Diritto

Licenziamento disciplinare: contestazione specifica nella lettera di addebito

Licenziamento disciplinare: contestazione specifica nella lettera di addebito
La previa contestazione dell’addebito, realizzando lo scopo di consentire al lavoratore l’immediata difesa, deve rivestire il carattere della specificità, che risulta integrato qualora siano fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari

La previa contestazione dell’addebito, necessaria in funzione dei licenziamenti qualificabili come disciplinari, realizzando lo scopo di consentire al lavoratore l’immediata difesa, deve rivestire il carattere della specificità, che risulta integrato qualora siano fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di diligenza, obbedienza e fedeltà. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9615 del 12 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte di Appello di Napoli, confermando la decisione del Tribunale, ha accolto la domanda di un lavoratore diretta ad impugnare il licenziamento intimatogli dalla società presso cui lavorava per essersi impossessato illegittimamente, negli anni 1994-1995, di assegni quando svolgeva le mansioni d’impiegato amministrativo presso i centri di liquidazione danni di Napoli.

A fondamento del decisum la Corte del merito ha posto il rilievo fondante secondo il quale la contestazione, che faceva riferimento all’impossessamento, avvenuto negli anni 1994-1995, di un centinaio di assegni, era – in quanto priva della specificazione delle circostanze concrete, dei tempi precisi degli eventi e delle persone che avrebbero permesso e concorso al realizzarsi delle condotte – generica e non permetteva un adeguato esercizio del diritto di difesa. Conseguentemente, secondo la predetta Corte il licenziamento era da ritenersi illegittimo con tutte le conseguenze giuridiche ed economiche di cui all’art. 18 della legge n. 300 del 1970.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la società assicuratrice, in particolare sostenendo, da un lato, che la lettera di contestazione non era affatto generica ed il suo contenuto aveva consentito al lavoratore di difendersi adeguatamente; dall’altro, che la sentenza era irragionevole perché non aveva considerato che la contestazione non poteva essere, per il tipo di condotta, più specifica, nè valutava il contenuto delle giustificazioni del lavoratore.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla società. Costituisce, invero, giurisprudenza consolidata della Suprema Corte il principio secondo il quale la previa contestazione dell’addebito, necessaria in funzione dei licenziamenti qualificabili come disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l’immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità, che risulta integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli artt. 2104 e 2105 del codice civile.

Nel caso in esame, evidenziano i Supremi Giudici, la Corte di Appello si è strettamente attenuta a siffatto principio e con accertamento di fatto, supportato da corretta e logica motivazione, ha ritenuto che la contestazione non conteneva i riferimenti necessari per individuare i fatti contestati nelle loro singole materialità, sì da consentire al lavoratore una adeguata difesa.
Né la circostanza che il lavoratore avesse negato la commissione dei fatti addebitati poteva di per sé indurre, diversamente da quanto prospettato dalla società ricorrente, a diverse conclusioni potendo, in tesi, un addebito specifico, facente riferimento a tutte le circostanze del caso, consentire al lavoratore una difesa più adeguata permettendogli di controdedurre efficacemente sulle singole circostanze relative ai vari episodi contestati ed indurre, in tal modo, il datore di lavoro ad una più ponderata valutazione dell’opportunità di risolvere il rapporto di lavoro.

La previa contestazione dell’addebito, necessaria in funzione dei licenziamenti qualificabili come disciplinari, ha lo scopo di consentire al lavoratore l’immediata difesa e deve conseguentemente rivestire il carattere della specificità, che risulta integrato quando sono fornite le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia ravvisato infrazioni disciplinari o comunque comportamenti in violazione dei doveri di cui agli artt. 2104 e 2105 del codice civile.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 9615/2015

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