Diritto

Licenza di pubblica sicurezza: no al diniego ”d’autorità ” perchè parenti di un malavitoso

Nel rilascio della licenza di pubblica sicurezza l'amministrazione dovrà valutare attentamente le condotte soggettive dell'interessato non essendo ammissibile che da episodi estranei al soggetto finiscano per discendere conseguenze per lui negative
Nel rilascio della licenza di pubblica sicurezza l’amministrazione dovrà valutare attentamente le condotte soggettive dell’interessato non essendo ammissibile che da episodi estranei al soggetto finiscano per discendere conseguenze per lui negative

La sottoposizione a procedimenti penali, conclusa con provvedimenti di archiviazione, non è circostanza che da sola possa giustificare il divieto di autorizzazione di polizia per sopravvenuta inaffidabilità del titolare della stessa per perdita del requisito della buona condotta, che può essere conseguente solo ad una valutazione complessiva della personalità del soggetto destinatario del diniego di rinnovo dell’autorizzazione di polizia.

Nella materia delle licenze di pubblica sicurezza, perché siano rispettati i principi costituzionali di eguaglianza e le libertà fondamentali riconosciute dalla Costituzione, i requisiti attitudinali o di affidabilità dei richiedenti di tali licenze devono pur sempre essere desunti da condotte del soggetto interessato, anche diverse da quelle aventi rilievo penale e accertate in sede penale, ma devono essere significative in rapporto al tipo di funzione o di attività da svolgere, non essendo ammissibile che da episodi estranei al soggetto finiscano per discendere conseguenze per lui negative, diverse ed ulteriori rispetto a quelle previste dalla legge e non suscettibili, secondo una valutazione ragionevole, di rilevare un’effettiva mancanza di requisiti o di qualità richieste per l’esercizio delle funzioni o delle attività di cui si tratta, traducendosi così in una sorta di indebita sanzione extralegale (T.A.R. Veneto, III, 14.4.2006, n.1017);

Ad esempio, la sottoposizione a procedimenti penali, conclusa con provvedimenti di archiviazione, non è circostanza che da sola possa giustificare il divieto di autorizzazione di polizia per sopravvenuta inaffidabilità del titolare della stessa per perdita del requisito della buona condotta, che può essere conseguente solo ad una valutazione complessiva della personalità del soggetto destinatario del diniego di rinnovo dell’autorizzazione di polizia (T.A.R. Puglia, Bari, I, 25.11.2004, n.5478).

L’Amministrazione, nel condurre l’istruttoria ai fini del rilascio della licenza, non può dunque limitarsi ad evidenziare, ad esempio, solo la sussistenza di ostativi vincoli di parentela con persone pregiudicate senza, in concreto, valutarne l’incidenza in ordine al giudizio di affidabilità e/o probabilità di abuso nell’uso della licenza, ciò perché la valutazione della possibilità di abuso, pur fondandosi legittimamente su considerazioni probabilistiche, non può prescindere da una congrua ed adeguata istruttoria, della quale dar conto in motivazione, onde evidenziare le circostanze di fatto che farebbero ritenere il soggetto richiedente pericoloso o comunque capace di abusi (Cons. Stato, VI, 22.10.2009, n.6477; T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 18.4.2005, n.540).

Con particolare riguardo alla fattispecie in esame, seri pregiudizi sussistono in ragione della circostanza che in un periodo protratto dal 2004 al 2008 il ricorrente è stato successivamente denunciato per trasporto illecito di rifiuti pericolosi, citato a giudizio per truffa aggravata e tratto in arresto per associazione di stampo camorristico ed estorsione, per tacere della frequentazione con persone pregiudicate e degli svariati pregiudizi a carico del padre come da ultimo sottoposto a sorveglianza speciale ai sensi della normativa antimafia, a nulla rilevando che per qualche vicenda sia intervenuta causa di preclusione per prescrizione e per altra parziale assoluzione con rinvio a giudizio per separata imputazione, ragion per cui si deve propendere per un sicuro rilievo negativo della propria personalità in termini di inclinazione alla illegalità; possono dunque, come in analoghe fattispecie (da ultimo, 12.10.2011, n.4672; 30.6.2011, nn. 3497 e 3491; 1.6.2011, n.2947), ritenersi esaurienti i necessari accertamenti come espletati dall’Autorità amministrativa nei confronti di chi richiede la licenza circa la mancanza da parte del medesimo del requisito della buona condotta, ricorrendo gli estremi di una valutazione complessiva della personalità del soggetto in termini di affidabilità e/o probabilità di abuso nell’uso della licenza con formazione di un giudizio di pericolosità nei riguardi del ricorrente.

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