Lavoro

Ministero del Lavoro: interpretazione del codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro

Ministero del Lavoro: interpretazione del codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro
La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro fornisce indicazioni operative ad alcuni paragrafi del Codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 6 del 4 marzo 2014 con la quale fornisce indicazioni operative ad alcuni paragrafi del Codice di comportamento ad uso degli ispettori del lavoro.

In particolare, con la presente circolare sono declinati in chiave operativa i seguenti Capi del Codice riferiti più strettamente ai profili tecnici dell’attività: Definizioni e finalità (Capo I), Attività propedeutica agli accertamenti (Capo II), Accesso ispettivo e modalità di accertamento (Capo III), Verbalizzazione e rapporto (Capo IV).

DEFINIZIONI E FINALITÀ (CAPO I)

Il Capo I declina le definizioni più ricorrenti all’interno del Codice e nella prassi ispettiva, evidenziando lo scopo perseguito dal Codice stesso.

Definizioni (art. 1)

In ordine alla definizione della “vigilanza a vista”, si sottolinea che tale modalità di programmazione non rappresenta ovviamente il criterio ordinario di pianificazione della vigilanza. Di norma, la “vigilanza a vista” è limitata a quelle ipotesi in cui non sia possibile identificare in fase di programmazione i soggetti destinatari dell’accertamento, in quanto gestori di attività “mobili” (per esempio fiere o mercati), ovvero risulti comunque necessario eseguire l’ispezione sulla base delle evidenze che emergono nel corso del sopralluogo esterno (per esempio nel settore dell’edilizia). La selezione preventiva dei destinatari delle ispezioni resta infatti la modalità principale di programmazione, finalizzata anzitutto ad orientare gli accertamenti verso soggetti nei confronti dei quali sussistano indici di potenziale irregolarità e comunque verso soggetti non ispezionati nel recente passato.
Anche in sede di “vigilanza a vista”, laddove possibile, il personale selezionerà i soggetti da sottoporre ad accertamenti anche attraverso la consultazione delle banche dati a disposizione al fine di evitare una “sovrapposizione” degli interventi ispettivi.
In ordine alla nozione di “accesso breve”, intendendosi come tale l’accesso finalizzato all’accertamento dell’eventuale impiego di lavoratori “in nero”, il personale ispettivo procederà a riscontrare che il personale presente sul luogo di lavoro sia quello risultante dalle banche dati disponibili.
In sede di riscontro si provvederà esclusivamente ad acquisire le dichiarazioni del personale presente con esclusivo riferimento alla data effettiva di costituzione del rapporto di lavoro e, qualora non emergano incongruenze in ordine a tali aspetti, il personale ispettivo potrà dichiarare concluso l’accertamento nel verbale di primo accesso nel quale va evidenziato che l’accesso ispettivo è finalizzato soltanto alla verifica della presenza di eventuale personale “in nero”.
Esula pertanto dall’accesso breve qualunque altra indagine riferita a profili diversi da quello sopra indicato (ad es. tempi di lavoro, corretta qualificazione del rapporto, adempimenti di carattere documentale ecc.).

Finalità e criterio interpretativo (art. 2)

È opportuno precisare che il Codice è diretto ad integrare e specificare i doveri del personale ispettivo, limitatamente ai compiti tipicamente afferenti all’attività di vigilanza in materia lavoro e legislazione sociale. Rispetto allo svolgimento di compiti ed attività che non risultino oggetto di regolamentazione nel Codice, si fa rinvio ai principi fissati con il D.P.R. n. 62/2013.
L’art. 2 del Codice richiama anche la necessità di garantire un corretto e uniforme comportamento del personale ispettivo, esigenza peraltro già avvertila in passato da questa Amministrazione che, con nota 27 aprile 2009, ha adottato il c.d. progetto “trasparenza ed uniformità dell’azione ispettiva”. Attraverso tale progetto, ancora pienamente operativo, si è infatti voluto garantire uno strumento per fare emergere eventuali comportamenti assolutamente “distonici” del personale ispettivo rispetto ad esplicite indicazioni ministeriali.
Cosi come già nel 2006, l’art. 2 ribadisce il principio di sostanzialità del comportamento ispettivo quale espressione di buon andamento della azione della Pubblica Amministrazione.

