Diritto

Mancata opposizione alla cartella: la prescrizione diventa decennale

Mancata opposizione alla cartella: la prescrizione diventa decennale
La mancata proposizione della opposizione alla cartella esattoriale comporta la conseguenza che il diritto alla contribuzione previdenziale non è più soggetto all’ordinario termine di prescrizione quinquennale, dovendosi applicare il termine di prescrizione ordinario relativo all’azione diretta all’esecuzione del titolo divento definitivo

In materia previdenziale, le somme aggiuntive irrogate al contribuente per l’omesso o ritardato pagamento dei contributi o premi previdenziali sono sanzioni civili che, in ragione della loro legislativamente prevista automaticità, rimangono funzionalmente connesse all’omesso o ritardato pagamento dei contributi o premi previdenziali, sì che gli effetti degli atti interruttivi, posti in essere con riferimento a tale ultimo credito, si estendono, automaticamente, anche al credito per sanzioni civili. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 11749 dell’8 giugno 2015.

IL FATTO
La Serit Sicilia S.p.A. impugnava innanzi alla Corte di Appello la decisione del Tribunale che aveva accolto l’opposizione proposta da un contribuente, nei confronti dell’Inps e del concessionario, avverso l’intimazione di pagamento notificatagli per il mancato saldo della cartella esattoriale, emessa per l’omesso versamento di contributi assicurativi e somme aggiuntive relativi agli anni 1988 e 1989.

Ad avviso del Tribunale la definitività della cartella per mancata opposizione nei termini non comportava l’applicazione della prescrizione decennale ma il più breve termine quinquennale di cui alla legge n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, che, nello
specifico, era decorso senza atti interruttivi.

La Corte di Appello confermava la suddetta decisione ritenendo che la cartella esattoriale non opposta fosse priva di attitudine ad acquisire efficacia di giudicato ma avesse solo l’effetto sostanziale di rendere il credito irretrattabile, con conseguente inapplicabilità ai fini della prescrizione dell’art. 2953 del codice civile, che disciplina l’effetto del giudicato sulle prescrizioni brevi.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione la Serit Sicilia S.p.A., lamentando con un primo motivo che il giudice a quo non avesse considerato gli effetti conseguenti alla mancata impugnazione della cartella esattoriale, ed inoltre che avesse ritenuto applicabile il termine di prescrizione quinquennale anche alle sanzioni.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla Serit Sicilia S.p.A. Secondo quanto reiteratamente affermato dalla giurisprudenza della Suprema Corte, nella disciplina della riscossione mediante iscrizione a ruolo dei crediti previdenziali, di cui al D.Lgs. n. 46 del 1999, il termine per proporre opposizione alla pretesa contributiva, che dall’art. 24 dello stesso decreto è fissato in quaranta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, deve ritenersi perentorio, perchè diretto a rendere non più contestabile dal debitore il credito contributivo dell’Ente previdenziale in caso di omessa tempestiva impugnazione ed a consentire così una rapida riscossione del credito medesimo. Ne consegue che, una volta divenuta intangibile la pretesa contributiva per effetto della mancata proposizione dell’opposizione alla cartella esattoriale (come avvenuto nel caso di specie), non è più soggetto ad estinzione per prescrizione il diritto alla contribuzione previdenziale di che trattasi e ciò che può prescriversi è soltanto l’azione diretta all’esecuzione del titolo così definitivamente formatosi. Riguardo a quest’ultima, è pur vero che la Suprema Corte ha precisato che, in difetto di diverse disposizioni, trova applicazione il termine prescrizionale decennale ordinario di cui all’art. 2946 del codice civile. Tuttavia, nel caso di specie, le censure sono incentrate sul preteso erroneo diverso trattamento attribuito alle sanzioni rispetto ai contributi (la Serit Sicilia S.p.A. ha, infatti, censurato la sentenza impugnata per avere ritenuto applicabile, anche alle sanzioni civili, il termine di prescrizione quinquennale dettato per le obbligazioni contributive previdenziali dalla legge n. 335 del 1995, art. 3, comma 9).

Tuttavia, in tema di contributi previdenziali, l’obbligo relativo alle somme aggiuntive che il datore di lavoro è tenuto a versare in caso di omesso o tardivo pagamento dei contributi medesimi (cosiddette sanzioni civili) costituisce una conseguenza automatica – legalmente predeterminata – dell’inadempimento o del ritardo ed assolve una funzione di rafforzamento dell’obbligazione contributiva alla quale si somma; ne consegue che il credito per le sanzioni civili ha la stessa natura giuridica dell’obbligazione principale e, pertanto, resta soggetto al medesimo regime prescrizionale.

