Italia

Manager Pa, stretta sugli stipendi: confermato il tetto di 300mila euro. Stop al Durt

Il tetto agli stipendi dei manager pubblici rimane pari a 300mila euro dopo la soppressione al Senato dell'art. 12-bis del Dl del fare
Il tetto agli stipendi dei manager pubblici rimane pari a 300mila euro dopo la soppressione al Senato dell’art. 12-bis del Dl del fare

Le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio del Senato hanno soppresso a larga maggioranza l’articolo 12 bis del Dl del fare che modificava le norme del Salva-Italia sul tetto agli stipendi dei manager pubblici, che rimane dunque pari a 300mila euro. Via libera anche alla soppressione della norma del provvedimento – introdotta alla Camera – che istituiva il Durt, il documento unico di regolarità tributaria. Si torna quindi al testo del Governo in materia di responsabilità solidale fiscale. Approvato anche un ordine del giorno che rinvia la questione alla delega fiscale.

Società non quotate direttamente o indirettamente controllate dalle Pa. Con il Salva-Italia si stabiliva che il compenso dei manager delle società non quotate direttamente o indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni non potesse superare il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione (300mila euro, appunto). L’intervento della Camera aveva previsto che il tetto non si applicasse alle società che svolgono servizi di interesse generale, anche di rilevanza economica. Il governo, al Senato, aveva presentato a sua volta un emendamento che introduceva un sistema “differenziato” per le società non quotate e che prevedeva anche un taglio del 25% dei compensi dei manager delle società pubbliche quotate, sul quale però non si era trovato un accordo con le forze politiche. Con la soppressione delle modifiche introdotte alla Camera si torna quindi alle norme del Salva-Italia. E la stretta viene confermata.

Baretta, non accolto nostro emendamento. Occasione persa. «Il voto delle Commissioni ha precluso l’emendamento del Governo che riduceva gli emolumenti dei manager pubblici. Un’occasione persa», osserva il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, commentando il voto del Senato che ha soppresso l’articolo 12-bis introdotto dalla Camera nel provvedimento, escludendo, di conseguenza, il voto sulla proposta alternativa del Governo che prevedeva tra l’altro una riduzione del 25% dei compensi per le società quotate a controllo pubblico, in sede di rinnovo degli organi di amministrazione.

Durt, viene meno la norma introdotta alla Camera. Per quanto riguarda il Durt, la norma introdotta alla Camera, e criticata dalle imprese, prevedeva che, per quanto riguarda le ritenute sui redditi di lavoro dipendente relative al rapporto di subappalto, la responsabilità solidale era esclusa nel caso in cui l’appaltatore verificasse la corretta esecuzione degli adempimenti attraverso l’acquisizione del nuovo Documento unico di regolarità tributaria relativa al subappaltatore. L’appaltatore, fino all’acquisizione del Durt, poteva quindi sospendere il pagamento del corrispettivo. Ora il Durt viene cancellato dalle Commissioni.

Oggi il provvedimento approda in Aula. Oggi il testo approderà in Aula. La seduta, dopo alcuni slittamenti, è stata alla fine convocata alle 19,15. Lo ha deciso all’inizio della seduta il presidente di turno, Maurizio Gasparri, su richiesta del presidente della commissione Bilancio, Antonio Azzollini (Pdl): «Vi chiediamo comprensione – ha detto ai senatori – perché sono oltre mille gli emendamenti presentati, oltre a quelli del Governo». Il decreto del Fare va convertito entro il 20 agosto. Nella seduta notturna di venerdì sono stati approvati una ventina di emendamenti (tra gli altri l’addio al fax per la pubblica amministrazione e la moratoria fino al 15 settembre per il pagamento delle concessioni per le spiagge).

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