ATTIVITÀ PROPEDEUTICA AGLI ACCERTAMENTI (CAPO II)

Il Capo II individua le attività propedeutiche all’accesso ispettivo, a partire dalla acquisizione delle richieste di intervento fino alla preparazione della specifica attività di vigilanza, così come stabilita nella programmazione.

Richieste di intervento (art. 3)

L’art. 3 evidenzia anzitutto la necessità che la richiesta di intervento sia quanto più circostanziata possibile, ciò anche al fine di semplificare le eventuali successive attività, siano queste attività di accertamento oppure conciliazioni monocratiche (si richiamano a tal fine la circolare n. 36/2009 e la lettera circolare prot. n. 7165 del 16 aprile 2012, nonché la direttiva del Ministro del 18 settembre 2008).
In sede di acquisizione della richiesta di intervento, peraltro, potrà essere acquisita eventuale documentazione presentata dal soggetto denunciante.
Va poi precisato che, laddove la richiesta di intervento riferisca circostanze che esulano dalle dirette competenze delle Direzioni del lavoro (ad es. problematiche in materia fiscale), il personale rappresenterà al denunciante l’opportunità di rivolgersi direttamente agli organi ispettivi competenti.
Si ricorda peraltro che ancor prima della formalizzazione della richiesta di intervento, in relazione alle specifiche doglianze, il lavoratore potrà rivolgersi alle sedi conciliative previste dagli arti. 410 e 411 c.p.c.
Da ultimo si segnala che il personale addetto, a richiesta, potrà fornire copia della richiesta di intervento al denunciante.

Programmazione dell’attività (art. 4)

Il programma, redatto a mezzo dei sistemi informatici disponibili e formalizzato secondo le indicazioni fornite dall’Amministrazione, costituisce ordine di servizio e deve essere integrato dall’incarico di missione, con i contenuti necessari a garantire la copertura assicurativa.
La programmazione riguarda, di norma, l’avvio dell’azione ispettiva da eseguirsi mediante un primo accesso presso i luoghi di lavoro e/o la sede legale dell’azienda da sottoporre al controllo. Tuttavia l’accesso ispettivo può presentarsi non necessario qualora l’attività dell’organo di vigilanza consista nel solo esame di specifica documentazione, ovvero nei casi in cui si intenda unicamente dare seguito ad accertamenti avviati da altre Amministrazioni.
Va chiarito che anche le “rivisite” ed in generale la prosecuzione delle attività di indagine devono essere oggetto di programmazione cosi come gli “accessi brevi” e le “vigilanze a vista”.

Preparazione dell’ispezione (art. 5)

La preparazione dell’ispezione è finalizzata ad una maggiore efficacia della stessa volta anche a limitare l’acquisizione di notizie nelle successive fasi dell’accertamento.
Le notizie acquisite in fase di preparazione concorrono a determinare i presupposti per l’adozione di taluni provvedimenti in sede di primo accesso (ad es. sospensioni dell’attività imprenditoriale di cui all’art. 14, D.Lgs. n. 81/2008) e devono pertanto risultare aggiornate quanto più possibile rispetto alla data di inizio dell’ispezione.
La preparazione può essere curata anche da personale amministrativo di supporlo incaricato di fornire al personale ispettivo le informazioni raccolte secondo le indicazioni dell’Amministrazione. Il personale amministrativo coinvolto è evidentemente tenuto all’obbligo di riservatezza.
Fatte salve le specifiche esigenze collegate alla vigilanza a vista ed agli accessi brevi, gli elementi utili per l’avvio dell’indagine potranno riguardare:

  • le informazioni relative al soggetto da sottoporre a controllo, con particolare riferimento all’attività svolta e al contratto collettivo applicato e/o applicabile;
  • la situazione contributiva e assicurativa, anche attraverso la consultazione del DURC e/o dei “flussi Uniemens”;
  • le comunicazioni obbligatorie connesse ad instaurazione, trasformazione, proroga e cessazione dei rapporti di lavoro;
  • le autorizzazioni rilasciate e gli eventuali contratti certificati;
  • ogni ulteriore informazione messa a disposizione dall’Amministrazione che sia funzionale all’accertamento ispettivo.

