Lavoro

L’Ordine non può sanzionare la farmacista che tiene aperto il negozio oltre il turno

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L'interesse dei cittadini a trovare aperte le farmacie prevale sulla convenienza corporativa a limitare gli orari, dunque niente sanzioni per chi prolunga l'orario di lavoro
L’interesse dei cittadini a trovare aperte le farmacie prevale sulla convenienza corporativa a limitare gli orari, dunque niente sanzioni per chi prolunga l’orario di lavoro

L’interesse dei cittadini a trovare aperte le farmacie prevale sulla convenienza corporativa a limitare gli orari. Per questo l’Ordine non può sospendere per concorrenza sleale la farmacista che non rispetta l’accordo sottoscritto con i colleghi e alza le serrande anche nei turni e negli orari non previsti.

La Corte di Cassazione, con la sentenza 3080, afferma il diritto del farmacista in quanto imprenditore ad adeguarsi all’assetto concorrenziale del mercato, venendo così anche incontro all’interesse degli utenti ad avere un miglior servizio. In nome del libero mercato la Suprema corte cancella la sanzione disciplinare della sospensione dalla professione per 30 giorni, disposta dall’Ordine dei Farmacisti, contro una “ribelle” professionista che aveva sottoscritto un’intesa con i colleghi, recepita in un formale atto amministrativo, per poi violarla.

Marcia indietro più che legittima per la Cassazione che bolla il “patto” come un “contratto atipico che persegue solamente una finalità di regolamentazione dei flussi di clientela a beneficio esclusivo dei partecipanti all’accordo“. La strada da percorrere è invece quella dell’elasticità degli orari di apertura delle farmacie per rendere il servizio “più congeniale alle esigenze dei consumatori, evitando così che il bacino d’utenza di ciascuna farmacia venga a cristallizzarsi artificiosamente“.

Né i giudici della terza sezione si lasciano commuovere dal rischio paventato nel ricorso di veder scomparire gli esercizi minori, fagocitati da chi ha una maggiore capacità di concorrenza: per la Cassazione si tratta, infatti, del normale sviluppo del mercato finalizzato a premiare le imprese più efficienti. Nessuna sanzione disciplinare dunque per aver fatto una concorrenza che non è sleale ma anzi dovuta, a tutela dell’interesse superiore del cittadino.

Né l’ordine può affermare che la farmacista aveva ingannato i colleghi venendo meno all’impegno preso, perché da un’intesa giuridicamente inefficace non può nascere alcuna aspettativa tutelabile. E siccome la pubblicità è l’anima del commercio la farmacista ha fatto bene anche a informare gli utenti sulle sue aperture straordinarie.

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