Diritto

Marcia indietro della Cassazione sui conpensi dei notai: il “prezzo” sotto i minimi non viola la concorrenza

Marcia indietro della Cassazione sui conpensi dei notai: il "prezzo" sotto i minimi non viola la concorrenza
Il notaio può tagliare i suoi compensi e scendere al di sotto dei minimi tariffari senza violare le norme sulla concorrenza

Il notaio può tagliare i suoi compensi e scendere al di sotto dei minimi tariffari senza violare le norme sulla concorrenza. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9358/2013, fa marcia indietro rispetto al consolidato orientamento con il quale bollava come concorrenza illecita la riduzione sistematica di onorari e diritti notarili.

Principio che la Cassazione considera non più attuale dopo il decreto Bersani e che può quindi essere sacrificato sull’altare del libero mercato a tutela del cittadino che deve poter confrontare le offerte sulla “piazza”. Una libera concorrenza – spiega la Cassazione – che riguarda tutte le professioni senza eccezioni e che non “può essere ridimensionata a causa della specificità dell’attività notarile“.

Per questa ragione la Suprema corte prende le distanze dalla Corte d’Appello, che aveva avallato la sanzione disciplinare inflitta dal Consiglio notarile alla ricorrente, considerando la riduzione tariffaria un “vulnus dell’ordine pubblico economico in quanto riguarderebbe prestazioni effettuate nell’esercizio di una funzione pubblica, in relazione alla quale non sarebbe ipotizzabile il regime di libera concorrenza“.

Al contrario la Cassazione afferma che il notaio è a pieno titolo un lavoratore autonomo che esercita una professione intellettuale, con tutto quel che ne deriva. L’alta qualificazione del notaio e il suo status di pubblico ufficiale devono semmai pesare sulla qualità della prestazione, che non può scadere in alcun modo in virtù di un compenso più basso. Via libera dunque alla concorrenza sul prezzo, che la Cassazione definisce “uno degli elementi più qualificanti dell’attività economica del professionista“. Quello che però il notaio non può fare, e sul punto la ricorrente merita la sanzione, è svolgere gran parte del suo lavoro fuori dallo studio. Nel caso specifico il 71% degli atti erano stati stipulati all’esterno, mentre la sede notarile deve rimanere “il perno intorno a cui deve ruotare e su cui va commisurato deontologicamente l’operato del professionista“.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 9358/13

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