Lavoro

Licenziamenti: tutele crescenti se si supera la soglia dimensionale

Licenziamenti: tutele crescenti se si supera la soglia dimensionale
Il decreto legislativo sul contratto a tutele crescenti prevede l’applicazione di nuove disposizioni in materia di licenziamenti individuali e collettivi ai neoassunti

Per regola generale, il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti si applica alle sole assunzioni effettuate a far data dall’entrata in vigore del decreto legislativo che attua la delega conferita al Governo dalla legge n. 183/2014.
Le nuove disposizioni in materia di licenziamenti individuali e collettivi non vanno, pertanto, ad incidere sul regime delle tutele di cui fruiscono i lavoratori già in forza a tale data. Costituiscono eccezione a tale regola alcune fattispecie particolari:

  • il nuovo regime si applica in caso di trasformazione a tempo indeterminato del contratto a termine, anche se stipulato antecedentemente l’entrata in vigore della nuova disciplina;
  • in caso di conferma a tempo indeterminato del contratto di apprendistato già in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo in esame, al lavoratore si applicano le nuove regole;
  • se, a seguito dell’assunzione di nuovi lavoratori con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, il datore di lavoro che non sarebbe stato soggetto al regime della tutela reale vi ricade, tutti i lavoratori compresi quelli già in forza prima dell’entrata in vigore del decreto, sono assoggettati alle nuove regole introdotte da quest’ultimo.

Quest’ultima ipotesi è particolarmente interessante e va a favore dei datori di lavoro che avrebbero potuto cercare soluzioni diverse da quelle dell’assunzione al solo fine di evitare di superare il limite numerico dei quindici dipendenti nell’unità produttiva.
Pertanto, nel definire il campo di applicazione della nuova disciplina, il comma 3 dell’articolo 1 del decreto recante disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, dispone che, qualora il datore di lavoro, in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente all’entrata in vigore del decreto stesso, integri il requisito occupazionale di cui all’articolo 18, ottavo e nono comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento dei lavoratori, anche se assunti precedentemente a tale data, è disciplinato dalle disposizioni del citato decreto.

Il richiamato articolo 18 al comma 8 dispone l’applicabilità delle norme sui licenziamenti individuali e sulla tutela reale assicurata ai lavoratori impiegati presso datori di lavoro, imprenditori o non imprenditori, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupano più di quindici lavoratori o più di cinque se si tratta di imprenditore agricolo, nonché al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, che nell’ambito dello stesso comune occupa più di quindici dipendenti e all’impresa agricola che nel medesimo ambito territoriale occupa più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa più di sessanta dipendenti.

I datori di lavoro che non raggiungono i limiti dimensionali di cui sopra sono, invece, soggetti alla disciplina della legge n. 604/1966 che prevede un indennizzo economico (da 2,5 a 6 mensilità) a favore dei dipendenti licenziati illegittimamente.

I datori di lavoro che, prima delle nuove assunzioni erano esclusi dall’ambito della tutela reale che a seguito dell’assunzione di nuovi dipendenti (o della trasformazione di contratti a termine o della conferma degli apprendisti) secondo la nuova disciplina vi sono, invece, ricondotti, applicheranno le nuove regole in materia di licenziamenti sia individuali che collettivi a tutti i dipendenti, anche se già in forza alla data di entrata in vigore del decreto in commento.

Peraltro, l’articolo 9 del decreto legislativo delegato introduce una disciplina specifica per i datori di lavoro che non raggiungono i limiti dimensionali previsti dall’articolo 18 della legge n. 300, dimezzando l’ammontare delle indennità e dell’importo previsti dall’art. 3, comma 1, dall’art. 4, comma 1 e dall’art. 6, comma 1, dello stesso decreto in caso di licenziamenti operati senza giustificato motivo e giusta causa, con vizi formali o procedurali o in caso di offerta conciliativa.

Secondo la previsione normativa in commento, nel caso in cui “il datore di lavoro, in conseguenza di assunzioni a tempo indeterminato avvenute successivamente all’entrata in vigore del presente decreto, integri il requisito occupazionale di cui all’articolo 18, ottavo e nono comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, il licenziamento dei lavoratori, anche se assunti precedentemente a tale data, è disciplinato dalle disposizioni del presente decreto”.

Resta ovviamente ferma la reintegra del lavoratore nei cui confronti il giudice abbia dichiarato la nullità del licenziamento in quanto discriminatorio o riconducibile ad uno dei casi di nullità previsti dalla legge.

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