Diritto

L’evasione Irap non è un reato penale

L’evasione Irap non è un reato penale
L’evasione dell’Irap non è penalmente rilevante con la conseguenza che per il superamento della soglia di punibilità del reato di dichiarazione infedele occorre escludere la rettifica relativa al tributo regionale

L’evasione dell’Irap non è penalmente rilevante con la conseguenza che per il superamento della soglia di punibilità del reato di dichiarazione infedele occorre escludere la rettifica relativa al tributo regionale. A precisarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 4906 depositata il 2 febbraio 2015.

IL FATTO
Un imprenditore era indagato, tra l’altro, di omessa presentazione della dichiarazione (art. 5 del D.Lgs. n. 74/2000). A un primo sequestro preventivo per equivalente su alcuni beni appartenenti all’indagato, la Corte di Cassazione, cui si era rivolta l’indagato, annullava l’ordinanza riqualificando il reato in dichiarazione infedele.

Il Tribunale del riesame riconfermava il sequestro.

L’imprenditore ricorreva una seconda volta in Cassazione, eccependo, tra l’altro, l’errata quantificazione dell’imposta evasa in quanto i giudici avevano anche sommato l’Irap rettificata, nonostante tale tributo fosse escluso dal campo di applicazione del D.Lgs. n. 74/2000. La difesa inoltre evidenziava che a seguito dell’accertamento si era svolto il procedimento di adesione conclusosi con la determinazione di un’imposta evasa sotto soglia rispetto a quella inizialmente quantificata dall’Agenzia. Ne conseguiva anche l’assenza dell’elemento oggettivo del reato di dichiarazione infedele.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, in merito all’Irap, condividendo la tesi difensiva, ha evidenziato che effettivamente, nel calcolo dell’imposta evasa e quindi per la determinazione del profitto confiscabile, è stata erroneamente considerata tale imposta.

Il D.Lgs. n. 74/2000, sui reati tributari, infatti, non conferisce rilevanza penale all’imposta regionale sulle attività produttive. Le stesse singole fattispecie delittuose (tra le quali quella prevista dall’art. 4 contestato) si riferiscono esclusivamente alle dichiarazioni dei redditi ed annuali Iva.

La pronuncia sotto questo profilo appare molto interessante perché di sovente gli uffici, in presenza di reati tributari, intendono beneficiare del raddoppio dei termini di decadenza per l’accertamento non solo per le imposte sui redditi e l’Iva ma anche per l’Irap. In queste ipotesi di norma l’Agenzia motiva il raddoppio perché ritiene estensibile anche all’Irap le regole sull’accertamento delle imposte sui redditi.

Tuttavia, il fatto che non sia configurabile alcun reato tributario per questo tributo, dovrebbe ora far escludere tale raddoppio dei termini.

Per quanto concerne, invece, l’abbattimento dell’imposta evasa conseguente all’adesione, e quindi l’eventuale mancanza dell’elemento oggettivo, la Cassazione ha fornito una interpretazione abbastanza rigorosa: ai fini della prova del reato di dichiarazione infedele, il giudice non è vincolato, nella determinazione dell’imposta, alle risultanze dell’adesione, indicando concretamente gli elementi di fatto che rendano maggiormente attendibile l’iniziale quantificazione dell’imposta dovuta.

Va detto che di recente la Suprema Corte ha ritenuto che il giudice, per il calcolo dell’imposta evasa, qualora non intenda tener conto dell’esito di un’adesione che riduce la pretesa dell’Amministrazione deve motivare i concreti elementi di fatto che rendono maggiormente attendibile l’iniziale quantificazione operata dai verificatori (sentenza n. 19138/2014) e ancora (sentenza n. 7615/2014) che il giudice non può prescindere dalla pretesa dell’Amministrazione: per discostarsi dal dato quantitativo indicato dal fisco, risultante anche da un’eventuale adesione, devono emergere concreti elementi che rendano maggiormente attendibile una differente quantificazione. E infine (sentenza n. 5640/2012) se a seguito dell’adesione, l’imposta evasa scende al di sotto della soglia penale, viene meno il reato.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 4906/2015

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