Italia

Militari, addio ai limiti minimi di altezza

I 165 cm minimi per gli uomini e i 161 per le donne saranno spazzati via. Basterà la buona salute e rientrare nei «parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla massa muscolare e alla massa metabolicamente attiva»
I 165 cm minimi per gli uomini e i 161 per le donne saranno spazzati via. Basterà la buona salute e rientrare nei «parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla massa muscolare e alla massa metabolicamente attiva»

Anche Renato Rascel oggi ce l’avrebbe fatta. Vuoi mettere: poter fare il soldato, il pilota d’aereo militare, il capitano di fregata o il semplice marinaio. Perfino il finanziere, il poliziotto, il vigile del fuoco. Carriere (e concorsi) che dall’alto dei suoi pochi centimetri non avrebbe mai potuto concedersi. Ma ora qualcosa – tanto – potrebbe cambiare per l’accesso alla carriere militari e non solo. Magari non per fare il corazziere al Quirinale, vedremo. Ma per il resto sì.

Con un piccolo colpo di spugna si farà una rivoluzione: basta limiti minimi d’altezza per Forze armate ma anche per polizia, fiamme gialle, vigili del fuoco. I 165 cm minimi per gli uomini e i 161 per le donne saranno spazzati via. Basterà la buona salute e rientrare nei «parametri fisici correlati alla composizione corporea, alla massa muscolare e alla massa metabolicamente attiva». Quali e come, lo dirà un regolamento. Con trucco?

Ma quei centimetri che mancano nessuno presto li misurerà più. Sarà la democrazia dei centimetri. La rivincita dei piccoletti d’Italia, quelli che il vino buono sta nelle botti piccole. Soprattutto per il genere femminile, che di media misura in Italia 162 cm, contro i 175 dei maschi. Questione di regione, è chiaro. Vuoi mettere friulani e sardi? Sta di fatto che la rivoluzione ha preso corpo in commissione Difesa al Senato, dove un Ddl è stato approvato all’unanimità e inviato all’aula. Se ci arriverà, dopo non avercela fatta per un pelo un anno fa non solo per la fine della legislatura.

La verità è che alla Difesa remano contro. Lo hanno fatto un anno fa e lo stanno ripetendo adesso, con una lettera del Ministro Mario Mauro che i senatori (di tutti gruppi) hanno interpretato come un tackle a piedi uniti a tempo scaduto. Per ora rispedito al mittente.

Perché la disfida dei piccoli di statura è tutt’altro che vinta. Intanto il Ddl deve arrivare in aula. Poi passare alla Camera. E superare le forche caudine delle lobby delle stellette. Come sa bene la relatrice, e autrice del Ddl, Silvana Amati del Pd: «Ora facciano sentire la loro voce tutti quelli che hanno chiesto dignità e basta alla discriminazione. Soprattutto le donne, e i giovani che in un un momento così difficile possono trovare nell’arruolamento nelle forze armate un’importante occasione di lavoro e di crescita professionale». Già, i piccoli di statura altre vittime della crisi. Tanto che perfino tra i più filo governativi circola la voce: «Se fermano tutto, voteremo contro gli F 35».

Insomma, la maretta cresce a bassa quota. Tanto più che la lettera di Mauro ha scaldato gli animi. Ha chiesto, il Ministro, di poter ancora «approfondire gli effetti anche a livello operativo» con tutti gli stati maggiori. Quando ormai tutto sembrava fatto. Aggiungendo un parere contrario di palazzo Chigi: ma era del 1° agosto 2012, governo dei professori e Ministro un militare a tutto tondo. Ma anche il Viminale, per dirla, allarmato per poliziotti e vigili del fuoco, era a sua volta contrario. «Parliamone, parliamone». Ovvero: «Ritardiamo, rinviamo». Per non farne nulla.

La guerra dei centimetri è insomma agli inizi. Crisi o non crisi, economica e di governo. E per Letta sarà una frontiera in più. Chissà se a far scudo sarà ancora una volta l’Europa. In Inghilterra bastano 148 cm, 152 cm in Francia, nessun limite in Ungheria, Lussemburgo, Slovenia e Malta. La Germania però s’è assisa a 160 cm. Magari non gli Usa e tanto meno i marine, ma quella è tutt’altra partita.

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