Lavoro

L’introduzione del ticket sui licenziamenti ridurrà dal 2017 i costi del datore

L'introduzione del ticket sui licenziamenti ridurrà dal 2017 i costi del datore
Il definitivo passaggio all’ASpI, in sostituzione del trattamento di mobilità, potrà avere un effetto positivo in termini di costo per i datori di lavoro che avviano le procedure di mobilità, poiché l’importo massimo del ticket sarà comunque inferiore alla contribuzione oggi in vigore

Le novità sulle procedure di licenziamento collettivo riguardano anche alcuni aspetti della contribuzione: infatti, come ribadito dall’Inps con la circolare 44 del 22 marzo 2013, anche per queste fattispecie di recesso, a partire dal 1° gennaio 2017, scatterà l’obbligo di versare il cosiddetto «ticket» per le interruzioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari al 41% del massimale mensile del trattamento ASpI, per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Questo contributo può arrivare alla misura massima di 1.451,40 euro.

Già la circolare 140/2012 aveva chiarito che, fino al 31 dicembre 2016, sono esclusi dal versamento del ticket sul recesso i datori di lavoro che devono versare il contributo oggi previsto nelle procedure di mobilità (articolo 5, comma 4 della legge 223/91): infatti, nell’ambito dei licenziamenti collettivi e degli stessi al termine dei programmi di Cigs, il datore di lavoro è tenuto a versare in trenta rate mensili un contributo pari, rispettivamente, a nove e sei volte il trattamento mensile iniziale di mobilità spettante al lavoratore.
Questa somma è ridotta a tre mensilità quando la dichiarazione di eccedenza di personale è stata oggetto di accordo sindacale. Con le regole attuali, in pratica, collocare un lavoratore in mobilità, in caso di accordo sindacale, può costare un contributo massimo di 3.256,71 euro.

All’avvio dei licenziamenti collettivi e a titolo di anticipazione del contributo dovuto, bisogna versare all’Inps la cosiddetta «tassa d’ingresso», pari al trattamento massimo mensile di integrazione salariale moltiplicato per il numero dei lavoratori ritenuti eccedenti. Il versamento del contributo previsto fino al 31 dicembre 2016 è escluso in due casi: nell’ambito delle procedure concorsuali è previsto l’esonero totale (articolo 3, comma 3 della legge 223/91, e circolare Inps 93/93). Un esonero parziale è invece previsto per le imprese che procurano offerte di lavoro a tempo indeterminato ai dipendenti destinatari dei licenziamenti (articolo 5, comma 5 della legge 223/91 e circolare Inps 81/95).

Come funzionerà il ticket. L’obbligo di versare il nuovo ticket sui licenziamenti dal 2017 va di pari passo con il regime transitorio sulla durata dell’indennità di mobilità, il cui trattamento è previsto a scalare, con riduzioni progressive della durata, fino all’uscita di scena del sussidio, il 31 dicembre 2016 (circolare Inps 2/2013).
Il definitivo passaggio all’ASpI, in sostituzione del trattamento di mobilità, potrà avere un effetto positivo in termini di costo per i datori di lavoro che avviano le procedure di mobilità, poiché l’importo massimo del ticket sarà comunque inferiore alla contribuzione oggi in vigore: è quanto accadrà, a maggior ragione, in caso di mancato raggiungimento di un accordo sindacale a conclusione della procedura di licenziamento collettivo, dove il ticket sui licenziamenti in vigore dal 2017, pur dovendo essere moltiplicato per tre volte, darà luogo a una somma decisamente inferiore rispetto al contributo dovuto attualmente nelle stesse situazioni. Il rovescio della medaglia è invece nella mancata possibilità di rateizzare il ticket.

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