Fisco

Libertà di spendere ciò che si guadagna: un diritto negato dal Fisco

Libertà di spendere ciò che si guadagna: un diritto negato dal Fisco
Chi ha prodotto e dichiarato un reddito di impresa o di lavoro autonomo deve documentare all’amministrazione finanziaria che cosa ha fatto di tutte le somme prelevate dai conti bancari, con una presunzione che quanto prelevato si può trasformare in un incasso

Il cittadino che documenta e giustifica le proprie entrate sino all’ultimo centesimo e dimostra di aver adempiuto al proprio debito tributario, dovrebbe avere il fondamentale diritto di spendere i propri soldi rimasti dopo il prelievo fiscale, senza rendere conto a nessuno delle proprie scelte.
La disposizione che la Ctr di Roma ha rinviato alla Corte Costituzionale è una norma relativa all’accertamento dei redditi, in base alla quale questa libertà di spesa è concessa solo ai dipendenti o a chi vive di rendita, mentre chi ha prodotto e dichiarato un reddito di impresa o di lavoro autonomo deve documentare all’amministrazione finanziaria che cosa ha fatto di tutte le somme prelevate dai conti bancari, con una presunzione – matematicamente illogica – che quanto prelevato si può trasformare in un incasso.

Questa disposizione nasce nel 1973, ed era limitata agli imprenditori che si fossero comportati in questo modo: versamento in banca dei ricavi contabilizzati, prelievo del denaro per fare acquisti in nero, cui conseguono corrispondenti ricavi in nero, dimostrati dal prelievo.
La previsione normativa viene poi estesa ai professionisti, ufficialmente per evitare discriminazioni rispetto agli imprenditori (come se questo eliminasse il diverso trattamento di chi non rientra in queste categorie), ipotizzando con ciò un ancor più strano professionista che versa gli incassi regolari, li preleva per acquistare un parere in nero, che poi rivende nello stesso modo.
Non si può certo dire che siano comportamenti razionali e meritevoli di incardinare una presunzione: il ciclo del “nero” è autoalimentato e non esce certo dal “bianco”.

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