Diritto

Mediazione obbligatoria, spunta la «prova»

Mediazione obbligatoria, spunta la «prova»
Obbligatorietà a tempo della conciliazione. Tre anni e poi una valutazione sugli effetti, prima di decidere se e in quali forme proseguire

Obbligatorietà a tempo della mediazione. Tre anni e poi una valutazione sugli effetti, prima di decidere se e in quali forme proseguire. Ma anche estensione delle materie soggette al tentativo di accordo preliminare al giudizio vero e proprio.
La Camera offre una (limitata) sponda istituzionale agli avvocati, in sciopero per tutta la settimana contro le politiche del Governo, nel parere reso dalla Commissione Giustizia sul decreto “del fare”. Il parere arriva al termine di «un’indagine conoscitiva approfondita», spiega la presidente Donatella Ferranti (Pd). In termini generali, la Commissione prende atto della «necessità e urgenza di rilanciare l’economia» attraverso il decreto legge, ma auspica per il futuro che le iniziative in materia di giustizia siano adottate con disegni di legge e non decreti e affidate in sede referente alla commissione stessa. In questo modo verrebbe lasciato più tempo all’elaborazione degli interventi e più spazio ai soggetti istituzionali con la maggiore competenza.

Più nel dettaglio, invece, il parere si sofferma su 54 condizioni formulate sotto forma di emendamenti che toccano un po’ tutti gli snodi chiave del decreto in materia di giustizia. Sul fronte della conciliazione obbligatoria, il punto forse più critico e sgradito all’avvocatura, il parere prevede che l’obbligatorietà (che il Governo ha ritenuto di potere riproporre malgrado la sentenza della Corte costituzionale, considerata ininfluente sul punto) sopravviva in una fase sperimentale di tre anni, «necessaria per far entrare la conciliazione nella cultura» e al termine della quale si faccia un monitoraggio dei risultati.
Si dispone inoltre che il primo incontro per la conciliazione, alla presenza degli avvocati, sia gratuito, al contrario di quanto ammette il decreto che prevede comunque pagamenti assai contenuti, e che se il risultato è subito negativo, ci si potrà indirizzare all’autorità giudiziaria. Vengono inoltre ampliate le materie, con un (parziale) ritorno al passato, a casi come le controversie sulla circolazione stradale senza danni alle persone, le cause patrimoniali tra coniugi, i rapporti interni ad associazioni e fondazioni.

È «sostanzialmente positivo», spiega inoltre Ferranti, il giudizio sul tirocinio formativo per i giovani. Ma anche qui la commissione suggerisce alcune modifiche, come allargare la platea anche ai magistrati di sorveglianza, ai gip e ai tribunali minorili, allungarne la durata a due anni e prevedere un rimborso spese.
Non si vede invece la necessità della figura degli assistenti di studio presso la Cassazione – nella loro audizione i vertici della Corte avevano sollevato più di una perplessità – e si propone piuttosto di aumentare il numero e le competenze dei giudici del massimario. Quanto ai giudici ausiliari, si chiede di permettere l’accesso anche ai magistrati onorari con esperienza di almeno cinque anni, di dare la precedenza agli avvocati giovani (ma con cinque anni di esperienza) e limitare l’accesso dei magistrati in pensione a coloro che si siano ritirati dal lavoro da al massimo due anni. Infine, «per rafforzare gli uffici giudiziari e incentivare il personale amministrativo» che è sempre più ridotto e sottoposto a grandi carichi di lavoro, spiega Ferranti, la commissione Giustizia chiede di aumentare da un terzo alla metà la parte del fondo unico giustizia che torna alla competenza del Ministero della Giustizia, riducendo in parallelo la parte che va invece alla presidenza del Consiglio.

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