Diritto

Musica senza marchio Siae, non c’è reato fino al 2009

Sfugge alla condanna per la messa in commercio di supporti senza marchio Siae il privato che ha commesso il fatto prima del 2009, anno di notifica della regola tecnica alla Commissione europea
Sfugge alla condanna per la messa in commercio di supporti senza marchio Siae il privato che ha commesso il fatto prima del 2009, anno di notifica della regola tecnica alla Commissione europea

Sfugge alla condanna per la messa in commercio di supporti senza marchio Siae il privato che ha commesso il fatto prima del 2009, anno di notifica della regola tecnica alla Commissione europea. Il reato, infatti, scatta solo a partire dalla comunicazione dell’obbligo di apporre il contrassegno. Lo ha ricordato la Cassazione con la sentenza 14416 del 2013.

Protagonista del caso, un uomo accusato di detenzione per la vendita di supporti contenenti musiche, programmi per videogiochi e film, abusivamente duplicati, privi del contrassegno Siae e frutto di ricettazione. Tre, dunque, i reati per i quali l’imputato viene condannato dal tribunale, con conferma in appello. Ma l’uomo ricorre in Cassazione sostenendo che è mancato il riscontro sia sull’illecita provenienza del materiale, sia sull’abusiva duplicazione; inoltre, la ricostruzione processuale non ha dimostrato, secondo l’uomo, che i supporti contenessero effettivamente opere coperte dal diritto d’autore.

La Cassazione concorda, ricordando che la Corte di giustizia europea (con la sentenza «Schwibbert» dell’8 novembre 2007) si era pronunciata sulla compatibilità della normativa italiana (che prevede l’apposizione del contrassegno Siae) con la direttiva 83/189/Cee (istitutiva di una procedura di informazione obbligatoria nel settore delle norme e delle regole tecniche). La Corte Ue aveva stabilito che l’obbligo di apporre il marchio sui dischi compatti contenenti opere d’arte figurativa rientrava tra le «regole tecniche», che lo Stato deve notificare alla Commissione Ue, fornendo così le informazioni necessarie per «verificare la compatibilità dell’obbligo con il principio di libera circolazione delle merci». L’omessa notifica di queste regole, dunque, giustifica sia l’inopponibilità ai singoli, sia la disapplicazione da parte del giudice nazionale.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, i fatti si sono verificati nel 2006, quindi prima della notifica alla Commissione Ue, avvenuta nel 2009. L’imputato deve dunque essere assolto, con la formula «perché il fatto non sussiste».
Allo stesso modo, per l’accusa di duplicazione abusiva, la Cassazione chiarisce che – sino alla comunicazione delle regole tecniche alla Commissione – la sola mancanza del contrassegno «non può valere neppure come mero indizio» di reato. E cade anche la condanna per ricettazione: se all’epoca dei fatti era consentita sia la detenzione, sia la ricezione da terzi di supporti privi di marchio Siae, per la condanna sarebbe occorsa la prova contraria dell’illecita provenienza dei supporti, potendo ammettersi che l’imputato avesse provveduto personalmente alla masterizzazione.

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