Italia

Lo spread degli stipendi: un neolaureato in Germania guadagna 40mila euro, in Italia appena 25mila (lordi)

La Gran Bretagna è il primo Paese di destinazione per chi emigra dal Sud Europa colpito dalla crisi economica. Il 30% di chi parte la sceglie come mèta. Seguono la Germania, con l'11% di preferenze, l'Olanda (8%), il Belgio (7%), la Francia (6%)

L’Osservatorio Mercer 2013 sul costo del lavoro rivela le differenze, spesso abissali, tra gli stipendi italiani e quelli del resto d’Europa. L’indagine ha viste coinvolte 340 aziende italiane o stanziate in Italia con un organico di circa 260 dipendenti e fatturato medio superiore ai 128 milioni di euro.

Stipendi

In Italia un neolaureato guadagna 25mila euro lordi, contro i 40mila dei colleghi di Germania e Inghilterra ed i 35mila euro della Francia. Il dato è ancora più evidente per posizioni dal quadro in su, dove il potere d’acquisto dell’italiano è inferiore anche a quello registrato in Polonia, rivela l’Osservatorio.

In generale mettendo a confronto le retribuzioni italiane con quelle tedesche, francesi e spagnole, gli Italiani sono fanalino di coda in termini di potere d’acquisto per tutti i livelli organizzativi a causa della pressione fiscale e del costo della vita superiore.

Benefit e scatti di carriera

Diversi anche i trattamenti relativi a benefit e scatti di carriera, nel resto d’Europa con il crescere delle competenze si hanno maggiori premi salariali e con il crescere degli anni di produzione sale il fisso netto. In Italia i bonus erogati nel 2013 ai manager sono scesi fino al -20% per i Direttori di alto livello i quali hanno visto alleggerirsi gli incentivi di 20 mila euro.

Fuga di talenti

Queste motivazioni alimentano spesso la fuga dei talenti all’estero. Per arginare il fenomeno, secondo la ricerca, sarebbe necessario intervenire inserendo queste risorse in schemi di formazione internazionale. Più in particolare la direttrice di Mercer Italia, Elena Oriani, spiega che visto che i neolaureati italiani costano poco rispetto a francesi, tedeschi e inglesi, le multinazionali del nostro Paese dovrebbero cogliere questa occasione per reclutare giovani italiani e inserirli in un sistema di rotazione “cross-countries“, accrescendo così la cultura internazionale dell’azienda, prima che il giovane italiano si rivolga autonomamente all’estero per avviare la propria carriera.

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