Lavoro

Martedì sciopero dei ginecologi, rinviati 1.100 parti: via libera solo per le emergenze

Sciopero dei ginecologi: rinviati 1.100 interventi
Sciopero dei ginecologi: rinviati 1.100 interventi

Domani nascite al minimo storico. Sarà questo l’effetto dello sciopero indetto da ginecologi e ostetriche che diserteranno le sale parto per i cesarei programmati, circa 1.100 interventi, occupandosi solo delle emergenze. Lo stop riguarderà anche l’attività dei consultori familiari e gli ambulatori ostetrici. Allo sciopero, proclamato dalla Federazione sindacale medici dirigenti (Fesmed), hanno aderito tutte le associazioni della ginecologia e molte altre sigle professionali. I ginecologi, tra i camici bianchi, sono i più bersagliati dalle denunce e dunque in prima linea nell’esprimere il malessere della categoria per l’aumento del contenzioso medico legale, che getta grandi ombre sul rapporto medico-paziente. Un timore che non è fugato dalla recente sentenza della Corte di cassazione che, applicando quanto previsto dal decreto Balduzzi, ha depenalizzato la colpa lieve.
Per il presidente di Cineas Adolfo Bertani, uno strumento utile per ridurre la conflittualità e diminuire la spesa pubblica sta nella mediazione obbligatoria. Secondo il numero uno del Consorzio universitario – nato su iniziativa del Politecnico di Milano e specializzato nella gestione dei rischi in sanità – il tavolo di conciliazione, come avviene in altri paesi europei, dovrebbe essere il passaggio obbligato prima di arrivare davanti al giudice. Mediazioni dunque ma non solo. Il presidente di Cineas non manca di indicare una serie di iniziative per “curare” la sanità: attivare una funzione di risk manager in tutti gli ospedali per evitare un’assistenza a pelle di leopardo; creare competenze specifiche e una metodologia appropriata nella gestione del rischio clinico; definire un coordinamento nazionale dei dati sulla medical malpractice effettuando un’analisi omogenea delle notizie raccolte; avviare la certificazione dei reparti e in prospettiva delle strutture ospedaliere; e, per finire, potenziare il tavolo tecnico assicurazioni e sanità per migliorare le condizioni delle polizze in favore dei medici.
Categoria che comunque, ricorda Bertani, non è esente dalle responsabilità, come testimonia la differenza di percentuale dei cesarei nelle varie zone d’italia. A fronte della media del 15%, indicata come opportuna dall’Organizzazione mondiale della sanità, in Italia si arriva, in Campania al 35,4 per cento.

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