In ogni caso – conclude la sentenza -, anche a voler sostenere una natura diversa delle sanzioni rispetto ai crediti contributivi, sia in ragione della diversità di disciplina e dei diversi presupposti che ne scaturiscono, sia per espressa disposizione di legge, tale diversa natura non elimina il fondamentale carattere di accessorietà, evocato dalla disciplina legislativa che obbliga il contribuente inadempiente al pagamento di una somma aggiuntiva a titolo di sanzione civile in ragione d’anno. Seppure tale carattere non significa attribuzione a tali somme aggiuntive la medesima natura degli interessi civilistici, caratterizzati dall’elemento della periodicità (con la conseguente inapplicabilità del termine quinquennale di cui all’art. 2948 c.c., n. 4), tuttavia l’individuazione del termine prescrizionale non può che riferirsi alle norme di legge che, nello specifico, regolano la materia delle conseguenze dell’inadempimento contributivo.

Per quanto riguarda la diversità della natura delle somme aggiuntive rispetto ai contributi, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la decisione n. 5076 del 13 marzo 2015 intervenuta a seguito dell’ordinanza interlocutoria del 1° aprile 2014, n. 7569, ha precisato che: “sotto il profilo normativo, le somme aggiuntive appartengono alla categoria delle sanzioni civili, vengono applicate automaticamente in caso di mancato o ritardato pagamento di contributi o premi assicurativi e consistono in una somma ex lege predeterminata il cui relativo credito sorge de jure alla scadenza del termine legale per il pagamento del debito contributivo, in relazione al periodo di contribuzione. Vi è, quindi, tra la sanzione civile di cui trattasi e l’omissione contributiva, cui la sanzione civile inerisce, un vincolo di dipendenza funzionale che in quanto contrassegnato dall’automatismo della sanzione civile rispetto all’omesso o ritardato pagamento incide, non solo geneticamente sul rapporto dell’una rispetto all’altra, ma conserva questo suo legame di automaticità funzionale anche dopo l’irrogazione della sanzione, sì che le vicende che attengono all’omesso o ritardato pagamento dei contributi non possono non riguardare, proprio per il rilevato legame di automaticità funzionale, anche le somme aggiuntive che, come detto, sorgendo automaticamente alla scadenza del termine legale per il pagamento del debito contributivo rimangono a questo debito continuativamente collegate in via giuridica”.

Le Sezioni Unite hanno, quindi, affermato il seguente principio di diritto: “In materia previdenziale, le somme aggiuntive irrogate al contribuente per l’omesso o ritardato pagamento dei contributi o premi previdenziali sono sanzioni civili che, in ragione della loro legislativamente prevista automaticità, rimangono funzionalmente connesse all’omesso o ritardato pagamento dei contributi o premi previdenziali, sì che gli effetti degli atti interruttivi, posti in essere con riferimento a tale ultimo credito, si estendono, automaticamente, anche al credito per sanzioni civili”.

Non vi è dubbio allora che, nella fattispecie in esame, gli effetti dell’interruzione del termine di prescrizione dettato per le obbligazioni contributive previdenziali dalla legge n. 335 del 1995, art. 3, comma 9 (e la conseguente operatività del termine breve quinquennale), si estendano anche alle relative sanzioni civili.

Un Commento

  1. Mi permetto di osservare che, a mio modesto avviso, il titolo è radicalmente errato, poiché l’ordinanza della Suprema Corte, preso atto del fatto che la pronuncia di merito non era stata impugnata laddove aveva ritenuto applicabile il termine di prescrizione quinquennale pur a seguito della mancata impugnazione della cartella, ha ritenuto applicabile – al contrario di quanto espresso nel titolo del presente articolo e pur limitandosi a prendere atto del giudicato formatosi nella fase di merito sul punto – lo stesso termine di 5 anni anche alle sanzioni civili. Ha dato atto dell’avvenuta rimessione, stante il contrasto di orientamenti in tema di prescrizione, al presidente della Corte con ordinanza 7569 del 1.4.14 per l’eventuale assegnazione alle Sez. Un. Altra rimessione al presidente è stata disposta con la recentissima ordinanza interlocutoria 29 gennaio 2016, n. 1799. Ringrazio per l’attenzione.
    avv. Guido Fugazza, Como

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