Diritto

Licenziamento per appropriazione indebita del rimborso spese del collega

Concorre nel giudizio di valutazione della gravità del comportamento addebitato e della conseguente verifica di proporzionalità della sanzione espulsiva l'intensità dell'elemento intenzionale unitamente al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua durata, all'assenza di precedenti sanzioni ed alla sua particolare natura e tipologia
Concorre nel giudizio di valutazione della gravità del comportamento addebitato e della conseguente verifica di proporzionalità della sanzione espulsiva l’intensità dell’elemento intenzionale unitamente al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua durata, all’assenza di precedenti sanzioni ed alla sua particolare natura e tipologia

La Cassazione, sul caso di un licenziamento per giusta causa intimato per indebita percezione di somme a titolo di rimborso spese di viaggio, afferma che concorre nel giudizio di valutazione della gravità del comportamento addebitato e della conseguente verifica di proporzionalità della sanzione espulsiva l’intensità dell’elemento intenzionale unitamente al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua durata, all’assenza di precedenti sanzioni ed alla sua particolare natura e tipologia.

La questione origina dal licenziamento di un lavoratore intimato a fronte di indebita percezione di somme richieste a titolo di rimborso spese di viaggio sostenute da altro dipendente e a questi rimborsate dalla società per la stessa causale.

Ricorre il lavoratore licenziato per la cassazione della sentenza emessa in Corte di Appello: i Giudici sostanzialmente si devono occupare della ravvisata intenzionalità della condotta posta a base del convincimento sulla sussistenza di una giusta causa del licenziamento, intenzionalità che secondo l’assunto difensivo del ricorrente non sarebbe, invece, evincibile dagli atti, nonché sulla denunziata sproporzione della sanzione applicata.

Rileva il ricorrente che i giudici d’appello avrebbero dovuto tener conto non solo della natura lieve del danno oggetto del provvedimento di risoluzione, ma anche della trentennale condotta irreprensibile osservata dal dipendente fino alla soglia del pensionamento e dell’offerta di riparazione del danno, per cui la decisione impugnata poggerebbe, secondo il ricorrente, solo sulla riconducibilità del fatto all’ipotesi astratta dell’appropriazione di beni aziendali sul luogo di lavoro prevista dalla norma collettiva come causa di licenziamento.

Il ricorso è fondato.

Ritengono i giudici di Cassazione, con la sentenza 30/9/2013, n. 22321, che nella sentenza del grado di appello vi è una evidente contraddizione motivazionale incidente sia sulla valutazione dell’elemento soggettivo della gravità del comportamento addebitato al lavoratore, sia sul giudizio di proporzionalità della sanzione inflitta, posto che a tal fine viene in considerazione ogni condotta che sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto possa risolversi in un pregiudizio per gli scopi aziendali, essendo determinante l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che, per le sue concrete modalità e per il contesto di riferimento, appaia suscettibile di porre in dubbio la futura correttezza dell’adempimento e denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti in maniera tale da conformare il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza.

In definitiva, la Corte territoriale non ha dimostrato, essendo incorsa in una contraddizione logica, di aver tenuto adeguatamente conto dell’intensità dell’elemento intenzionale, aspetto, questo, che unitamente al grado di affidamento richiesto dalle mansioni svolte dal dipendente, alle precedenti modalità di attuazione del rapporto, alla sua durata, all’assenza di precedenti sanzioni ed alla sua particolare natura e tipologia, concorre nel giudizio di valutazione della gravità del comportamento addebitato e della conseguente verifica di proporzionalità della sanzione espulsiva.

Pertanto, il ricorso va accolto, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e con rinvio del procedimento alla Corte d’appello di Roma che, in diversa composizione, riesaminerà il merito della vicenda e provvedere anche in ordine alle spese del giudizio.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 22321/2013

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