Italia

L’incubo della povertà assoluta minaccia tutti: operai, impiegati e dirigenti

L'economista Monni: la situazione andrà peggiorando. Mingione: ora tutti sulla stessa barca, magari in posizioni diverse
L’economista Monni: la situazione andrà peggiorando. Mingione: ora tutti sulla stessa barca, magari in posizioni diverse

La povertà è un incubo oramai di tutti. Lo sottolinea l’Istat nel suo rapporto 2012 sulla povertà in Italia. Oltre che tra le famiglie di operai e tra i lavoratori in proprio, quella assoluta aumenta tra gli impiegati e i dirigenti, e tra le famiglie dove i redditi da lavoro si associano a redditi da pensione. Quando si parla di povertà assoluta, tanto per rendere l’idea, si fa riferimento a una situazione di particolare gravità, che vede le persone incontrare non poche difficoltà per procurarsi beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia, per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile. Anche tra le famiglie non povere, rincara l’Istat, esistono gruppi a rischio di povertà. Si tratta delle famiglie con spesa per consumi equivalente superiore, ma molto prossima, alla linea di povertà e corrispondono nel 2012 a circa 700mila persone. Sono persone che, dunque, rischiano di ingrossare le fila della povertà.

L’economista: il fenomeno colpisce. La situazione andrà peggiorando. Un messaggio, quello che esce fuori dal report Istat, disarmante e drammatico. «Colpisce che la piaga della povertà caratterizzi ora tutte le categorie», afferma Salvatore Monni, che insegna Economia dello sviluppo all’università degli studi Roma Tre, ma il problema è che «questa esplosione della povertà assoluta tra tutte le fasce della popolazione – tra gli impiegati e i dirigenti è infatti raddoppiata, passando dall’1,3 al 2,6% – continuerà nei prossimi anni». L’Italia, ricorda infatti il professore, deve affrontare una doppia crisi: quella congiunturale, che è iniziata nel 2008, e quella strutturale, conseguenza dell’incapacità del Paese di prendere decisioni utili in un ottica di medio, lungo termine. «Dobbiamo fare riforme di carattere strutturale – sottolinea Monni – che tuttavia produrranno i primi effetti, nella migliore delle ipotesi, nell’arco di un decennio».

Il sociologo: ora tutti nella stessa barca, magari in posizioni diverse. Il fatto che la povertà minacci tutti dimostra – commenta Enzo Mingione, docente di sociologia generale presso l’università degli studi di Milano Bicocca – che «nonostante l’Italia rimanga un Paese con fortissime diseguaglianze, il confronto di classe che ha animato il dibattito politico e sociologico degli ultimi anni, lo scontro tra proletariato e borghesia, forse oggi non c’è più. Tutti sono sulla stessa barca – spiega Mingione – magari in posizione diverse».

I dirigenti: noi l’avevamo detto. I dirigenti, da parte loro, sottolineano: noi l’avevamo detto. «L’aumento della povertà dall’inizio della crisi nel 2008 – sottolinea Guido Carella, presidente Manageritalia – è un dramma che colpisce purtroppo sempre più famiglie e i dati rilasciati oggi dall’Istat testimoniano, come noi ben sappiamo, che toccano anche impiegati, quadri e dirigenti. Basti pensare che dal 2008 a al 2012 oltre 56mila dirigenti sono stati licenziati nel settore privato in Italia. E una volta licenziati ritrovare un incarico di qualsiasi tipo è oggi difficile per tutti, spesso ancor più per chi ha un’elevata professionalità. Certo le famiglie di impiegati e dirigenti sono percentualmente le meno toccate – continua Carella -. Ma va sfatato il mito che i manager anche se perdono l’incarico non soffrono. Infatti, il dirigente, che comunque è sempre licenziabile, anche a fronte di un’indennità di licenziamento che va da sei a dodici mesi, non cade quasi mai in una povertà immediata. Ma a volte basta anche meno di un anno senza reddito e una condizione famigliare di un certo tipo (moglie che non lavora, più figli, impegni finanziari sul fronte casa ecc.) per arrivare vicino alla soglia di povertà».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *