l’assegnazione in natura delle singole quote, dopo avere detratto, dal valore della casa familiare, il diritto di abitazione spettante per legge alla consorte. Di qui, la disputa sia sull’effettiva spettanza alla coniuge – in caso di successione legittima, che si verifica se il defunto non ha fatto testamento – dei diritti di abitazione sulla casa e di uso degli arredi, sia sull’eventuale cumulo di questi diritti alla quota già intestata.

Il tribunale boccia la richiesta delle donne e la Corte d’appello conferma la sentenza. I giudici, in particolare, affermano che, trattandosi di un caso di successione legittima, alla quota di eredità che spetta al consorte superstite in base agli articoli 581 e 582 del Codice civile (metà dell’eredità se c’è un figlio, un terzo se i figli sono più di uno e due terzi se l’eredità va divisa con ascendenti, fratelli o sorelle del defunto) non si possono cumulare i diritti di abitazione e di uso previsti per la successione necessaria dall’articolo 540, comma 2, del Codice civile.

Il caso arriva in Cassazione. Di fronte alla Corte madre e figlia affermano che, pur mancando un espresso richiamo normativo, gli articoli del Codice civile 540 e 553 (quest’ultimo regola la riduzione delle quote degli eredi nei casi di successione legittima) devono essere interpretati nel senso che nella successione legittima la quota del superstite deve avere un «valore complessivo non inferiore» a quella garantita dalla disciplina sulla successione necessaria, costituita «dalla somma del valore della quota di riserva e dei diritti di uso e di abitazione».

La Cassazione a Sezioni unite, componendo un annoso contrasto, accoglie il ricorso della vedova e della figlia: nella successione legittima – scrivono i giudici – al coniuge del defunto spettano i diritti di abitazione sulla residenza familiare e di uso dei relativi mobili. E per calcolare questi diritti, prima di procedere alla divisione della massa ereditaria tra gli eredi, deve essere stralciato il loro valore capitale, secondo modalità assimilabili al prelegato. Ciò perché non si tratterebbe di quote, ma di prelegati “ex lege” (previsti dalla legge), riconosciuti in via esclusiva al coniuge.

Nel sostenerlo, la Corte risponde a due quesiti. In primo luogo, la Cassazione ricorda come una sentenza precedente (la 4329 del 2000) avesse riconosciuto i diritti di abitazione, in aggiunta alla quota intestata, solo in caso di successione necessaria; al contrario, ora, i giudici affermano che il coniuge superstite è titolare di questi diritti anche nella successione legittima. Del resto, spiegano i giudici, la legge 151 del 1975 di riforma del diritto di famiglia è protesa a equiparare i coniugi, anche sotto il profilo sentimentale, garantendo al coniuge vedovo – anche se in concorso con altri eredi – la «stabilità delle abitudini di vita», legate all’abitazione nella casa familiare. Inoltre, la sentenza 6625 del 2012 aveva definito il diritto di abitazione come un legato “ex lege”, acquisito dal superstite fin dall’apertura della successione. Nell’esaminare i criteri di calcolo del valore della quota riconosciuta al coniuge, la Cassazione aderisce all’orientamento per cui nella successione legittima, tali diritti vengono attribuiti «in aggiunta alla quota a lui spettante ai sensi degli articoli 581 e 582 del Codice civile».

Si afferma, così, il principio di diritto per cui «nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano previsti dall’articolo 540 secondo comma del Codice civile». Di conseguenza, il «valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto del l’attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato».

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