Diritto

L’irregolare registrazione delle fatture non incide sul diritto di detrazione IVA

L’irregolare registrazione delle fatture non incide sul diritto di detrazione IVA
La violazione dell’obbligo di registrazione progressiva delle fatture passive nel registro Iva acquisti non incide sulla spettanza del diritto di detrazione dell’Iva a monte laddove l’Agenzia delle Entrate possa appurare la sussistenza di tale diritto, in base ad altri documenti di cui è venuta in possesso durante la verifica

La violazione dell’obbligo di registrazione progressiva delle fatture passive nel registro Iva acquisti non incide sulla spettanza del diritto di detrazione dell’Iva a monte laddove l’Agenzia delle Entrate possa appurare la sussistenza di tale diritto, in base ad altri documenti di cui è venuta in possesso durante la verifica. Tale principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 11168 del 21 maggio 2014.

IL FATTO

Il caso trae origine dalla sentenza con cui la CTR di Bolzano rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, confermando la decisione di primo grado che aveva dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento notificato ad un contribuente con il quale veniva recuperato l’intero importo dell’Iva portata in detrazione dalla società per l’anno d’imposta 1998 ed irrogata la relativa sanzione pecuniaria, in quanto la società contribuente, alla data della verifica fiscale nel mese di luglio 1999, non aveva ancora provveduto a stampare su supporto cartaceo i registri Iva conservati solo su supporto magnetico relativi al precedente esercizio 1998 che si era chiuso alla data del 30.3.1999. .

I Giudici di merito ritenevano applicabile il principio del “favor rei” stabilito in materia di illeciti tributari dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 2, dovendo essere integrata la
fattispecie illecita dalla L. n. 342 del 2000, art. 3, comma 4, – pur se sopravvenuta al periodo d’imposta in contestazione – che aveva prorogato l’obbligo di stampare su cartaceo le registrazioni informatiche fino al termine di presentazione della dichiarazione annuale Iva (e dunque nel caso di specie fino alla data 31.10.1999).

Avverso la sentenza di appello l’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Suprema Corte respinge il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. In tema di regolarità fiscale della contabilità d’impresa, il D.L. n. 357 del 1994, art. 7, comma 4 ter, conv. in L. n. 489 del 1994 – nella versione anteriore alla riforma introdotta dalla L. n. 342 del 2000 – prevedeva che “a tutti gli effetti di legge la tenuta di qualsiasi registro contabile con sistemi meccanografici è considerata regolare in difetto di trascrizione su supporti cartacei, nei termini di legge, dei dati relativa all’esercizio corrente, quando anche in sede di controlli ed ispezioni gli stessi risultino aggiornati sugli appositi supporti magnetici e vengano stampati contestualmente alla richiesta avanzata dagli organi competenti ed in loro presenza”.

Pertanto come più volte affermato dalla Corte, la regola è la tenuta dei registri contabili su supporti cartacei, mentre la facoltà di registrazione mediante sistemi meccanografici od informatici costituisce una mera modalità temporanea della esecuzione delle registrazioni e si risolve in una prassi agevolativa per le imprese che risponde ad esigenze, non di semplificazione fiscale, ma di speditezza e di organizzazione, riducendo nel corso dello svolgimento dell’attività economica i tempi “amministrativi” connessi alla annotazione di ciascuna fattura e realizzando in tal modo una migliore allocazione organizzativa delle risorse umane.
La norma in questione, infatti, anche in presenza del regolare assolvimento della imposta relativa alle fatture non trascritte e della esattezza dei dati conservati nell’archivio informatico ed utilizzati ai fini della detrazione Iva D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 19, non consente – diversamente da quanto sembra ipotizzare la Commissione tributaria – la ammissibilità di un doppio sistema di registrazione, che deve invece ritenersi escluso proprio in considerazione della limitata portata precettiva del D.L. n. 357 del 1994, art. 7, comma 4-ter, conv. in L. n. 489 del 1994, ed anche delle successive leggi di modifica – L. 21 novembre 2000, n. 342, art. 3, comma 4, e L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1 – che non trovano, peraltro, applicazione “ratione temporis” alla fattispecie concreta non disponendo con efficacia retroattiva: tali norme, infatti, non prevedono la istituzione di un registro “informatico” alternativo a quello cartaceo, ma si limitano a consentire un differimento temporale nella registrazione cartacea, rispettivamente, dei dati “relativi all’esercizio corrente” (che devono pertanto essere trascritti nel registro D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 25, entro la chiusura annuale dell’esercizio di competenza), dei dati “relativi all’esercizio per il quale non siano scaduti i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali” (che devono pertanto essere trascritti nel registro D.P.R. n. 633 del 1972, art. 25, entro il periodo tra il primo febbraio ed il 15 marzo dell’anno successivo a quello d’imposta cui le spese sono imputate – cfr. D.P.R. n. 633 del 1972, art. 28, comma 2, nel testo vigente al tempo), dei dati “relativi all’esercizio per il quale i termini di presentazione delle relative dichiarazioni annuali non siano scaduti da oltre tre mesi”, e sempre che al momento della verifica i registri su supporti magnetici risultino aggiornati e vengano immediatamente stampati su richiesta degli organi competenti.

Ne segue – si legge nella sentenza – che essendo conformata la prova del legittimo esercizio del diritto alla detrazione Iva, dall’ordinamento interno, alla annotazione delle fatture passive nel registro degli acquisti D.P.R. n. 633 del 1972, ex artt. 19 e 25, in caso di mancata trascrizione nel registro D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 25 – entro il termine di chiusura dell’esercizio di competenza, D.L. n. 357 del 1994, ex art. 7, comma 4-ter, ovvero entro il termine ultimo di presentazione della dichiarazione annuale Iva, ai sensi della L. n. 342 del 2000, art. 3, comma 4, ovvero entro il termine di tre mesi successivo alla scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione annuale, ai sensi della L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1 – dei dati relativi alle fatture di acquisto di beni e servizi inerenti, annotati su supporti informatici, la dichiarazione annuale Iva, in cui i corrispondenti importi siano stati portati in detrazione D.P.R. n. 633 del 1972, ex artt. 19 e 27, in quanto non conforme ai dati annotati sul registro D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 25, deve essere considerata infedele, con conseguente disconoscimento dei crediti portati in detrazione e legittimo recupero della corrispondente imposta (cfr. Corte Cass. Sez. 5, sentenza n. 20442 del 06/10/2011).

Il difetto (omessa redazione, nel termine di legge, su supporto cartaceo del registro degli acquisti) dei presupposti conformativi del “diritto alla detrazione” D.P.R. n. 633 del 1972, ex art. 19, non priva, tuttavia, il contribuente del diritto alla restituzione (od al rimborso) della eccedenza d’imposta versata all’Erario, atteso che il meccanismo di rivalsa dell’Iva non può essere disatteso laddove sia possibile al contribuente fornire “aliunde” (e dunque con mezzi diversi dalle scritture contabili) la prova della sussistenza dei presupposti di diritto sostanziale che legittimano il soggetto passivo al recupero di quanto versato in eccedenza, tenuto conto che la disciplina Iva consente l’attuazione del “principio della neutralità d’imposta” attraverso distinte situazioni giuridiche di diritto soggettivo (il diritto alla detrazione ed il diritto al rimborso) facenti capo al medesimo contribuente, che trovano entrambe titolo nel versamento di imposta in eccedenza, ma le cui vicende attinenti alle modalità di esercizio rimangono del tutto autonome ed indipendenti.

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