Diritto

Licenziamento del dirigente: si all’indennità supplementare se prevista da un accordo sottoscritto dalle parti

Licenziamento del dirigente: si all'indennità supplementare se prevista da un accordo sottoscritto dalle parti
Non può essere esclusa l’applicabilità di un accordo privato sottoscritto tra dirigente e datore di lavoro, relativo a delle indennità supplementari

Non può essere esclusa l’applicabilità di un accordo privato sottoscritto tra dirigente e datore di lavoro, relativo a delle indennità supplementari. Lo afferma la Corte di Cassazione nella sentenza n. 11837, depositata il 27 maggio 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui il Tribunale di Bologna accoglieva l’ingiunzione di pagamento di un dirigente nei confronti della società datrice di lavoro, per importi dovuti a titolo di indennità sostitutiva del preavviso e di trattamento di fine rapporto, nonchè per la somma di euro 295.296,96 a titolo di indennità supplementare nella misura pari a 24 mensilità, così come previsto in un accordo sottoscritto dalle parti.

L’opposizione al decreto ingiuntivo, proposta dalla società e formulata sull’assunto che il recesso fosse assistito da giusta causa per cui l’indennità sostitutiva del preavviso e l’indennità supplementare non erano dovute, veniva integralmente respinta dal Tribunale.

In sede di gravame, la Corte di Appello di Bologna accoglieva parzialmente il ricorso presentato dalla società, revocando il decreto ingiuntivo nella sola parte in cui condannava la società al pagamento di euro 295.296,96 a titolo di indennità supplementare.

Nel ricorso per cassazione, il dirigente si lamentava del fatto che la Corte territoriale avesse disconosciuto l’indennità supplementare senza tenere conto dell’accordo inter partes e senza considerare che la giusta causa di recesso non era stata riconosciuta.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal dirigente. L’accordo stipulato tra le parti del rapporto di lavoro prevedeva testualmente “(…) nel caso di recesso per iniziativa della società del rapporto di dirigenza in corso, non sorretta da giusta causa ex art. 2119 c.c., che intervenga nel prossimo triennio, lei avrà diritto a percepire, oltre al preavviso o indennità sostitutiva di esso, un importo – per la cessazione del rapporto – pari a 24 mensilità della retribuzione utile per il calcolo del preavviso”.

La Corte di Appello di Bologna, pur riconoscendo che il recesso operato dalla società non era sorretto da giusta causa, tanto da confermare il diritto del dirigente all’indennità sostitutiva del preavviso, ha poi contraddittoriamente negato il diritto dello stesso all’indennità supplementare di cui al citato accordo individuale, con una motivazione assolutamente insufficiente, che si riferisce ad una non meglio precisata “difettività allegativa e probatoria”.

Invero il giudice di merito ha già accertato che nella fattispecie concreta la cessazione del rapporto di lavoro fu dovuta ad iniziativa della società non sorretta da giusta causa ed il testo dell’accordo individuale non lascia adito a dubbi in merito alla regola ermeneutica in claris non fit interpretatio.

In definitiva, la Suprema Corte riconosce al dirigente il diritto di percepire l’indennità supplementare e condanna la società al pagamento delle spese di giudizio di legittimità.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 11837/2014

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