ACCESSO ISPETTIVO E MODALITÀ DI ACCERTAMENTO (CAPO III)

Il Capo III del Codice è dedicato alle regole di condotta che il personale ispettivo, nell’esercizio delle proprie funzioni, è tenuto ad osservare in occasione degli accessi nei luoghi di lavoro.

Obbligo di qualificarsi (art. 6)

Ai sensi dell’art. 6, il personale ispettivo deve qualificarsi sul luogo di lavoro ed esibire la tessera di riconoscimento normalmente all’atto dell’accesso o comunque in un momento compatibile con le modalità accertative, in modo tale da non vanificare il c.d. effetto sorpresa.
La qualificazione avviene mediante l’esibizione della tessera di riconoscimento rilasciata dall’Amministrazione.
La mancata esibizione della tessera di riconoscimento legittima il datore di lavoro ad opporsi all’effettuazione dell’accesso ispettivo, ferma restando la validità degli atti già compiuti.
Il personale ispettivo deve qualificarsi, oltre che nei confronti del datore di lavoro o di chi ne fa le veci, anche nei confronti dei soggetti con cui interloquisce ai fini dell’accertamento. In particolare informa della propria qualifica e funzione, sempre mediante esibizione della tessera di riconoscimento, i soggetti da cui acquisisce le dichiarazioni, prima di procedere alla richiesta delle generalità degli stessi.

Principio di collaborazione (art. 7)

In osservanza del principio di collaborazione, il personale ispettivo adotta ogni cautela finalizzata a tenere riservato lo svolgimento dell’attività di accertamento in corso nei confronti dei soggetti estranei all’azienda che si trovino eventualmente nel luogo di lavoro (per es. clienti e fornitori). Resta ferma la possibilità di acquisire dichiarazioni rese da soggetti non legati da alcun rapporto di lavoro con il titolare dell’impresa, ove ciò sia opportuno e funzionale all’accertamento in corso.
L’accesso deve svolgersi secondo modalità tali da interferire il meno possibile con l’attività lavorativa. Ciò significa che il personale ispettivo, ove compatibile con le esigenze di efficacia dell’accertamento, avrà cura di arrecare alla attività lavorativa in corso il minore pregiudizio possibile, in particolare nei pubblici esercizi e negli altri luoghi aperti al pubblico.

Informativa e assistenza all’ispezione (art. 8)

Il personale ispettivo, laddove possibile, conferisce con il datore di lavoro o con la persona che ne fa le veci, informando lo stesso dello svolgimento della verifica e delle modalità di effettuazione della stessa.
Il personale ispettivo informa il datore di lavoro oppure la persona che, anche nella specifica occasione, ne fa le veci, della facoltà di farsi assistere durante lo svolgimento degli accertamenti da uno dei professionisti abilitati ad effettuare gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale, ai sensi dell’art. 1, L. n. 12/1979. È comunque possibile dar corso alle ulteriori fasi del procedimento ispettivo anche qualora il datore di lavoro o chi ne fa le veci o, ancora, il suddetto professionista siano assenti dal luogo degli accertamenti.
Con riferimento alla legittimazione all’esercizio della professione di cui all’art. 1 della L. n. 12/1979, il personale ispettivo verifica gli estremi dell’iscrizione all’apposito albo. In proposito si ricorda che, ai sensi del comma 6 dell’art. 1 sopra citato, non è richiesta l’iscrizione all’albo dei consulenti del lavoro “per i soggetti abilitati allo svolgimento delle predette attività dall’ordinamento giuridico comunitario di appartenenza, che operino in Italia in regime di libera prestazione di servizi”.
Il personale ispettivo verifica l’effettiva iscrizione all’albo anche tramite richiesta di informazioni rivolta all’Ordine professionale di competenza.
Infine, solo qualora la condotta commissiva e/o omissiva del datore di lavoro o di chi ne fa le veci si riveli ostativa allo svolgimento regolare delle operazioni di controllo, il personale ispettivo avverte lo stesso della illiceità del suddetto comportamento e delle possibili conseguenze sanzionatorie.

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Un Commento

  1. Ma perché gli ispettori del lavoro, lavorano? Io da quando lavoro, da circa 10 anni, non sono mai venuti a controllarci! Loro già sanno dove andare, da chi non li fanno mangiare!

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