Diritto

Licenziamento collettivo: riduzione di personale e “postmobilità”

Licenziamento collettivo: riduzione di personale e “postmobilità”
I licenziamenti per riduzione di personale sono inefficaci, qualora siano intimati in violazione delle procedure previste dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, sicché la sanzione dell’inefficacia consegue anche nel caso di intimazione del licenziamento in un momento anteriore all’esaurimento della procedura, che interrompe la verificabilità del nesso diretto tra singolo recesso e scelta complessiva compiuta dall’imprenditore

Nell’ipotesi di licenziamento collettivo per riduzione di personale, diverso dal licenziamento collettivo preceduto dalla mobilità, la procedura di consultazione delle organizzazioni sindacali deve considerarsi esaurita, ai fini dell’accertamento di inefficacia o meno dei licenziamenti intimati, con riferimento esclusivo alle attività ed ai termini previsti dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, e non anche alla fase amministrativa presso le Regioni, limitata alle procedure con intervento di integrazione salariale straordinaria, nonché per la dichiarazione di mobilità del personale, in assenza del trattamento di integrazione salariale nel licenziamento collettivo per riduzione di personale. Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 2271 del 6 febbraio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra due dipendenti nei confronti del datore di lavoro. La Corte d’Appello, in riforma delle sentenze di primo grado (che, in accoglimento dei loro distinti ricorsi, avevano accertato l’inefficacia, per inottemperanza della società datrice all’obbligo di comunicazione alle organizzazioni sindacali nella comunicazione del 30 ottobre 2004 in riferimento all’intendimento non rappresentato di cessione di un ramo d’azienda a Consorzio F.A. coop. a r.l., dei licenziamenti intimati da N. S. E. s.r.l. ai due dipendenti, ordinandone la reintegrazione nel posto di lavoro, e condannando solidalmente le società datrice e cessionaria al pagamento della retribuzione globale di fatto loro spettante dal licenziamento alla reintegrazione, oltre accessori, obblighi di regolarizzazione contributiva e spese di giudizio), rigettava le domande proposte dai dipendenti medesimi, condannandoli alla restituzione delle somme rispettivamente ricevute in esecuzione delle sentenze riformate ed alla rifusione delle spese di entrambi i gradi in favore delle società predette.

Preliminarmente chiarito l’ambito degli obblighi datoriali di comunicazione (e dei relativi tempi) nella procedura di licenziamento collettivo, e comunque ritenuta la legittimazione dei due dipendenti licenziati, benché edotti dell’esistenza del contratto preliminare di cessione di ramo d’azienda suindicato, alla deduzione dell’incidenza dell’incompleta informazione delle organizzazioni sindacali sull’efficacia del recesso di N.S.E. s.r.l., la Corte d’Appello escludeva l’inefficacia dei licenziamenti intimati, per difetto di prova, a carico dei dipendenti, di alcuna specifica alterazione nella percezione e valutazione dei destinatari della comunicazione, dipendente dall’omessa informazione sulle trattative per la cessione del ramo d’azienda, né sotto il profilo dell’individuazione delle cause di indispensabile ricorso ai licenziamenti, né della concreta possibilità di soluzioni alternative; neppure decisiva la circostanza, nell’ottica dell’individuazione dei settori con personale in esubero, della maggiore concentrazione di licenziamenti nel ramo d’azienda in questione, in assenza di positivi elementi alternativi al licenziamento collettivo, nella documentata opportunità (risultante dai dati di bilancio) di una riduzione di personale, per le ragioni comunicate ai sindacati; avendo infine la società datrice chiarito le ragioni (sopravvenuta richiesta di collocazione in mobilità di parte dei dipendenti) del ritardo nella comunicazione al competente organo della Regione (il 14 febbraio 2005) rispetto all’invio della lettera di licenziamento (il 13 dicembre 2004), in assenza di allegazione della sua incidenza sull’interesse dei lavoratori di essa destinatari.

Contro la sentenza proponevano ricorso per cassazione i due dipendenti, in particolare contestando – per quanto di interesse in questa sede – l’esclusione dell’inefficacia dei licenziamenti intimati dalla società datrice, senza l’osservanza della corretta scansione procedimentale, in quanto non esaurita per esperimento tardivo della fase amministrativa di consultazione, in mancanza di accordo in sede sindacale, davanti al competente organo della Regione.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei due dipendenti. Sul punto, anzitutto gli Ermellini osservano, contrariamente a quanto ritenuto dai due dipendenti (secondo i quali l’intervento del competente organo regionale sarebbe previsto, in funzione di completamento della procedura in questione, “nell’ambito di ogni procedura di licenziamento collettivo, a prescindere dall’intervento o meno dell’integrazione straordinaria salariale”), che un tale intervento rileva ai fini della previsione della fase di procedura amministrativa di consultazione. Non può essere, infatti, ignorata la differenza tra licenziamento collettivo per riduzione di personale e licenziamento collettivo preceduto dalla mobilità (c.d. licenziamento collettivo “postmobilità”), ossia da impresa ammessa a trattamento di integrazione salariale.

Ed è proprio in riferimento a queste procedure, non praticate nel caso di specie, che è prevista la partecipazione regionale. Sicchè, nel caso di specie la procedura di consultazione doveva considerarsi esaurita all’atto dell’intimazione dei due licenziamenti in data 13 dicembre 2004, per la decorrenza dei termini previsti dalla legge n. 223/1991 e, pertanto, nel rispetto del termine posto dall’art. 4 di detta legge, cui in via esclusiva deve essere fatto riferimento, in funzione dell’accertamento di inefficacia dei licenziamenti intimati per riduzione di personale, in relazione all’esaurimento della procedura.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza.
Ed invero, secondo l’interpretazione offerta dalla Cassazione, i licenziamenti per riduzione di personale sono inefficaci, qualora siano intimati in violazione delle procedure previste dall’art. 4 della legge n. 223 del 1991, sicché la sanzione dell’inefficacia consegue anche nel caso di intimazione del licenziamento in un momento anteriore all’esaurimento della procedura, che interrompe la verificabilità del nesso diretto tra singolo recesso e scelta complessiva compiuta dall’imprenditore.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 2271/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *