Diritto

Legittimo il licenziamento dipendente “esternalizzato” se ha rifiutato il distacco

Legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo se il dipendente ha rifiutato il distacco presso l’azienda dove è stato esternalizzato il servizio a cui era adibito
Legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo se il dipendente ha rifiutato il distacco presso l’azienda dove è stato esternalizzato il servizio a cui era adibito

Legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo se il dipendente ha rifiutato il distacco presso l’azienda dove è stato esternalizzato il servizio a cui era adibito.

Lo ha affermato la sezione Lavoro della Corte di Cassazione con la sentenza 11 giugno-28 ottobre 2013 n. 24259.

IL FATTO

Il ricorrente aveva impugnato il licenziamento intimatogli da un istituto di credito per giustificato motivo oggettivo – costituito dalla mancanza in azienda di posizioni lavorative coerenti con il suo inquadramento – collegato ad una riorganizzazione dei servizi informatici che aveva interessato tutte le filiali. Il processo aveva portato alla creazione, in tale contesto, di una società presso la quale il lavoratore era stato distaccato fino al momento del licenziamento.
Il tribunale di Brescia ha accolto la domanda con sentenza che, sull’appello della Banca, è stata riformata dalla Corte d’Appello di Brescia, che ha respinto la domanda del lavoratore, ritenendo provate l’esistenza della riorganizzazione aziendale, la mancanza, all’interno della nuova organizzazione, di una posizione lavorativa confacente al livello professionale del lavoratore e la volontà della Banca di adempiere all’obbligo del repechage (desumibile, quest’ultima, dalla offerta di prolungare il distacco presso la società alla quale erano stati affidati i principali servizi inerenti al sistema informatico o in alternativa di essere impiegato presso la filiale in mansioni corrispondenti alla sua qualifica).

LA DECISIONE

La Cassazione ha ritenuto infondato il secondo motivo proposto dal lavoratore, in relazione alla violazione degli articoli 3 e 5 della Legge n. 604/1966. Nella sostanza il lavoratore lamentava la mancanza di informazioni sul riordino organizzativo.

Non è vero – secondo i Supremi giudici – che la Corte d’Appello abbia preso in considerazione, come giustificato motivo di licenziamento, circostanze diverse da quelle indicate dalla società a motivazione del suo recesso. Al riguardo, è sufficiente rilevare che il giudice dell’appello ha preso in esame proprio la ricorrenza delle ragioni indicate dal datore di lavoro come giustificatrici del recesso (e cioè, la mancanza di posizioni lavorative coerenti con la posizione e la qualificazione professionale del lavoratore), verificandone la sussistenza in ragione del riassetto organizzativo cui era stata sottoposta l’attività aziendale a seguito del processo di “esternalizzazione” delle principali attività del servizio informatico ed osservando, conclusivamente, che al termine di questa operazione di esternalizzazione del servizi informatici, l’ufficio OSI- e cioè l’ufficio Organizzazione e Sistemi Informatici, al quale era addetto il ricorrente prima del periodo di distacco presso la società lside — si trovava ad occuparsi delle attività informatiche residuali e di quelle meramente gestionali – operative dei servizi forniti da Iside tramite i tre addetti, (…) cui erano affidati servizi ormai marginali, per i quali certamente la professionalità del ricorrente non era utile e, comunque, era in esubero rispetto alle necessità, già ampiamente colmate con i tre lavoratori sopra menzionati, ed ancora che è risultato provato che l’esternalizzazione di tutti i principali servizi informatici rendeva eccessivamente ridondante una figura della preparazione tecnica del ricorrente, già, per il vero, sotto utilizzata fin dal 2003, in quanto le residue attività nel settore, comprese quelle di assistenza all’hosne banking, potevano essere espletate da tre dipendenti meno qualificati e che, nei due anni di distacco, avevano dimostrato di svolgere correttamente quel lavoro, rendendo non esigibile un nuovo riassetto per consentire il rientro del Damonti in quella posizione.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 24259/2013

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