Fisco

Mai più sanzioni sugli importi versati

Mai più sanzioni sugli importi versati
La sanzione del 30% sarà applicata solo sulla differenza non versata e non sull’intero importo, compreso quello versato

La sanzione del 30% sarà applicata solo sulla differenza non versata e non sull’intero importo, compreso quello versato. E anche per i pagamenti eseguiti nel termine lungo, cioè entro 30 giorni dalla scadenza ordinaria, la sanzione sarà applicata solo sulla parte non versata.

Con la circolare n. 27/E del 2 agosto 2013, l’Agenzia delle Entrate mette così la parola fine alle sanzioni del 30% che, in alcuni casi, sono state applicate sull’intero importo delle somme differite, che dovevano essere aumentate dello 0,40%, senza cioè considerare le somme già versate. È questo uno dei casi più frequenti, considerato che, in sede di versamento a saldo delle imposte sui redditi, è consentito eseguire i versamenti entro 30 giorni dalla scadenza ordinaria, maggiorando le somme dovute dello 0,40 per cento. Ad esempio, su un versamento di 50mila euro, eseguito entro il 30esimo giorno successivo al termine previsto, che, con la maggiorazione dello 0,40%, doveva essere di 50.200 euro, al contribuente che ha versato 50mila euro, dimenticandosi lo 0,40%, è stata applicata la sanzione del 30% sull’intero importo di 50.200 euro. È stata cioè chiesta una sanzione di 15.060 euro, invece che di 60 euro. È così che ora sarà fatto, con la sanzione che sarà applicata «sulla differenza tra quanto versato nel termine lungo e quanto dovuto» a titolo di imposte e maggiorazione dello 0,40 per cento.

In salvo anche i contribuenti che eseguono carenti versamenti per i ravvedimenti o per la definizione dell’accertamento in adesione. Gli uffici devono valutare i comportamenti dei contribuenti dai quali traspaia con evidenza l’intenzione di utilizzare correttamente gli istituti deflattivi del contenzioso, ravvedimenti, adesioni, mediazione o conciliazione. Come precisa l’Agenzia delle Entrate, gli uffici devono abbandonare il contenzioso eventualmente instaurato sulla base di principi difformi da quelli enunciati nella predetta circolare n. 27/E. Resta fermo che, per le sanzioni già irrogate con provvedimento definitivo, non è ammessa la ripetizione di quanto pagato. In questo caso valgono le indicazioni fornite in merito al principio di legalità, cosiddetto favor rei. Per la eventuale regolarizzazione degli insufficienti versamenti, compresa l’eventuale “dimenticanza” dello 0,40%, che costituisce il corrispettivo dovuto all’erario da parte di chi esegue i versamenti delle imposte a saldo o in acconto in base alla dichiarazione, entro il termine lungo, cioè entro i 30 giorni successivi alla scadenza originaria, è sempre ammessa la regolarizzazione spontanea, mediante il ravvedimento. Nella circolare si fa l’esempio del ravvedimento entro 30 giorni e di quello entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione. In verità, è anche possibile fruire del ravvedimento sprint, entro 14 giorni successivi alla scadenza.
In caso di ravvedimento entro i 30 giorni successivi alla scadenza del termine lungo, il contribuente sana gli insufficienti versamenti eseguendo il pagamento:

  • di quanto dovuto a titolo di tributo, compresa la maggiorazione dello 0,40%;
  • degli interessi del 2,5% annuo, maturati dalla scadenza del termine lungo fino al giorno di effettuazione del pagamento;
  • della sanzione del 3% dell’importo versato in ritardo (tributo, più 0,40%).

In caso di ravvedimento entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione, il contribuente sana gli insufficienti versamenti eseguendo il pagamento:

  • di quanto dovuto a titolo di tributo, compresa la maggiorazione dello 0,40%;
  • degli interessi del 2,5% annuo, maturati dalla scadenza del termine lungo fino al giorno di effettuazione del pagamento;
  • della sanzione del 3,75% dell’importo versato in ritardo (tributo, più 0,40%).

L’Agenzia avverte inoltre che in caso di definizione degli accertamenti, mediante acquiescenza, se il contribuente incorre in un errore materiale o di calcolo delle somme dovute, l’acquiescenza può ritenersi validamente perfezionata, purché la differenza tra quanto dovuto e quanto pagato sia di entità lieve, tale da non configurare un atteggiamento incompatibile con la volontà di definizione dell’accertamento. In questi casi, il perfezionamento della definizione sarà subordinato all’integrazione della somma dovuta da parte del contribuente.

Agenzia Entrate – Circolare N. 27/E 2013

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