Diritto

Malattie lungolatenti: da quando decorre la prescrizione per il risarcimento dei danni?

Malattie lungolatenti: da quando decorre la prescrizione per il risarcimento dei danni?
Non è sufficiente a far decorrere la prescrizione la mera esteriorizzazione della malattia latente, ma occorre che il soggetto leso abbia acquisito conoscenza – o sia stato posto in grado di acquisire conoscenza – della riferibilità causale dell’evento dannoso al comportamento colposo di un soggetto determinato o determinabile

Non è sufficiente a far decorrere la prescrizione la mera esteriorizzazione della malattia latente, ma occorre che il soggetto leso abbia acquisito conoscenza – o sia stato posto in grado di acquisire conoscenza – della riferibilità causale dell’evento dannoso al comportamento colposo di un soggetto determinato o determinabile.

La decisione ribadisce che, in tema di responsabilità civile aquiliana, il nesso causale è regolato dal codice penale, in forza del quale un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla base del quale, all’interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano – ad una valutazione “ex ante” – del tutto inverosimili, ferma restando, peraltro, la diversità del regime probatorio applicabile.

Nelle malattie lungolatenti, la prescrizione comincia a decorrere non dal momento in cui si verifica la causa del danno, ma dal momento in cui le conseguenze dannose si manifestano all’esterno.

In altri termini, non è neppure sufficiente a far decorrere la prescrizione la mera esteriorizzazione della malattia latente, ma occorre che il soggetto leso abbia acquisito conoscenza – o sia stato posto in grado di acquisire conoscenza – della riferibilità causale dell’evento dannoso al comportamento colposo di un soggetto determinato o determinabile.

Infatti, a norma dell’art. 2935 cod. civ., il termine di prescrizione comincia a decorrere non dal giorno in cui il comportamento del terzo pone in essere la causa del danno, né dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì solo dalla data in cui la malattia viene percepita, o può essere percepita mediante l’uso della ordinaria diligenza, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo.

Il principio, già enunciato in precedenti decisioni, è stato ribadito dalla Suprema Corte in una recente decisione avente ad oggetto una azione di risarcimento danni proposta dai genitori il cui figlio minore, alla nascita, aveva subito gravissime lesioni riconducibili al comportamento del personale ospedaliero responsabile di aver ingiustificatamente ritardato l’intervento di taglio cesareo.

La decisone è degna di menzione anche perchè ribadisce che, in tema di responsabilità civile aquiliana, il nesso causale è regolato dal principio di cui agli artt. 40 e 41 cod. pen., in forza dei quali un evento è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo, nonché dal criterio della cosiddetta causalità adeguata, sulla base del quale, all’interno della serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano – ad una valutazione “ex ante” – del tutto inverosimili, ferma restando, peraltro, la diversità del regime probatorio applicabile, in ragione dei differenti valori sottesi ai due processi; nell’accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non“; nel processo penale, per contro, la prova del nesso causale deve essere fornita “oltre il ragionevole dubbio“.

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