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L’Istat misura gli acquisti quotidiani

L'Istat misura gli acquisti quotidiani
La componente più fumosa del nuovo redditometro è quella relativa alla presunzione di spese per beni ed elementi di uso corrente determinate con le medie Istat

La componente più fumosa nell’applicazione del nuovo redditometro è quella relativa alla presunzione di spese per beni ed elementi di uso corrente, determinate con le medie Istat. Queste spese, se non riferite a «elementi certi» di spettanza del contribuente (ad esempio, spese per mantenere un’auto) entrano in gioco solo nella fase successiva a quella della selezione, che avviene in base a fatti certi. Le spese statistiche servono a integrare nella fase di accertamento vero e proprio gli elementi certi presenti in anagrafe tributaria. In pratica, poiché si correlano a spese frequenti durante l’anno ma caratterizzate da importi non significativi, per evitare oneri di conservazione di documentazione per i contribuenti si ricorre alla corrispondente spesa media Istat. Ma non è comunque immediato distinguere le spese Istat generiche da quelle induttive riferite a «elementi certi».

Le spese Istat sono state determinate tenendo conto della spesa media per gruppi e categorie di consumi per nucleo familiare di appartenenza. Il contenuto induttivo corrisponde alla spesa media risultante dall’indagine annuale sui consumi delle famiglie compresa nel programma statistico nazionale, effettuata su campioni significativi di contribuenti appartenenti a 11 tipologie di nuclei familiari distribuite nelle cinque aree territoriali in cui è suddiviso il territorio nazionale. In pratica, quindi, 55 ipotetici cluster di appartenenza.

La tabella A allegata al decreto attuativo del redditometro del 24 dicembre 2012 individua, tra le 55 voci previste, 24 spese che rilevano, alternativamente, o in base ai dati effettivi risultanti dall’anagrafe tributaria o in base ai dati Istat. Nel nuovo accertamento sintetico, infatti, va considerato l’ammontare più elevato tra quello disponibile all’anagrafe tributaria – in quanto tale tracciato su base documentale – e quello determinato con le medie Istat. Poiché si correlano al nucleo familiare di appartenenza, le spese Istat vanno attribuite ai singoli componenti applicando al dato statistico la percentuale corrispondente al rapporto fra il reddito dichiarato dal soggetto e quello complessivo dell’intero nucleo familiare. Con una famiglia monoreddito non si pone alcun problema di ripartizione.

Trattandosi di elementi estremamente generici, il contribuente potrà utilizzare in contraddittorio con l’Agenzia argomentazioni meramente logiche per sostenere una diversa rappresentazione della situazione rispetto a quella che emerge dall’applicazione delle medie Istat. Lo ha chiarito l’Agenzia in circolare, ma questa affermazione va attentamente considerata. Ad esempio, è ragionevole sostenere che un’attempata coppia di coniugi possa non essere avvezza a spendere in argenteria, bigiotteria, borse e valigie; ma diventa più complicato convincere il fisco che in una famiglia ordinaria non si spende o si spende meno rispetto alla media Istat in viaggi e vacanze o anche più semplicemente in alimentari o abbigliamento.

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